Como, solitamente presa d’assalto dai turisti e dal fervore per la Champions League, si prende una pausa. Qui, tra le vie del centro storico, prende forma un progetto culturale che guarda indietro, fino all’inizio dell’Ottocento. Al centro c’è William Turner, il grande pittore romantico inglese, che amava fermarsi sulle rive del lago e dipingere quelle atmosfere di luce e sentimento. Oggi, la città vuole riscoprire proprio quel lato meno conosciuto, più intimo e sofisticato, proponendo una mostra distribuita in tre sedi emblematiche.
Il 20 agosto 1819 Turner arriva a Como dopo un viaggio lento e faticoso di sette ore in diligenza da Milano. Le strade sconnesse e la lentezza degli spostamenti rendono il viaggio un’avventura di per sé. Con sé ha pochi strumenti essenziali: taccuini, colori e un ombrello speciale che nascondeva un piccolo spadino, utile contro i briganti, ancora una minaccia reale allora. Soggiorna all’albergo dell’Angelo, noto e apprezzato anche dallo scrittore Stendhal, che lo consigliava come un punto d’appoggio economico con vista sul porto.
Durante il soggiorno Turner esplora il lago in barca, da Cernobbio a Menaggio, da Nesso a Bellagio. I paesaggi lo colpiscono e diventano fonte di ispirazione per acquerelli e dipinti che ancora oggi affascinano. Il lago di Como, con le sue montagne e i borghi antichi, diventa un soggetto privilegiato della sua arte e testimonia il fascino che questo territorio esercitava anche su un viaggiatore straniero.
Nel 2026 Como ospita una mostra dedicata a Turner, distribuita in tre sedi: la Pinacoteca Civica, il Broletto e la chiesa sconsacrata di San Pietro in Atrio. La scelta è obbligata: Villa Olmo, tradizionale location per eventi di questo tipo, è chiusa per lavori di restauro a lungo termine. Così la mostra si sparge per il centro storico, raccontando i soggiorni di Turner e il suo rapporto con il paesaggio italiano attraverso undici opere di grande pregio, provenienti dagli archivi della Tate di Londra.
Alla Pinacoteca spiccano quattro tele che rappresentano paesaggi italiani diversi, dal lago d’Averno a Venezia, passando per Tivoli vista dal monte Catillo. Qui emerge il senso del sublime caro a Turner, dove la natura è al tempo stesso affascinante e inquietante. Al Broletto sono esposti sette acquerelli esclusivi, tra cui scorci del lago di Como e di Bellagio, capaci di restituire la luce e le sfumature che incantarono il pittore inglese. Infine, a San Pietro in Atrio, si apre un dialogo con l’arte contemporanea grazie a due artisti britannici, Jim Lambie e David Batchelor, che riflettono sul colore, tema centrale nell’opera di Turner.
Allestire la mostra non è stato semplice né economico. Il Comune di Como ha stanziato inizialmente 450mila euro, poi saliti a 685mila per coprire spese extra legate a trasporto, assicurazione e climatizzazione, richieste dalla Tate per tutelare le opere. C’è chi ha criticato la scelta di mostrare solo undici lavori, un numero ridotto, ma gli organizzatori hanno puntato sulla qualità piuttosto che sulla quantità.
La triplice sede è un compromesso imposto dalla chiusura di Villa Olmo, ma rischia di disorientare i visitatori. Per agevolarli è stato introdotto il “Tate Pass”, un biglietto unico valido 72 ore per visitare tutti e tre i luoghi. Non mancano elementi immersivi: al Broletto c’è un video multischermo che racconta la vita e l’arte di Turner, mentre San Pietro in Atrio ospita installazioni contemporanee che ampliano il discorso sul colore e sul paesaggio.
Le opere esposte restituiscono tutta l’intensità di Turner e il suo modo unico di guardare la natura. Per lui il paesaggio non è solo un’immagine, ma un’esperienza complessa, sospesa tra bellezza e timore. Nei dipinti si respira nebbia, acqua che riflette e orizzonti che sembrano perdersi nel nulla.
Tra i pezzi più importanti ci sono la veduta di Tivoli, il “Ramo d’oro” dall’Eneide ambientato al lago d’Averno, e scorci veneziani che catturano la laguna in continuo mutamento. Anche i paesaggi lariano non sono solo dettagli geografici, ma carichi di emozione e tensione. Alcuni lavori anticipano addirittura l’arte astratta, mostrando quanto Turner fosse avanti rispetto al suo tempo.
La chiesa di San Pietro in Atrio ospita un dialogo tra Turner e due artisti inglesi contemporanei, Jim Lambie e David Batchelor, entrambi premiati con il Turner Prize per la loro originalità. Qui non si parla solo di paesaggi, ma di colore e spazio attraverso installazioni pensate appositamente per la location.
La sala principale è dominata da “Zobop” di Lambie, un pavimento ricoperto da nastri colorati disposti a spirale che creano un effetto ipnotico e psichedelico. Nell’ala accanto, Batchelor espone sgabelli colorati su ruote, realizzati con materiali come acciaio e acrilico, che formano un mosaico astratto capace di mettere in discussione la percezione dello spazio. Questo confronto tra passato e presente dimostra quanto la poetica di Turner resti viva e attuale anche nel panorama artistico di oggi.
“La città è viva!” ha scritto un’influencer nota su Instagram, accompagnando il messaggio con foto…
Nel 1968 un terremoto devastò la valle del Belìce, riducendo Gibellina a un cumulo di…
Un citofono immaginario, al centro di un condominio d’arte: è la copertina del nuovo Artribune…
Francesco Arena ha messo radici lontano dal frastuono delle metropoli, scegliendo la quiete della Murgia…
A Santa Palomba, il primo colpo di ruspa ha segnato l’inizio di un percorso lungo…
A Comiso, sotto il sole caldo della Sicilia, si apre il Museo delle Arti Ceramiche…