Nel 1953, sulla costa ligure, prese vita un progetto unico: la Pineta di Arenzano, un angolo verde che si affaccia sul Mar Ligure e che subito conquistò l’alta borghesia milanese in cerca di un rifugio estivo. Non si trattava solo di case, ma di un laboratorio architettonico dove alcuni tra i più grandi nomi del Novecento italiano — Ignazio Gardella, Marco Zanuso, Anna Castelli Ferrieri, Luigi Caccia Dominioni, Vico Magistretti, Gio Ponti — plasmarono un paesaggio residenziale fuori dal comune. Ville singole, condomini a gradoni, complessi orizzontali: ogni soluzione è un dialogo attento con la natura e con il gusto estetico, un equilibrio raro che ancora oggi sorprende chi passeggia tra quei viali ombreggiati.
Nel cuore del Ponente Ligure, la Pineta di Arenzano si è trasformata in un vero e proprio laboratorio di architettura moderna, grazie a una committenza lungimirante. La Marchesa Negrotto Cambiaso e il Marchese Marcello Cattaneo Adorno decisero di affidare a grandi maestri dell’architettura italiana il progetto di un’area destinata a ospitare residenze per l’élite milanese. Il piano di lottizzazione firmato da Gardella e Zanuso rappresentò una svolta: un disegno preciso che bilanciava intervento umano e natura, imprimendo al territorio un carattere unico. Sono passati decenni, eppure il verde qui domina ancora incontrastato, mentre l’insieme mantiene una coerenza e un’armonia che pochi altri complessi di villeggiatura possono vantare.
L’architetto e critico Emanuele Piccardo, curatore del festival “Abitare la vacanza”, lo definisce “un atlante di architetture”. Qui convivono diverse tipologie abitative, frutto di una vivace sperimentazione negli anni Cinquanta e Sessanta. Nonostante le differenze di stile e approccio tra i vari protagonisti, il risultato è un insieme coerente, capace di dialogare con l’ambiente naturale e culturale. Dalle ville immerse nel verde ai condomini a gradoni, ogni soluzione è un esempio di rispetto per il paesaggio e innovazione tipologica.
Dal 3 al 5 luglio la Pineta di Arenzano apre le sue porte al pubblico per il festival “Abitare la vacanza”. Tre giorni di incontri, proiezioni, letture e visite guidate nelle architetture più significative del comprensorio. L’evento fa parte di un progetto triennale che punta a raccogliere in un archivio storico unitario fotografie e documenti provenienti da collezioni pubbliche e private. L’obiettivo è offrire a studiosi e appassionati un quadro completo di questa esperienza architettonica unica.
La ricerca vuole superare la frammentazione delle fonti e dare il giusto rilievo a un patrimonio spesso dimenticato dalla storiografia ufficiale. Il festival, nato nel 2023, ha già toccato diverse località costiere italiane, spostando poi l’attenzione sulle architetture collettive liguri tra Sanremo e Varazze. Ora, con Arenzano, si vuole mettere in luce il carattere elitario e inaccessibile che ha contraddistinto questo luogo per decenni, sottolineando il suo valore non solo per i proprietari privati, ma per tutta la comunità culturale.
Durante il festival si potranno visitare alcune delle dimore e dei complessi simbolo della Pineta di Arenzano, per osservare da vicino capolavori firmati da Gardella, Zanuso, Magistretti, Ponti e altri. Spiccano strutture come l’Hotel Punta San Martino, il Condominio La Rotonda, la Casa Arosio e Villa Ercole. Molti di questi edifici sono stati conservati con grande cura, mantenendo intatto lo spirito del progetto originale ed evitando interventi invasivi che avrebbero potuto snaturarli.
Un risultato tutt’altro che scontato nel panorama italiano, dove le architetture del Novecento spesso sono state vittime di ristrutturazioni poco attente. Per questo, nell’ambito del festival è stato istituito un premio con tre categorie: restauro, cura da parte dei proprietari e ricerca accademica. L’intento è riconoscere e valorizzare le migliori pratiche di conservazione, promuovendo un approccio consapevole verso un patrimonio legato al “tempo libero” della vacanza. Il premio si rivolge a progettisti, proprietari e studiosi impegnati a mantenere viva la memoria e la qualità di queste architetture.
La Pineta di Arenzano si inserisce in un contesto più ampio, quello dell’architettura e urbanistica delle località di villeggiatura italiane tra gli anni Cinquanta e Sessanta. In quegli anni, l’aumento del turismo d’élite ha dato impulso a interventi architettonici innovativi, alla ricerca di nuove forme di convivenza e di dialogo con il paesaggio. Le realizzazioni liguri, in particolare, si distinguono per l’attenzione alla qualità progettuale e alla sperimentazione formale.
I progetti di Gardella e Zanuso per i Piani di Invrea a Varazze, così come i complessi di Daneri tra Sanremo e Ospedaletti, sono esempi di pari valore culturale e storico rispetto alla Pineta di Arenzano. La varietà tipologica e la capacità di coniugare funzionalità ed estetica segnano una tappa fondamentale nella storia dell’architettura da vacanza in Italia. Oggi iniziative come “Abitare la vacanza” stanno portando a una lettura più sistematica di questo patrimonio, spesso minacciato da pressioni edilizie e interventi mal gestiti.
Il legame tra natura e costruito, che è alla base della Pineta di Arenzano, si riconosce ancora forte dopo settant’anni. È la prova della lungimiranza dei progettisti e della cura della committenza storica. Il verde che quasi avvolge le architetture garantisce una qualità ambientale rara per quegli anni e quei luoghi. Tutto questo fa della Pineta di Arenzano un patrimonio architettonico e culturale di valore inestimabile, non solo per la Liguria ma per l’intero Paese.
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