# La volta giusta, di Lorenza Gentile
Lucilla ha trent’anni e un bagaglio di delusioni alle spalle, frutto di troppi compromessi per piacere agli altri. Poi, insieme a Enrico, vince un bando per gestire una locanda in un borgo sperduto delle Alpi Marittime. Ma lui non si fa vivo. Rimasta sola tra montagne e silenzi, quel progetto nato in due diventa improvvisamente tutto suo. Quel luogo isolato, con le sue persone e le dinamiche di vicinato, la costringe a confrontarsi con risorse insospettate e fragilità nascoste. Quando, davvero, si smette di indossare maschere e si diventa se stessi? La volta giusta, di Lorenza Gentile, premiato con il Bancarella 2026, nasce proprio da questo interrogativo.
All’inizio del romanzo, Lucilla non si conosce davvero. È troppo legata al bisogno di essere accettata dagli altri. La sua vita è una corsa continua verso l’approvazione, tanto che si vede più come un problema da risolvere che come una persona con desideri autentici. Il bando per la locanda, vinto con Enrico, è un bivio decisivo: una strada nuova da seguire, ma senza le certezze e la compagnia immaginate. Quella solitudine, invece di spezzarla, diventa la spinta per affrontare la crisi che temeva.
Lorenza Gentile sottolinea che le crepe nelle nostre vite, quelle che spesso ci spaventano, sono invece le fessure da cui può entrare la luce più vera. Lucilla comincia a guardarsi con più onestà, a mettere in discussione chi ha lasciato definire la sua identità e a prendere in mano la sua vita, senza dover piacere a tutti i costi. L’amore, spiega l’autrice, spesso si confonde con il bisogno di essere salvati o di ricevere conferme: solo chi è saldo dentro può sperare in un amore che costruisce, non che annienta.
Il paesino alpino, con i suoi pochi abitanti, non è solo uno sfondo da cartolina. A 1200 metri di quota, tra freddo e pochi servizi, la montagna diventa una presenza silenziosa ma forte. Isola Lucilla dal passato e da quella vita che non sente sua, costringendola a fare i conti con le azioni concrete di ogni giorno: tagliare la legna, fare il pane, raccogliere i funghi.
All’inizio si sente sempre meno di qualcosa e mai abbastanza. Ma quel territorio le restituisce un’immagine chiara delle sue capacità e competenze. E soprattutto la inserisce in una comunità che accoglie senza giudicare. Imparare a vivere in quel borgo significa riscoprire parti di sé sopite, rompere vecchi schemi e accettare di cambiare. Lucilla non è solo una donna isolata, è parte di un tessuto umano che sostiene chi vuole mettersi in gioco.
L’interesse di Lorenza Gentile per i piccoli borghi a rischio spopolamento emerge forte nel racconto e nelle sue parole. Da un lato, questi paesi mostrano difficoltà reali; dall’altro, sono spazi di opportunità per chi decide di tornare o di investire in progetti nuovi: aprire una locanda, una libreria, un rifugio o strutture turistiche diffuse è un atto di coraggio e di volontà di cambiare la propria vita.
Gentile evita però di idealizzare. Non vuole dipingere i centri montani come rifugi perfetti, ma raccontare una scelta consapevole, che comporta fatica, responsabilità e la consapevolezza che i problemi personali non spariscono cambiando casa. Il romanzo mostra queste difficoltà senza nascondere nulla, mettendo in luce i tentativi reali di rivitalizzazione e appartenenza che attraversano molte comunità alpine.
Nel libro la solitudine diventa una forza. Non è isolamento o sofferenza, ma una condizione necessaria per ritrovare sé stessi. Per volersi bene, spiega Gentile, bisogna saper ascoltare il proprio silenzio e accogliere il tempo del confronto interno.
Lucilla vive un periodo lontana dagli affetti e dalle aspettative altrui, trovando in quella mancanza l’occasione per farsi domande sincere e senza filtri. Allontanarsi dal rumore della vita quotidiana diventa così uno strumento prezioso per crescere. La solitudine fa emergere la vera identità e aiuta a capire cosa si vuole davvero, prima di cercare un amore autentico e condiviso.
Uno dei temi centrali del romanzo è il valore degli incontri e dei rapporti umani. Spesso chi entra nella nostra vita può cambiarla profondamente, soprattutto se non pretende di trasformarci, ma ci accetta per come siamo. Questa accettazione è la base dei legami veri, quelli che costruiscono comunità: quartieri, gruppi di lettura, ashram o semplici ritrovi dove si ascolta e si cresce insieme.
Gentile ha vissuto in città come Milano e Firenze, ma anche in un ashram in Puglia, esperienza che l’ha segnata profondamente. In quei luoghi il silenzio e la presenza sono strumenti per ritrovare sé senza giudizi. La scrittrice racconta che i suoi romanzi nascono proprio da queste relazioni: contesti in cui i personaggi si scoprono attraverso gli altri, senza forzature, grazie a una disponibilità condivisa all’ascolto e all’apertura.
Per Lorenza Gentile scrivere vuol dire partire dal dolore, senza nasconderlo o evitarlo. Le sue storie non sono fughe dalla realtà, ma tentativi di darle un senso nuovo, che comprenda anche la fatica e la sofferenza. Il dolore è parte della vita, ma accanto a lui ci possono essere luce, speranza, momenti di gioia che nascono dalle persone e dall’attenzione a sé.
Per l’autrice, scrivere significa restare nel presente della pagina, senza farsi condizionare da quello che il pubblico o il mercato si aspettano. Questa presenza è anche una forma di libertà, che permette di raccontare storie sincere e profonde, capaci di parlare alla realtà e di farsi ascoltare con onestà.
La domanda che attraversa il romanzo e il pensiero di Lorenza Gentile è questa: esiste davvero un momento giusto per cambiare? Il titolo La volta giusta nasce da questo dubbio, che mette in crisi l’idea di tempi perfetti o appuntamenti fissati. Forse non ci sono volte giuste o sbagliate, ma un “momento nostro”, unico e personale, che non dipende dal giudizio degli altri.
Cambiare non richiede stravolgimenti. A volte basta guardare la propria vita da un’altra prospettiva per far diventare possibile ciò che sembrava lontano. Aprirsi al cambiamento significa accogliere la vita nel suo continuo fluire, riconoscere che si evolve sempre e che ogni passo, anche piccolo, conta.
Nel 1901, Pablo Picasso arrivò a Parigi con un baule di sogni e poche certezze.…
Ventidue nazioni, un solo luogo, un’estate di creatività condivisa. Da pochi giorni, artisti di ogni…
Il 14 agosto 2018, alle 11:36, il Ponte Morandi crollò senza preavviso a Genova. In…
Il 4 maggio 1954, un’esplosione nella miniera di Ribolla spezzò 43 vite, cambiando per sempre…
A Macerata, tre luoghi storici ospitano una mostra che accende un dibattito antico quanto l’arte…
A 46 metri sotto la superficie del mare davanti a Mazara del Vallo, un relitto…