Nel cuore della Reggia di Venaria, sessanta capolavori dal Musée des Beaux-Arts di Lione prendono vita a partire dal 2 ottobre 2026. Non si tratta di una semplice mostra: è un viaggio nel cuore pulsante dell’arte moderna, dove atelier e grandi maestri dialogano in un unico spazio. Quel luogo, più che una semplice esposizione, diventa un laboratorio di idee, un cantiere aperto dove forme e colori si intrecciano. La modernità qui non è una linea retta, ma una rete fitta di scambi, influenze e incontri inattesi. Tra nomi celebri e artisti meno conosciuti, la storia dell’arte si svela in una luce tutta nuova.
Curata da Sylvie Ramond, la mostra propone un approccio fresco e meno schematico alle rivoluzioni artistiche del secolo scorso. Qui il Novecento non è una serie di movimenti chiusi in se stessi, ma un dialogo aperto tra artisti e idee che si contaminano a vicenda. I big come Henri Matisse, Pablo Picasso, Georges Braque e Francis Bacon sono solo la punta dell’iceberg. Accanto a loro troviamo Raoul Dufy, Max Ernst, Jean Dubuffet, Sonia e Robert Delaunay, Pierre Soulages, Nicolas de Staël e Simon Hantaï. Mettere questi nomi a confronto restituisce l’immagine di un secolo dove ogni generazione raccoglie e rielabora l’eredità di quella precedente, dando vita a linguaggi nuovi. Il percorso mette in luce passaggi fondamentali: dall’esplorazione del colore alla scomposizione dell’immagine, dalla ricerca nell’inconscio alla non-figurazione, fino all’arte informale, dove gesto, luce e spazio si fondono.
L’atelier diventa il cuore pulsante della mostra, il filo conduttore che lega le quindici sezioni in cui è articolato il percorso. Ogni ambiente restituisce l’idea dello studio non solo come luogo tecnico, ma come spazio intimo di ricerca e scambio creativo. Alcune opere evocano direttamente questo ambiente, mentre le fotografie degli studi esposte lungo il cammino aiutano a calarsi nell’atmosfera vera del lavoro artistico. Un’attenzione particolare è riservata a Henri Matisse, il cui rapporto con l’atelier e la modella è al centro di questa rassegna. L’opera “Katia con la camicia gialla” del 1951, proveniente dal Musée des Beaux-Arts di Lione e scelta come immagine simbolo della mostra, racconta con forza questo legame.
“Atelier dei Moderni” non si limita a mostrare capolavori, ma punta a un dialogo diretto con il pubblico, soprattutto i più giovani. Un’area didattica dedicata invita ragazzi e appassionati a immergersi idealmente nello studio dell’artista, provando tecniche e materiali usati nel processo creativo. I laboratori sono un’occasione per vivere l’arte con le mani, trasformando la visita in un’esperienza concreta e coinvolgente. Questo progetto educativo accompagna la mostra principale, sottolineando il valore dell’atelier come luogo di crescita e scoperta. Dalla contemplazione all’azione, l’iniziativa stimola l’immaginazione e aiuta a capire la complessità dell’arte moderna.
L’appuntamento con “Atelier dei Moderni” alla Reggia di Venaria è un’occasione preziosa per ripensare il Novecento artistico in tutte le sue sfaccettature. Non una semplice esposizione, ma un invito a entrare nel cuore pulsante della creazione, a vedere attraverso lo sguardo degli artisti che hanno segnato un secolo di trasformazioni. Fino a metà febbraio 2027, Torino si conferma così uno dei luoghi chiave per la grande arte contemporanea.
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