Su Corso Vittorio Emanuele, a Palermo, una vetrina ha smesso di essere solo una semplice finestra sul Museo RISO. Ora è un vero e proprio spazio d’arte a cielo aperto, un luogo dove l’arte contemporanea esce dai confini del museo per incontrare la città. Passanti e curiosi si trovano davanti a un dialogo inedito, dove l’opera non resta lontana, ma si fa parte della vita quotidiana. Quel vetro trasparente diventa un palco sempre acceso, che rompe le distanze e invita a vivere l’arte come un’esperienza condivisa, in mezzo alla strada.
Il progetto Glass-Room nasce da una collaborazione tra CoopCulture, il Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea della Sicilia e l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Nel cuore pulsante della città, questa iniziativa vuole raccontare l’arte contemporanea come parte integrante della vita urbana. Sotto la guida di Evelina De Castro per il Museo RISO e Umberto De Paola per l’Accademia, si sperimenta un modo nuovo di vivere l’arte pubblica, in cui il confine tra spettatore e opera diventa quasi invisibile.
A curare il progetto è Daniele Franzella, artista e docente di Scultura all’Accademia. Ha scelto tre interventi site-specific da mostrare nella vetrina del museo, visibili a ogni ora, giorno e notte, senza barriere o orari di chiusura. Così Glass-Room rompe con il rituale tradizionale del museo e porta il contemporaneo direttamente nelle strade, incontrando chiunque passi di lì.
Ad aprire la rassegna è Maria Tindara Azzaro con Staffage. Nata nel 1999 a Sant’Agata di Militello, l’artista prende spunto dal concetto di “staffage” – quegli elementi di sfondo che completano una scena senza prenderne il centro – e lo trasforma in un gioco visivo fatto di tessuti blu, il saturno e l’avio, posizionati davanti a una tenda glicine. Il risultato è una stratificazione di colori e forme che gioca con la percezione di chi osserva.
Le pieghe del tessuto diventano protagoniste, oscillando tra forma e materia, ispirate dal filosofo Gilles Deleuze. La vetrina, da semplice superficie, si trasforma in uno strumento che cattura lo sguardo e invita a riflettere sul modo stesso di vedere. Come nota il critico Alessandro Pinto, gli elementi di Staffage mantengono un’identità volutamente sfumata: l’impacchettamento rende difficile definire con precisione la forma, trasformando il fondo della scena da semplice sfondo a vero protagonista, specchio della vita urbana palermitana.
Il secondo intervento è firmato da Tony Lombardo, giovane artista palermitano nato nel 2001. Con Teratoteca, Lombardo apre una pagina poco conosciuta della storia cittadina: nei primi decenni del Novecento, Palermo era un centro importante per la produzione di dispositivi ortopedici destinati ai mutilati della Prima Guerra Mondiale. L’installazione raccoglie protesi, museruole, collari e targhette in resina, organizzate come un catalogo curioso che parla di cura e controllo, non solo per gli umani ma anche per gli animali.
L’opera mette in luce il legame tra uomo e non uomo, mostrando una vulnerabilità condivisa attraverso la biomeccanica applicata agli animali. Come sottolinea Luca Seguenza, questi dispositivi protesici raccontano un intreccio tra specie e aprono la strada a una riflessione storica e politica sulle vite non umane nella narrazione della guerra, spesso dimenticate o escluse.
L’allestimento coinvolge il soffitto con cavi intrecciati, pareti di legno forato e luci al neon. Lo spazio, color rosa antico, ricorda un archivio fotografico, mentre gli oggetti, custoditi dietro la vetrina, oscillano tra visibilità e distanza. Teratoteca si fa così archivio-laboratorio, luogo sospeso dove il passato riaffiora per parlare di temi attuali come le gerarchie tra specie e l’ibridazione cyborg.
Glass-Room crea una rete che supera i limiti classici, mettendo insieme artisti, docenti, ricercatori e istituzioni in un dialogo stretto con il territorio siciliano. In una scena artistica regionale spesso divisa e dipendente da stimoli esterni, questo progetto vuole dare nuova forza e visibilità al contemporaneo locale.
Il ciclo di mostre si chiuderà a settembre con Aurora Amorelli, nata a Caltanissetta nel 2000, che indagherà la relazione tra forma, materia e spazio usando la gommapiuma. Il suo lavoro anticipa l’intento di Glass-Room di approfondire il rapporto tra corpo e ambiente, aggiungendo un tassello prezioso al mosaico che il progetto sta costruendo. Palermo, così, si prepara a diventare un punto di riferimento stabile e attivo per l’arte contemporanea.
Questa iniziativa è una sfida culturale e un’occasione unica: trasformare spazi urbani normalmente passivi in luoghi vivi di confronto artistico. Dare alle nuove generazioni la possibilità di creare e dialogare direttamente con la città e chi la abita. Da una semplice vetrina si apre uno scenario dove arte e società si incontrano, ridefinendo il ruolo delle istituzioni culturali oggi.
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