Nel cuore di Tbilisi, un edificio pensato per trasformare la scena culturale della città si sgretola nell’oblio. L’auditorium di Massimiliano Fuksas, inaugurato idealmente nel 2012 ma mai completato, sta per essere abbattuto dopo quindici anni di abbandono e promesse mancate. Quel progetto ambizioso, voluto dall’ex presidente Mikheil Saakashvili per regalare una nuova immagine alla capitale georgiana, si è arenato tra scelte urbanistiche discutibili e scontri tra politica, interessi privati e tutela del patrimonio pubblico. Oggi, l’opera è al centro di aspre polemiche, con lo studio romano che si oppone con forza alla demolizione.
Un sogno di rinascita architettonica e culturale
All’inizio del decennio scorso, Tbilisi stava attraversando una fase di grandi cambiamenti urbani e culturali. Saakashvili voleva rilanciare la città come ponte tra la Georgia e l’Occidente. Nel 2010, Massimiliano e Doriana Fuksas furono incaricati di progettare un auditorium che avrebbe segnato una svolta architettonica per la capitale.
L’area scelta, nel Parco Rike, si trova tra il fiume Mtkvari e la città vecchia: un luogo simbolico di incontro tra tradizione e modernità. Il progetto prevedeva due corpi sinuosi collegati da un muro di contenimento, costruiti in calcestruzzo armato e acciaio, con rivestimenti in acciaio e vetro.
L’auditorium avrebbe dovuto ospitare 550 spettatori, con spazi dedicati a concerti di musica classica e arte contemporanea. Esteticamente, il progetto seguiva la linea delle altre opere di Fuksas, ma gli interni rimasero incompleti, condannando l’edificio a restare chiuso e inutilizzato.
A complicare il quadro, la pianificazione urbanistica di Tbilisi si è sempre caratterizzata per la mancanza di continuità: demolizioni e nuove costruzioni si alternano senza una visione unitaria, rendendo difficile integrare l’edificio nel tessuto della città.
Dalla speranza al degrado: il passaggio alla proprietà privata
Dopo anni di abbandono, nel 2020 l’auditorium è stato venduto all’asta. L’imprenditore Davit Khidasheli lo ha acquistato per una cifra ben lontana dai 40 milioni di euro spesi per costruirlo. Ma neanche il cambio di mano ha portato svolte: i costi per mettere in sicurezza e completare gli interni sono stati troppo alti e non si è fatto nulla per riaprire.
Nel 2025 la proprietà è passata a Makro Constructions, che ha in mente un nuovo progetto per l’area, ma senza impegni precisi per l’auditorium. Così, la struttura è diventata un simbolo di degrado a due passi dal parco cittadino.
Di fronte a questa situazione, il Comune ha iniziato a ripensare il futuro dell’edificio. Un’opera architettonica di valore, certo, ma senza una funzione concreta e con costi di manutenzione elevati. La scelta è tra aspettare un recupero che sembra improbabile o accettare la demolizione e aprire una nuova pagina per quella zona.
Il Comune dà il via libera alla demolizione
Il 15 luglio 2026 il Comune di Tbilisi ha concesso il permesso per demolire l’auditorium, con scadenza fissata al 25 dicembre dello stesso anno. Il sindaco Kakha Kaladze ha spiegato la decisione in modo netto, definendo l’edificio “una discarica in condizioni pessime”, privo di qualsiasi funzione e totalmente inutilizzabile.
Secondo Kaladze, la proprietà privata ha scelto la demolizione perché “non ci sono alternative praticabili.” Per il Comune, rimuovere la struttura apre la strada a un rilancio dell’area, forse con la costruzione di un hotel o altre strutture ricettive, un’ipotesi già discussa in passato.
Questa decisione, pur pragmatica, ha acceso un acceso dibattito sull’identità culturale di Tbilisi. Demolire significa perdere un’opera riconosciuta a livello internazionale, anche se mai portata a compimento.
Le proteste dello studio Fuksas: un appello a salvare l’auditorium
Lo studio Fuksas ha manifestato forte rammarico per la decisione. In una nota diffusa a luglio 2026, gli architetti hanno denunciato la mancanza di confronto con le autorità locali, sottolineando di aver offerto più volte la loro collaborazione per evitare la demolizione.
Per loro, l’edificio è un patrimonio pubblico nato da fondi statali, e demolirlo significherebbe sprecare ulteriori risorse. Avrebbero voluto trasformare l’auditorium in un centro di rigenerazione culturale, capace di attrarre eventi di musica e arte per le future generazioni.
Lo studio romano ha anche lamentato l’assenza di un dialogo aperto e costruttivo, una situazione senza precedenti in oltre sessant’anni di carriera. Il timore più grande è la perdita irreparabile di un’opera premiata a livello internazionale, simbolo di innovazione e apertura di Tbilisi verso il mondo.
L’appello finale è chiaro: “le autorità dovrebbero rivedere la decisione e trasformare questo progetto incompiuto in una risorsa di valore globale.” Al momento, però, il Comune tace. Il destino di questo simbolo architettonico resta appeso a un filo, con il rischio concreto di cancellare per sempre un capitolo importante della recente storia di Tbilisi.