Categories: Cultura

Pericle Guaglianone, l’Ennio Flaiano dell’arte: il ricordo del critico flâneur dalle osservazioni taglienti

Parlava poco, ma quegli occhi non lasciavano scampo: catturavano ogni dettaglio, con la pazienza di un marinaio sbarcato in terre sconosciute, pronto a scoprire il mondo per la prima volta. Pericle Guaglianone, tra le gallerie di Roma, aveva uno sguardo acuto, quasi chirurgico, capace di penetrare la superficie delle opere. Nei suoi scritti prendevano forma racconti eleganti e taglienti, elzeviri d’altri tempi, raffinati e letterari, che trasformavano la critica in un vero rituale.

Pericle Guaglianone, il critico d’arte prima dell’era social

Guaglianone era un animale in via d’estinzione: il critico d’arte classico, rigoroso e discreto, lontano dalle pose spesso esibizioniste degli ambienti di oggi. Un dandy d’altri tempi, che camminava con calma tra le mostre romane, senza fretta e senza egocentrismi. Non cercava visibilità o clamore, ma un confronto profondo con le opere.

Quando non c’erano né Internet né social network, la critica finiva sulle terze pagine dei giornali come La Stampa, L’Espresso, Il Messaggero e L’Unità. Guaglianone era tra le firme autorevoli di quella stagione, come Francesco Vincitorio, Vito Apuleo e Dario Micacchi: intellettuali che raccontavano l’arte con toni pacati, mai banali. Quegli elzeviri, puntuali e misurati, erano l’anima culturale dei loro giornali, scritti con consapevolezza e un’eleganza ormai rara.

In un periodo in cui la critica doveva essere rigorosa e misurata, Guaglianone si distingueva per il distacco e la ponderatezza, qualità oggi sempre più rare. Il suo stile evitava la verbosità, preferendo poche parole scelte con cura, ma efficaci.

Un osservatore silenzioso che parlava con precisione

La critica di Guaglianone nasceva dall’osservazione attenta. Non aveva bisogno di usare il linguaggio militante tipico di molti curatori contemporanei. Lavorava quasi in incognito, con uno sguardo capace di leggere tanto la realtà artistica quanto quella sociale. Le sue recensioni non erano mai ostentate o prolisse. Sprigionavano saggezza e leggerezza, come le pagine brevi e calibrate di Ennio Flaiano, a cui più volte lo si è accostato per stile e approccio.

La modestia di Pericle emergeva anche nelle sue confessioni personali, simili a quelle di Flaiano, che diceva: “Scrivere è una fatica enorme”. Una verità che oggi si dimentica spesso, soprattutto in tempi di scrittura veloce e superficiale sui social. Pericle, invece, dosava ogni parola con cura, dando vita a testi brevi ma pieni di sostanza.

Per lui, l’arte non era uno spettacolo da consumare o un prodotto da vendere. Era un mondo da raccontare con attenzione e rigore, senza fretta, con il distacco di chi sa guardare oltre la superficie.

Tra scrittura e mare, un destino che ricorda Sergio Atzeni

La morte di Pericle Guaglianone, avvenuta nel mare di Torvaianica, ha subito fatto pensare a quella dello scrittore sardo Sergio Atzeni, scomparso nel 1995 nelle acque dell’isola di San Pietro. Non è certo che i due si conoscessero, ma in molti hanno notato affinità profonde: entrambi hanno vissuto ai margini del mondo mondano, mantenendo un profilo schivo, lontano dal chiasso dello star system letterario e artistico.

Atzeni raccontava la Sardegna con una scrittura pulita e diretta, costruita su contesti precisi e ben documentati, proprio come Guaglianone faceva con la critica d’arte. Romanzi come Il figlio di Bakunin e L’apologo del giudice bandito, editi da Sellerio, mostrano uno stile asciutto ma intenso, capace di raccontare storie che restano impresse con poche parole.

Entrambi sono stati talenti discreti ma profondi, capaci di lasciare un segno senza bisogno di clamori, apparizioni o eccessi. Due figure che hanno guardato il mondo con impegno, senza inutili esibizioni, con riservatezza e rispetto per ciò che raccontavano.

Pericle Guaglianone resta così il simbolo di un’epoca in cui osservare e scrivere erano gesti scelti con cura e quasi rari. Un critico attento, silenzioso ma fondamentale nel panorama artistico italiano contemporaneo.

Redazione

Recent Posts

Corrado Levi a 90 anni: la mostra milanese che rivoluziona l’arte contemporanea

Nel 1936, a Torino, nasce Corrado Levi, un uomo il cui cammino attraversa novant’anni segnati…

46 minuti ago

Dior inaugura a Milano una boutique-museo con opere di Pistoletto e Clemente in Via Montenapoleone

Il 18 settembre 2026, via Montenapoleone a Milano ha cambiato volto. La House of Dior,…

47 minuti ago

Marina Abramović a Roma: grande mostra alla Galleria d’Arte Moderna per il suo 80° compleanno

Ottant’anni e una carriera che ha riscritto le regole della performance art: Marina Abramović non…

2 ore ago

Bassano del Grappa celebra Sebastião Salgado con una mostra esclusiva: 160 fotografie dalla Maison Européenne de la Photographie

Una fotografia non è solo un’immagine, ha detto Sebastião Salgado, «è la testimonianza vivente di…

3 ore ago

TextielMuseum di Tilburg: il museo-laboratorio tessile che unisce arte, storia e memoria coloniale

Nel cuore di Tilburg, un’ex fabbrica di lana ha smesso di essere solo un luogo…

4 ore ago

Palazzo Fauzone a Mondovì: l’hotel letterario nel medievale Piemonte dove le stanze si sfogliano come libri illustrati

Nel cuore di Mondovì, tra vicoli che respirano storia, riapre Palazzo Fauzone. Un edificio medievale…

6 ore ago