Arnhem porta ancora le cicatrici della Seconda guerra mondiale, ma da settant’anni trasforma quel passato in arte vivente. Nel parco Sonsbeek, dal 1949, si tiene una rassegna che ha cambiato per sempre il rapporto tra arte e spazio pubblico nei Paesi Bassi. Non è solo una mostra all’aperto: è un dialogo tra sculture, città e memoria collettiva. Con la guida di Orlando Maaike Gouwenberg e le curatrici Amira Gad e Christina Li, l’edizione 2026 si spinge oltre i confini del parco, coinvolgendo musei e angoli storici di Arnhem. Un invito a leggere il paesaggio con occhi nuovi, e a riflettere su ambiente e comunità.
Sonsbeek 2026: spazio condiviso contro la proprietà privata
“Non ho bisogno di un giardino, condivido un parco” è il motto scelto per questa edizione, proposto dal collettivo Loesje, noto per i suoi interventi testuali in città. Questa frase racchiude l’anima politica e poetica della mostra all’aperto. Sonsbeek non è solo un bel parco, ma un simbolo di comunità, di condivisione e di convivenza non solo tra persone, ma tra tutte le forme di vita. Christina Li sottolinea come il tema tocchi anche la dimensione ecologica e la varietà di presenze che abitano quel luogo. È un invito a superare la visione privata dello spazio verde per abbracciare un modello più inclusivo e collettivo. L’arte qui non è un oggetto isolato, ma un elemento vivo di un dialogo che coinvolge chi visita e chi ci vive.
Artisti e collettivi: chi dà voce a Sonsbeek 2026
Sono 18 gli artisti e collettivi internazionali chiamati a partecipare, con opere che affrontano temi come migrazione, spiritualità, linguaggi e ambiente. Tra loro, nomi di spicco come Larry Achiampong, Korakrit Arunanondchai, Alvaro Barrington e Forensic Architecture. La selezione non è stata fatta con una classica open call, ma nasce da un confronto diretto e da visite negli studi, scelte dalle curatrici in base al legame con i temi della mostra. L’obiettivo è offrire al pubblico non solo esposizioni da guardare, ma esperienze che coinvolgano attivamente nella costruzione del senso delle opere. Oltre alle installazioni, Sonsbeek propone Spiral Movements, un fitto calendario di eventi: performance, passeggiate guidate, incontri e dibattiti con gli artisti per stimolare il confronto. Senza dimenticare la rassegna cinematografica Darkness Reframed, con film classici e cortometraggi d’autore da agosto a settembre.
Sonsbeek tra memoria e presente: la storia che diventa pratica viva
Il cuore di Sonsbeek 2026 affonda nelle radici storiche di Arnhem e nella genesi stessa della mostra, nata in un periodo di ricostruzione dopo la guerra. Oggi però il quadro è cambiato: non si tratta più di sanare ferite chiuse, ma di affrontare crisi globali complesse, tra guerre, migrazioni forzate ed emergenze ambientali. Qui la memoria diventa un atto vivo, che coinvolge il pubblico e mette in discussione le certezze del passato. Non ci sono risposte definitive, ma domande aperte, in dialogo con il territorio e chi lo abita. L’idea è superare letture semplicistiche per accogliere punti di vista diversi, come spiega Christina Li. Il parco Sonsbeek si trasforma così in uno spazio fluido, attraversato tra storia e futuro, natura e cultura, dove l’arte crea connessioni.
Sonsbeek tra continuità e innovazione: una storia in divenire
La storia di Sonsbeek è fatta di pause, ripartenze e cambiamenti che hanno segnato la sua originalità. Le difficoltà organizzative hanno mostrato la necessità di una struttura stabile per sostenere questa eredità. Nel 2024, grazie al Comune di Arnhem, è nato un progetto per rafforzare l’organizzazione, in vista dell’edizione del 2029, quando il festival compirà ottant’anni. Orlando Maaike Gouwenberg vuole assicurare una presenza più regolare, forse ogni quattro anni, senza però perdere quel carattere sperimentale che da sempre lo distingue. La creazione di un archivio e di un team dedicato dovrebbe garantire continuità e flessibilità, permettendo approcci curatoriali diversi e un dialogo costante con i cambiamenti sociali e culturali.
Sonsbeek resta così un evento che cammina sul filo tra passato e futuro, trasformando un parco pubblico in un laboratorio artistico e civile. Nel 2026 tornerà a offrire occasioni di incontro e riflessione, per riaccendere il dialogo con la città e chi la abita.