All’ingresso di via Paolo Sarpi, nel cuore pulsante della Chinatown milanese, potrebbe spuntare un paifang. Quel portale cinese, ricco di storia e colori, che in Cina delimita i quartieri tradizionali. L’idea non è nuova, ma ora sembra prendere forma con forza: Milano vuole dare un volto ancora più definito a questo angolo della città. Un segno tangibile, capace di raccontare una comunità e al tempo stesso catturare lo sguardo di chi passa, curioso o di fretta.
Il paifang nasce in Cina, con origini che risalgono almeno alla dinastia Zhou. All’inizio era un semplice ingresso monumentale per le grandi città, ma con il tempo, soprattutto a partire dalla dinastia Song, ha assunto un valore più simbolico, celebrando famiglie importanti, eventi o valori culturali. La sua architettura si distingue per eleganza e dettagli ricchi di significato.
Oggi il paifang è diffuso anche fuori dalla Cina, diventando il “Chinatown gate” di molte città nel mondo. Qui non è solo un portale, ma un segno d’identità e un’attrazione turistica. È proprio questa doppia natura, fra tradizione e modernità, che rende l’idea affascinante ma anche delicata, perché deve rispettare la storia e allo stesso tempo adattarsi ai nuovi contesti urbani.
Il Comune ha scelto via Paolo Sarpi, lungo la direttrice che porta a Piazzale Baiamonti nel quartiere di Porta Volta, come punto ideale per il paifang. Non è un caso: quella strada è il cuore pulsante della Chinatown milanese e si trova a pochi passi dal Museo della Resistenza, un altro progetto culturale di rilievo in fase di realizzazione dallo studio Herzog & De Meuron.
Il portale rientra in un più ampio progetto di rigenerazione urbana e di coesione sociale promosso dall’Amministrazione. L’obiettivo non è solo abbellire il quartiere, ma soprattutto riconoscere e celebrare la presenza storica della comunità cinese, il suo contributo alla ricchezza culturale della città. Il paifang sarà una porta simbolica ma anche un luogo di riferimento per eventi e incontri legati al quartiere.
Palazzo Marino ha già dato il via libera alle linee guida per un bando pubblico, aperto a enti e privati che vorranno proporre progetti, finanziare e costruire il portale. Il processo sarà trasparente e senza vincoli troppo rigidi sul design, così da favorire proposte creative ma rispettose della tradizione. Naturalmente serviranno verifiche su interesse pubblico e fattibilità tecnica prima di dare il via ai lavori.
Gaia Romani, assessora ai Quartieri, decentramento e partecipazione, ha spiegato che la richiesta arriva dalla comunità e dalle associazioni locali. Questa fase è solo l’inizio di un percorso condiviso, che vuole coinvolgere la società e non limitarsi a un intervento esterno o forzato, ma inserirsi con naturalezza nella storia e nella vita quotidiana del quartiere.
Non è la prima volta che si parla di un paifang a Milano. Nel 2015, in vista dell’Expo, l’Unione imprenditori Italia-Cina aveva proposto due portali gemelli lungo il distretto. L’idea però aveva acceso il dibattito e, a causa di problemi economici, non si era concretizzata.
Ora l’idea torna nel 2024, in un anno speciale per la Chinatown milanese che festeggia i cento anni dalla sua nascita. Le celebrazioni, tra mostre e eventi, hanno acceso i riflettori sulla lunga storia della comunità cinese in città. In questo clima, un monumento come il paifang assume un significato nuovo, che guarda sia al passato sia all’identità attuale del quartiere e della città.
Le proposte per il paifang saranno valutate con attenzione. Si terrà conto della qualità del progetto, dell’inserimento nel contesto urbano, dell’eleganza architettonica e dell’impatto artistico. Fondamentali saranno anche la sostenibilità economica, la fattibilità tecnica e la manutenzione nel tempo.
Un aspetto chiave sarà il coinvolgimento della comunità locale e la capacità del portale di generare valore culturale, turistico e sociale. L’assessora Romani ha sottolineato che l’obiettivo è riconoscere il contributo della comunità cinese alla crescita multiculturale di Milano. Il paifang dovrà diventare un simbolo che rafforza la vocazione internazionale della città, valorizzando al contempo l’identità profonda dei suoi quartieri.
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