Il 15 agosto 2026, poco prima delle 22, il silenzio del Museo Regionale Interdisciplinare di Messina è stato rotto da un furto clamoroso. Tre tavole di Antonello da Messina, gioielli del patrimonio artistico locale, sono sparite nel nulla. I ladri hanno aggirato senza problemi i sistemi di sicurezza, lasciando dietro di sé solo domande e inquietudine. Il museo, chiuso subito dopo per i rilievi della polizia scientifica, è teatro di un’indagine serrata. Messina è sotto choc: un colpo così audace, al cuore della sua storia, non si vedeva da anni.
Il bottino è un duro colpo per l’arte messinese. Sono state portate via tre delle cinque tavole rimaste del Polittico di San Gregorio, un capolavoro del 1473. Antonello da Messina lo realizzò per Fabria Cirino, badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. Originariamente erano sei, oggi ne restano cinque esposte, e ora tre sono sparite. Al centro del polittico c’è la Madonna in trono col Bambino, circondata da angeli e santi, tra cui San Gregorio e San Benedetto. La tavola della cimasa, probabilmente il Cristo morto sorretto dagli angeli, era già dispersa da tempo. Tra i pezzi rubati anche una piccola tavoletta bifronte, rara, in tempera grassa su legno: sul recto la Madonna col Bambino benedicente e un francescano, sul verso il Cristo in Pietà. Acquistata nel 2003 dalla Regione Siciliana da Christie’s, proveniva dalla collezione del collezionista Wilhelm Soldan. La perdita di queste opere è un colpo duro alla storia culturale di Messina e alla memoria di Antonello.
Il Museo Regionale Interdisciplinare di Messina si trova nel centro storico, in un’area ricca di reperti archeologici. Aperto nella sua sede attuale nel giugno 2017, il MuMe prende il nome da Maria Accascina, direttrice storica dal 1949 al 1963 e figura chiave per la storia dell’arte locale. Il museo sorge tra le rovine del monastero basiliano di San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908, con la chiesa e la cripta integrate nel percorso espositivo. Il patrimonio deriva in gran parte da collezioni salvate e restaurate dopo il sisma. Con reperti che vanno dalla preistoria al XIX secolo, il museo racconta la lunga storia di Messina. Nato nel 1806 grazie allo storico Carmelo La Farina, il Museo Civico si è spostato più volte, fino al 1890 quando si insediò nel monastero benedettino di San Gregorio. Dopo il terremoto, le opere furono trasferite nell’area di San Salvatore; dal 1911 la Filanda Mellinghoff divenne un centro importante per la conservazione. Maria Accascina rilanciò il museo dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, riaprendolo nel 1954. Oggi il MuMe è famoso soprattutto per custodire capolavori di Antonello da Messina e Caravaggio, simboli della bellezza artistica siciliana.
La direttrice del MuMe, Marisa Mercurio, non nasconde il dolore e la rabbia per il furto. In un’intervista all’ANSA ha detto che “le opere rubate sono tra i capolavori più noti e amati di Antonello da Messina” e che “i ladri sono riusciti a superare i sistemi di sicurezza del museo”. Le forze dell’ordine lavorano senza sosta per trovare i colpevoli e recuperare le opere. Il sindaco di Messina, Federico Basile, ha parlato a difesa del patrimonio cittadino, sottolineando che “togliere queste opere significa colpire non solo l’arte, ma la memoria e l’identità della comunità”. Ha definito Antonello e Messina inseparabili, auspicando un rapido successo delle indagini per riportare le tavole a casa. Anche il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha espresso profondo rammarico, annunciando il coinvolgimento diretto dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e la collaborazione con le autorità regionali per sostenere le indagini.
Il furto ha avuto un colpo di scena già nella notte stessa. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Sicilia, una famiglia che rientrava dalla tradizionale processione di Ferragosto ha notato due delle opere abbandonate vicino alla recinzione esterna del MuMe, sul lato di Viale della Libertà. Si tratta delle tavole con i santi Benedetto e Gregorio Magno, pezzi chiave del Polittico di San Gregorio. Questo ritrovamento fa pensare a un passo falso o a una fuga precipitosa dei ladri. Le forze dell’ordine mantengono il massimo riserbo, valutando ogni dettaglio con attenzione mentre le indagini proseguono. Restano ancora da trovare le altre opere rubate, fondamentali per ricomporre questo pezzo di storia tolto in una notte d’agosto.
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