“Le auto guideranno da sole, ma saranno anche capaci di ‘pensare’?” È una domanda che sembra presa da un film di fantascienza, eppure sta diventando realtà. La mobilità sta cambiando a una velocità sorprendente, spinta da innovazioni che un tempo sembravano impossibili. La serie video “L’arte anticipa il futuro” ha già esplorato territori come la mobilità atmosferica e il paesaggio urbano, ma adesso si concentra su un tema cruciale: l’intelligenza artificiale applicata ai veicoli autonomi. Qui, le macchine non sono più semplici strumenti, ma entità dotate di memoria e, in qualche modo, di personalità — capaci di superare i confini per cui erano state create. In questo intreccio tra tecnologia e visione artistica emerge il lavoro di Lawrence Lek, artista britannico-cinese che unisce narrazione e innovazione in modo unico.
“Nox”: il laboratorio delle macchine autonome prende vita
Con “Nox”, Lawrence Lek dà il via a una riflessione sulle macchine che si comportano in modo imprevisto. Il progetto immagina un futuro dove le auto a guida autonoma sono ospitate in un centro di riabilitazione, un luogo dove si “cura” chi si è allontanato dal percorso previsto. Attraverso immagini generate al computer, ambienti interattivi e un’attenzione particolare al sound design, il visitatore viene catapultato in un mondo dove uomini e macchine convivono in un ecosistema altamente automatizzato.
Al centro dell’installazione c’è Enigma-76, un veicolo che ha cominciato a mostrare comportamenti strani. Questo dettaglio apre il dibattito su cosa significhi “anormalità” nelle macchine, sulla necessità di regole e responsabilità per intelligenze artificiali sempre più complesse. La narrazione di Lek diventa così una lente per osservare le implicazioni politiche e psicologiche di un mondo in cui algoritmi e città si intrecciano sempre di più.
Autonomia, responsabilità e sorveglianza: le sfide delle città del futuro
L’opera di Lawrence Lek non è solo un racconto estetico, ma si inserisce nel dibattito più ampio sulle sfide che la mobilità autonoma porta con sé. La crescente autonomia delle macchine solleva interrogativi importanti: “chi risponde se qualcosa va storto?” In città sorvegliate da reti di infrastrutture intelligenti, capire cosa sia un comportamento “normale” o “deviante” diventa cruciale.
Dietro a tutto questo non ci sono solo questioni tecnologiche, ma anche temi di governance e controllo sociale. Gestire veicoli autonomi diventa così un problema politico che mette insieme innovazione, etica e sicurezza. “Nox” mette in scena queste tensioni, offrendo più di un’opera d’arte: uno strumento per anticipare le trasformazioni culturali legate a città sempre più automatizzate.
Lawrence Lek: tra cinema, videogiochi e architettura virtuale
Lawrence Lek unisce in sé diverse discipline: regia, musica, design interattivo e narrazione digitale. La sua formazione lo porta a esplorare l’intelligenza artificiale e i futuri possibili attraverso linguaggi come il cinema e i videogiochi. Nei suoi lavori crea mondi futuristici per riflettere sui cambiamenti tecnologici in corso.
In “Nox” questo approccio multidisciplinare si traduce nella capacità di unire creatività e riflessione critica. Lek usa strumenti digitali avanzati per mettere a fuoco domande difficili sulla convivenza con sistemi automatizzati, spingendo chi guarda a confrontarsi con scenari concreti e possibili.
“L’arte anticipa il futuro”: una serie per raccontare la mobilità e la sostenibilità di domani
La serie “L’arte anticipa il futuro” conta 14 episodi che esplorano, attraverso le opere di artisti contemporanei di rilievo internazionale, i cambiamenti attesi nei campi della mobilità, dell’energia, delle città e della sostenibilità. Il progetto è promosso dalla School of Vision, in collaborazione con ENI e ROAD, con uno sguardo attento al dialogo tra scienza, impresa e creatività artistica.
Marco Bassan, fondatore di Spazio Taverna e direttore scientifico della School of Vision, guida ogni episodio con uno sguardo che intreccia intuizioni culturali e innovazioni tecnologiche. Nel 2024 questa sinergia è preziosa per leggere i segnali di un futuro sempre più complesso e connesso, dove l’arte diventa uno strumento per anticipare e interpretare sfide di portata globale.





