«Ragazz Laser non ti lascia indifferente». Questa è la sensazione che resta dopo aver letto le poesie di Marzia D’Amico, nate da una rabbia intensa e da una volontà di resistenza che attraversa ogni verso. Le parole di D’Amico si spezzano, si scontrano, a volte s’infrangono, ma non smettono mai di farsi ascoltare. Roma, 1989: da qui parte il suo viaggio, fatto di ricerca, traduzione e una poesia che non si piega. Nel 2025, con Ragazz Laser*, si è aggiudicata il Premio Pagliarani, portando in primo piano un linguaggio che sfida le regole, anche quelle grammaticali più radicate. Non è solo scrittura: è un manifesto transfemminista che intreccia soggettività e politica, rompendo schemi con coraggio. D’Amico dimostra che la poesia può essere, al tempo stesso, uno strumento di sovversione e di cura. Una voce che scuote, che non si dimentica.
Linguaggio neutro: una scelta che fa discutere
In Italia, il dibattito sul linguaggio di genere non si spegne mai. La scelta di Marzia D’Amico di usare il neutro, già evidente nel titolo Ragazz Laser*, non è un dettaglio. È una sfida lanciata in un contesto linguistico e sociale ancora molto resistente al cambiamento. Da una parte c’è chi difende un sistema patriarcale ben radicato; dall’altra chi, soprattutto in poesia, sperimenta nuove strade per superare questi limiti. La poesia diventa così un laboratorio dove la lingua si smonta e si ricompone per accogliere voci emarginate. Il neutro, in questo caso, non è un vezzo, ma una pratica concreta: serve a creare uno spazio aperto, capace di includere soprattutto soggettività trans e transfemministe. La lingua non deve più essere “comoda” o “naturale”, perché proprio questa apparenza ha sempre escluso molti. Per D’Amico, la poesia è un campo dove immergersi in disallineamenti, conflitti e trasformazioni. Questa pratica è fondamentale per immaginare una letteratura che non costringa le identità marginali a cercare continuamente legittimazione.
Dalla pagina alla voce: la poesia che prende forma
In Ragazz Laser l’oralità è centrale, ma mai separata dalla pagina scritta. Marzia D’Amico sottolinea che la sua poesia parlata si basa sempre sul testo davanti agli occhi. La pagina è la partitura indispensabile che guida ogni respiro, ogni pausa, ogni accelerazione durante la lettura. Spaziature, grassetti, maiuscole non sono decorazioni, ma segnali precisi che indicano alla voce come muoversi, creando un ritmo chiaro e articolato. Quando il testo viene letto ad alta voce, non si libera o si abbellisce: si interpreta, adattandosi al contesto senza perdere la sua struttura. Finora le sue esibizioni pubbliche sono letture intense e vive, sempre col ritorno costante alla pagina come guida. L’idea di trasformare Ragazz Laser in uno spettacolo teatrale è ancora aperta, ma sempre con l’intento di allargare senza snaturare la dimensione scritta. La performance diventa così uno strumento per espandere la scrittura, senza ridurre la poesia a semplice scena.
La poesia che urla sulla pagina: un’urgenza sempre viva
La poesia di D’Amico non si lascia domare. Le sue poesie possono urlare, disturbare, togliere il fiato e mantengono questa forza anche sulla carta. L’urlo non è solo riportato nella scrittura, ma tradotto in ritmi visivi, interruzioni, pause e sequenze che colpiscono con un’intensità diversa, ma altrettanto forte. La pagina non è un semplice supporto: è uno spazio vivo, animato da strumenti poetici che creano attrito e tensione. Questa tensione non è mai forzata, anzi è il cuore della sua scrittura. Il disturbo resta anche senza il suono della voce, offrendo al lettore un’esperienza radicale. Sul piano politico, questa scelta rompe la gerarchia tra orale e scritto, spesso usata per escludere certe espressioni corporee dal riconoscimento letterario. Qui, la scrittura non normalizza, ma accoglie e valorizza forme di intensità complesse, ampliando così il linguaggio poetico e culturale.
Ricerca e ispirazione: un equilibrio originale
In D’Amico, il confine tra l’istinto creativo del poeta e la ricerca rigorosa della studiosa è molto sottile. Le sue riflessioni su genere, linguaggio e cultura non sono distaccate dalla poesia, ma ne fanno parte integrante. Allo stesso tempo, la sua scrittura nasce anche da un’urgenza istintiva, che spesso precede la razionalizzazione. È un’immagine, un ritmo, un impulso che guida il percorso delle parole. D’Amico racconta questa dinamica come una continua negoziazione, dove ricerca e poesia si influenzano a vicenda. A volte la teoria dà forma, altre volte la scrittura spinge verso strade imprevedibili, creando uno scarto creativo. Questo equilibrio tiene viva una scrittura mai del tutto controllata né ingenua, che si mette in gioco, si confronta e si lascia attraversare senza perdere la sua consapevolezza.
I prossimi passi di Marzia D’Amico
Marzia D’Amico continua a muoversi su più fronti, restando legata ai temi che ha già esplorato. Sta lavorando a un poemetto in frammenti che racconta la sua esperienza come persona non binaria, un progetto ancora in costruzione e seguito anche da Renata Morresi in veste editoriale. Parallelamente, sta per chiudere una raccolta di poesie più discorsive, che affrontano direttamente l’abilismo e le sfide del metalinguaggio. Entrambi i lavori mettono a fuoco il rapporto tra esperienza vissuta e strutture linguistiche, mostrando le tensioni e le esclusioni insite nella lingua stessa. D’Amico punta a una scrittura che non si fossilizza in uno stile unico, ma che cambia, si evolve e può farsi anche contraddittoria. Questa capacità di trasformarsi riflette la sua voglia di mantenere una scrittura viva, aperta, attraversata da urgenze personali e collettive che restano quanto mai attuali.