Nel cuore verde dell’Umbria, una villa del 1850 si anima di nuova vita: “The Place of Silence” apre le porte agli artisti in cerca di pace. Lontano dal caos delle metropoli, qui il tempo sembra rallentare, avvolto dal silenzio e dalla natura. Pittori, musicisti e creativi trovano un rifugio per immergersi nel loro lavoro, senza distrazioni e con la libertà di preservare la propria intimità. Dietro a tutto c’è Riccardo Freddo, nome noto nel mondo dell’arte contemporanea, che vuole trasformare questo angolo d’Umbria in un punto di riferimento per chi fa dell’arte una necessità, non un semplice mestiere.
“The Place of Silence” nasce nel 2023 da un’esigenza concreta: dare agli artisti la possibilità di lavorare senza dover lasciare indietro la vita di tutti i giorni. Riccardo Freddo racconta come l’idea sia germogliata osservando il caso di un’artista con un bambino piccolo, che non poteva portare la famiglia durante una residenza. Da qui la volontà di creare uno spazio che unisse lavoro e vita, accogliendo non solo chi dipinge o compone, ma anche chi li accompagna: partner, figli, collaboratori.
Non si tratta solo di ospitalità, ma di costruire un contesto dove il tempo si dilata, il paesaggio parla e il dialogo si intreccia con la ricerca. La prima residenza, quella di Ioana Maria Sisea, si è conclusa con una mostra al Museo della Ceramica di Deruta, a dimostrazione che il progetto non si esaurisce nel periodo di permanenza ma apre a percorsi duraturi. L’obiettivo è costruire un ponte tra artista, territorio e istituzioni culturali, valorizzando la lunga tradizione artistica che l’Umbria custodisce da secoli.
La selezione degli ospiti non segue etichette di età o correnti artistiche, ma si basa su una “voce” autentica e personale. Freddo cerca artisti ancora capaci di porsi domande e disponibili a lasciarsi plasmare dall’ambiente che li circonda, facendo della residenza un momento di trasformazione più che una semplice fase produttiva.
La residenza non si rivolge solo agli artisti visivi, ma apre le porte anche a musicisti, curatori, scrittori e ricercatori. Questo moltiplica le possibilità di confronto e contaminazione in un luogo unico. L’Umbria, con il suo paesaggio, la storia e l’artigianato, diventa parte attiva del progetto, generando incontri e scambi difficili da trovare altrove.
Qui il silenzio non è solo l’assenza di rumore, ma un vero spazio di sospensione. In un mondo sempre connesso e veloce, poter fermarsi, osservare e lasciar maturare un’idea senza fretta è un privilegio raro. Gli artisti che arrivano dalle grandi città sentono subito questo cambio di ritmo: camminare nei boschi, osservare la luce, visitare musei, incontrare la gente del posto trasformano il loro modo di creare.
Questa lentezza non è inattività. Vuole invece recuperare il gusto di vivere il tempo con calma: un pasto senza fretta, una chiacchierata tranquilla, una passeggiata meditativa sono rituali che Freddo vuole offrire agli ospiti, integrando così lavoro creativo e vita quotidiana. Così la residenza diventa un luogo vivo, fatto di persone e relazioni.
La scelta dell’Umbria non è casuale, spiega Freddo: la regione ha una storia artistica e culturale importante. Negli anni Sessanta e Settanta è stata crocevia di sperimentazioni internazionali, con artisti come Alberto Burri, Joseph Beuys e Alexander Calder, e ha ospitato eventi come il Festival dei Due Mondi di Spoleto. Questo passato rende l’Umbria fertile per un progetto di arte contemporanea che sappia dialogare con il mondo.
La residenza vuole ricollegare questa eredità a una nuova generazione di artisti e a un pubblico internazionale, sfruttando le risorse naturali, spirituali e storiche del territorio come base per un lavoro creativo contemporaneo.
Le candidature arrivano sia spontaneamente sia tramite segnalazioni di curatori, direttori di musei e artisti. Per rendere più rigoroso e strutturato il processo, è prevista la creazione di un Advisory Board internazionale che si occuperà della selezione.
L’idea è costruire legami forti tra residenza, istituzioni e mondo dell’arte, trasformando ogni esperienza in occasioni che durino nel tempo: mostre, acquisizioni, collaborazioni, percorsi creativi. L’obiettivo è superare l’idea della residenza come parentesi temporanea, per farne un vero ecosistema culturale che coinvolga tutta la filiera artistica.
Freddo sogna che entro cinque anni “The Place of Silence” diventi una realtà riconosciuta a livello internazionale, con una possibile sede in Giappone, paese che coniuga tradizione e modernità in sintonia con la filosofia del progetto. Ma il piano più ambizioso è di lungo termine: creare una fondazione che raccolga l’archivio e la memoria delle residenze, costruendo una collezione permanente e uno spazio d’incontro fra artisti umbri e internazionali.
Questa fondazione dovrebbe favorire lo scambio culturale e avvicinare i giovani, portando la regione a dialogare con il mondo senza dover passare per le grandi capitali artistiche. Oltre a un museo, la fondazione vorrebbe sostenere una comunità attiva anche dopo la fine delle residenze.
Uno degli obiettivi principali è mantenere vivo il senso di comunità nato durante le residenze. Freddo punta a costruire una rete duratura di incontri, collaborazioni e amicizie che resistano al tempo e alla distanza.
Gli artisti, i curatori e gli studiosi che passano da “The Place of Silence” devono sentirsi parte di questo spazio anche dopo il ritorno a casa. Questa energia si percepisce già come una forza propulsiva e, con una fondazione dedicata, si potrà garantire che la comunità si consolidi e cresca, indipendentemente dalla presenza fisica del fondatore.
Il valore di una residenza, insomma, si misura più da ciò che resta dopo la partenza degli ospiti che dal numero di opere prodotte durante il soggiorno. “The Place of Silence” si propone così come un modello nuovo per la ricerca artistica contemporanea: radicato in un territorio ricco di storia, ma con lo sguardo rivolto a un futuro aperto e internazionale.
A Messina, un furto ha trafugato pezzi unici del patrimonio culturale, lasciando dietro di sé…
Quando ho scritto “Orologiaio”, non cercavo applausi. Era più una sfida con me stesso, un…
A 3600 metri di quota, il Salar de Uyuni si stende come un mare bianco…
Nel cuore di Torino, un angolo di storia si riaccende. La galleria Simóndi, da oltre…
Il 30 agosto 1926, davanti alla chiesa di Saint Malachy a Manhattan, si radunarono più…
Non c’è Siviglia, questa volta. La scena si apre su un deserto spoglio, un luogo…