Quando si parla di manierismo, il nome di Jacopo da Pontormo brilla come una stella irriverente nel cielo dell’arte del Cinquecento. E proprio a Roma, alle Scuderie del Quirinale, sta per accendersi un nuovo riflettore su questo maestro toscano. Dopo il boom di visitatori per la mostra sull’antico Egitto, la Capitale si prepara a ospitare, dall’9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, una rassegna che promette di immergere il pubblico nel mondo complesso e affascinante di Pontormo. Non sarà solo una carrellata di capolavori noti, ma un viaggio attraverso opere rare, custodite in musei prestigiosi, italiane e straniere. Un’occasione unica per riscoprire un artista che ha rivoluzionato la pittura del suo tempo con colori vibranti e forme contorte, proprio come l’autunno che accenderà di nuovo le sue atmosfere nelle sale romane.
Jacopo da Pontormo nasce a Empoli nel 1494 e diventa presto uno dei protagonisti del manierismo, corrente che prende le mosse dal Rinascimento ma lo rivoluziona. Dopo un apprendistato segnato dall’influenza di Raffaello, Pontormo sviluppa una sua cifra stilistica, fatta di colori intensi e composizioni complesse, lontane dall’armonia e dalla simmetria del classicismo. Con la sua pittura, anticipa un linguaggio nuovo che influenzerà il secolo, dando vita a immagini piene di tensione emotiva e deformazioni espressive. Attraverso scene sacre e ritratti, come la celebre “Visitazione” o la “Cena in Emmaus”, il pittore toscano rompe con gli schemi tradizionali, regalando un’arte vibrante e innovativa.
Nonostante il suo stile originale, Pontormo non è mai diventato un cliché o una figura ripetitiva nel panorama artistico. La sua opera, ricca e variegata, mantiene sempre un carattere personale e sperimentale. Nel Novecento, la sua figura torna sotto i riflettori grazie all’interesse di intellettuali e artisti contemporanei. Pier Paolo Pasolini, ad esempio, ne omaggia le scene viventi nel film “La ricotta”, ispirandosi a Pontormo e al collega Rosso Fiorentino. Anche il videoartista Bill Viola, scomparso nel 2024, ha riconosciuto nella “Visitazione” la prima opera antica a influenzare il suo lavoro, prendendola come modello per il progetto “The Greeting” alla Biennale di Venezia del 1995. Questa attenzione moderna dimostra quanto Pontormo sia stato un innovatore capace di parlare a più generazioni.
Il percorso espositivo dedicato a Pontormo si sviluppa seguendo un ordine cronologico, ma con approfondimenti tematici che ne arricchiscono la lettura. Tra le opere in mostra spicca la celebre “Visitazione”, proveniente dalla chiesa di San Michele Arcangelo a Carmignano, già prestata al MuNDA de L’Aquila per un confronto con una “Visitazione” di Raffaello dalla Spagna. L’allestimento ospiterà anche molti altri capolavori, accompagnati da disegni e opere su carta che sveleranno la versatilità tecnica del pittore. La mostra è curata da Cristina Acidini, con il supporto di un gruppo di esperti tra cui Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani. Grazie alla collaborazione con le Gallerie degli Uffizi e musei italiani come la Galleria dell’Accademia e il Bargello, oltre a grandi istituzioni estere come il Louvre, la National Gallery di Londra, il Metropolitan di New York e il Getty Museum di Los Angeles, l’esposizione si propone come un evento di respiro internazionale, capace di raccontare in modo completo la figura e il lascito di Pontormo.
La mostra su Pontormo rappresenta un momento importante per Roma, che conferma così il suo ruolo di capitale culturale e artistica. Le Scuderie del Quirinale, già sede di eventi di grande richiamo, dimostrano la capacità di portare in città esposizioni di qualità, adatte a un pubblico vasto e variegato. Il 2026 si profila come un anno di spicco nel calendario culturale romano, chiudendo un ciclo di grandi mostre dedicate a temi storici e artistici di rilievo, dall’Egitto antico fino al Rinascimento e al manierismo. Grazie alla qualità delle opere e alla cura scientifica del progetto, questa rassegna svela al grande pubblico aspetti meno noti dell’arte italiana e invita a riflettere sulle radici e sull’evoluzione di un linguaggio che ha segnato profondamente la storia dell’arte europea.
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