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Sergii Melnitchenko, fotografo ucraino vincitore del PhEST 2026: l’archivio visivo della guerra raccontato dai soldati al fronte

Quando le parole non bastano, restano le immagini, dice Sergii Melnitchenko, fotografo ucraino nato a Mykolayiv nel 1991. La sua ultima opera, Frontline Rolls, ha vinto il PhEST International Award 2026. Non è una cronaca come tante. Dietro ogni scatto, c’è chi vive la guerra tutti i giorni, chi la sente sulla pelle e la vede con occhi diversi. Ventuno fotocamere usa e getta sono state consegnate ai soldati in prima linea, per catturare dettagli che sfuggono agli inviati tradizionali: un filo di fumo, un paesaggio silenzioso, un gesto di umanità in mezzo alla distruzione. Le immagini raccontano una guerra senza filtri, diretta e cruda, e ora si possono vedere a Monopoli, fino al 1° novembre.

Un archivio collettivo che restituisce umanità dentro la guerra

Frontline Rolls nasce con l’idea di abbattere il muro tra chi combatte e chi osserva da lontano, evitando le solite storie eroiche o i resoconti freddi. Sergii Melnitchenko ha lasciato da parte il suo stile costruito e ha scelto di mettere la macchina fotografica nelle mani dei soldati, diventati così veri autori. Ogni militare ha ricevuto una fotocamera analogica usa e getta, con solo 27 scatti a disposizione, una scelta che ha imposto una selezione attenta e spontanea di quello che valeva la pena fermare.

Le immagini non mostrano direttamente la guerra, ma frammenti di vita tra attese, ricordi e affetti. Fiori, animali, paesaggi e oggetti personali si mescolano ai segni di una realtà dura e imprevedibile. Ogni rullino diventa un diario visivo unico, specchio della personalità e dell’umore di chi ha scattato. I tempi di utilizzo variano da poche settimane a mesi, rivelando modi diversi di osservare e raccontare, e mettendo in luce la varietà di esperienze raccolte.

Da fotografo costruito a testimone istintivo: la svolta di un artista

Prima della guerra, Sergii Melnitchenko era noto per foto elaborate e scenografiche, con temi come la mascolinità e la cosmologia filtrati da composizioni immaginarie. Il conflitto ha cambiato radicalmente il suo modo di raccontare, spostandolo verso un’estetica più concettuale, meno documentaria. Frontline Rolls è il frutto di questo cambio di rotta.

La scelta delle fotocamere usa e getta è un gesto artistico preciso: non poter vedere subito le immagini stimola un rapporto più genuino e meno costruito con il soggetto. Sergii ha coinvolto una ditta di Kyiv per lo sviluppo, mantenendo tutto il lavoro “in casa” e rafforzando così il legame con il territorio e le persone.

I militari hanno avuto carta bianca, senza bisogno di competenze tecniche, affidandosi all’istinto e alle sensazioni del momento. Alcuni hanno consumato rapidamente tutti gli scatti, altri li hanno dosati nel tempo. Questo ha dato vita a un coro di voci diverse, tutte tese tra emozione, memoria e realtà di guerra.

Il fotografo dietro le quinte e il potere terapeutico delle immagini

Sergii non ha mai scattato direttamente al fronte. Il suo ruolo è stato sviluppare i rullini, catalogare le foto e raccogliere lettere e oggetti personali. Così si sono distinti nettamente il vissuto sul campo e il lavoro di archivio in studio.

Molti soldati non avevano mai usato una macchina fotografica, e proprio questa inesperienza ha reso ogni immagine più personale e spontanea, priva di costruzioni artistiche. Spesso hanno raccontato che scattare li ha aiutati a fermarsi, a osservare con calma in mezzo al caos e alla tensione. La fotografia è diventata così una forma di arteterapia, un modo per ritrovare umanità e raccontare la vita, anche in guerra.

L’umanità emerge da dettagli minuti: un portachiavi, un fiore, bossoli dipinti con cura. Non sono scene di battaglia, ma scorci di vita quotidiana che parlano dell’attaccamento a ciò che resta della normalità.

Un progetto che va oltre la mostra: rete solidale e memoria condivisa

Frontline Rolls non è solo una mostra o una raccolta di immagini. Dal 2022, anno in cui Sergii ha iniziato il suo volontariato, parte dei ricavati del progetto sostengono le Forze di Difesa ucraine. Durante le esposizioni in giro per il mondo restano attivi canali per raccogliere fondi grazie alla vendita di libri, fotografie e oggetti.

Il legame con i militari è un punto chiave. Alcuni di loro partecipano alle mostre, vedendo finalmente appesi alle pareti i propri scatti. Questi momenti danno un senso profondo al progetto, che diventa un ponte tra la vita di guerra e la società civile.

Sergii spera di ampliare il progetto, immaginando un archivio con centinaia o migliaia di fotografie da diversi fronti. Un patrimonio collettivo che potrebbe diventare un documento prezioso per musei e istituzioni, fondamentale per la storia e la memoria dell’Ucraina di oggi.

Frontline Rolls oltre i confini: un messaggio universale che parla a tutti

Dalla prima mostra a New York a quella di Copenaghen, passando per Georgia e Atene, Frontline Rolls ha raggiunto un pubblico internazionale. Sono in programma esposizioni in Svezia e Svizzera, mentre l’attività in Ucraina prosegue senza sosta.

I visitatori stranieri colpiscono per l’onestà emotiva delle foto, viste come uno sguardo vero sulla vita in guerra, lontano dai soliti reportage. Emergono storie che mettono in luce l’assenza di una normalità e la comune umanità di tutti, militari compresi.

Il messaggio più forte di Frontline Rolls è chiaro: nessuno nasce soldato. Attraverso immagini di oggetti e gesti della vita civile si ricorda che dietro l’uniforme ci sono persone che ogni giorno fanno un sacrificio enorme per la loro patria. Queste fotografie invitano a lasciare da parte la retorica e a vedere la poesia e la fragilità che abitano ogni combattente.

Redazione

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