Nel cuore dell’isola di San Giorgio Maggiore, il labirinto di bosso torna a respirare. Non è un semplice giardino, ma un organismo che vive e si trasforma, stagione dopo stagione. Restaurarlo non significa solo riparare, ma rispettare un equilibrio delicato, fatto di tempo e pazienza. Dopo mesi di cura e lavoro, il “Labirinto Borges” riapre: da metà luglio, chiunque potrà di nuovo perdersi tra i suoi sentieri verdi, in un’atmosfera che sa di storia e di magia.
Restauro e natura: un lavoro paziente e costante
Il recupero del labirinto non è stato un semplice restauro come per un quadro o un monumento. Qui, ogni singola pianta di bosso — ben 165 in tutto — è stata ripiantata con attenzione, pensando alla sua crescita e al suo benessere. L’impianto di irrigazione è stato rimesso a punto per assicurare un’adeguata e regolare annaffiatura, vitale per questo piccolo angolo verde.
Sono stati aggiunti anche due metri cubi di terra fresca, adatta alle esigenze del bosso, migliorando così il drenaggio del terreno. La potatura è stata fatta a mano, eliminando le erbacce senza danneggiare radici e struttura del labirinto. Un lavoro delicato che riflette la filosofia di Gilles Clément, grande maestro di giardinaggio, che vede il giardino come un luogo dove “lavorare insieme, non contro la natura”.
Il Labirinto Borges, un tesoro culturale sull’isola di San Giorgio
La Fondazione Giorgio Cini, che gestisce l’isola di San Giorgio Maggiore fin dal 1951, è già nota per i chiostri Buora e Palladio. Dal 2011, però, ha arricchito il suo patrimonio con un nuovo spazio che rompe gli schemi tradizionali: il Labirinto Borges. Nato dall’idea dell’architetto e artista inglese Randoll Coate, il labirinto è un omaggio a Jorge Luis Borges, lo scrittore argentino che ha fatto del labirinto, dell’infinito e della memoria i temi centrali della sua opera.
Il terreno su cui sorge ha una storia lunga e complessa: da cimitero portoghese a orto dei monaci benedettini, passando per deposito militare. Oggi è un luogo dove passato e presente si intrecciano, proprio come nei racconti di Borges. Dal 2021, più di 25.000 persone hanno varcato il suo ingresso, attratte dall’esperienza immersiva e dal valore simbolico che questo spazio offre.
Un viaggio tra culture: il labirinto come metafora di Venezia
Pedro Memelsdorff, direttore dei Seminari di Musica Antica della Fondazione Cini, descrive il labirinto come “un viaggio da un continente all’altro”. Immagine perfetta per Venezia, città crocevia di popoli e tradizioni. Le piante del labirinto si muovono silenziose al ritmo del vento, come l’acqua che attraversa la laguna.
Ispirato ai testi di Borges e al suo amore per i simboli, il labirinto si apre come un libro a due pagine specchiate, apparentemente uguali ma piene di asimmetrie che invitano a riflettere su memoria e destino. Nel 2024, a quarant’anni dalla morte dello scrittore, questo restauro diventa un modo per mantenere viva la sua eredità in un luogo che unisce storia e contemporaneità.
Accessibilità e inclusione: il labirinto per tutti
Tra le novità del restauro c’è anche una maggiore attenzione all’accessibilità. Il vialetto d’ingresso è stato sistemato per renderlo più stabile e sicuro, eliminando la ghiaia in eccesso e livellando il terreno. Sono stati aggiunti pannelli certificati pensati per chi ha difficoltà motorie. Inoltre, in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, è stata realizzata una mappa tattile che permette anche ai non vedenti di esplorare il labirinto, scoprendone forme e simboli.
Una scelta significativa, se si pensa che Borges negli ultimi anni della sua vita ha vissuto nella cecità, sviluppando un rapporto particolare con il buio e la percezione. Offrire a tutti la possibilità di vivere il labirinto è un modo per riconoscere la bellezza come un bene accessibile, capace di arricchire chiunque, a prescindere dalle difficoltà. Un impegno che la Fondazione Giorgio Cini considera fondamentale nel suo progetto culturale e sociale.
L’isola di San Giorgio Maggiore si conferma così un laboratorio aperto, dove passato e futuro si incontrano per creare spazi in cui arte, natura e comunità trovano nuova armonia, con radici solide e uno sguardo sempre rivolto avanti.