Categories: Arte

Da Messico a Bolzano: l’arte sonora di Francesco Fonassi trasforma lo spazio pubblico con Gritar, No Caer

Nel mezzo del deserto messicano, dove le leggende si intrecciano con il silenzio più profondo, Francesco Fonassi ha acceso una scintilla sonora. Nato a Brescia nel 1986, l’artista ha guidato un pick-up modificato, trasformandolo in uno strumento musicale ambulante, attraversando la misteriosa Zona del Silenzio. È lì, nel 2025, che ha dato vita a “Gritar, No Caer”: un progetto che fonde paesaggio, mito e tecnologia in un unico racconto. Da quel luogo remoto, l’opera ha iniziato un viaggio che l’ha portata fino alle piazze di Copenaghen e Bologna, per poi trovare dimora stabile nel Museion di Bolzano, dove oggi risuona come installazione sonora permanente.

Zona del Silenzio: tra scienza e leggende, un luogo fuori dal tempo

La Zona del Silenzio, o Bolsón de Mapimí, si estende per circa 400×400 chilometri in una zona desertica e isolata, abitata solo da qualche famiglia di allevatori. Questo angolo remoto del nord del Messico è diventato famoso per eventi strani e inspiegabili che hanno alimentato storie e miti. Negli anni Sessanta, caddero meteoriti, si svolsero test nucleari e da allora si sono registrate luci misteriose nel cielo e strane anomalie elettromagnetiche. Tutto questo ha creato attorno alla zona un’aura quasi leggendaria, a metà tra scienza e paranormale.

Fonassi si è concentrato in particolare sul fenomeno per cui la forte presenza di ferrite nel terreno bloccherebbe le onde radio, isolando la zona dal resto del mondo tecnologico. Affascinato da questa credenza, ha deciso di metterla alla prova con un pick-up attrezzato con una piccola stazione radio a onde corte: un laboratorio mobile per trasmettere, ricevere e amplificare segnali in questa terra “silenziosa”. Così la sua ricerca è diventata un modo per dialogare con l’ambiente, mescolando tecnologia e mito.

Un viaggio duro, tra deserto e imprevisti: la nascita del progetto

La spedizione in Messico ha richiesto una preparazione attenta e tanta flessibilità in un territorio difficile. Partiti in tre da Città del Messico, hanno percorso circa 3500 chilometri, attraversando quattro stati prima di arrivare nei punti più isolati della Zona del Silenzio. Il clima estremo, sentieri poco segnati e mille problemi logistici hanno trasformato ogni giornata in una piccola avventura. Muoversi a ritmo lento, ascoltando i segnali nascosti nel paesaggio, ha portato a cambiare spesso i piani e scoprire nuove strade.

Per Fonassi la sfida era doppia: verificare se i segnali radio, quelli prodotti in studio e quelli nati dall’incontro con il deserto, potessero davvero essere trasmessi, ma anche lasciarsi influenzare dall’immaginario intenso che avvolge quel luogo. Questa tensione tra realtà e mito attraversa tutta l’esperienza, mettendo l’artista nella posizione di osservatore e narratore, sospeso tra ciò che si sente e ciò che si racconta.

Dal deserto al museo: come nasce un’opera che unisce performance e installazioni

I suoni raccolti in quel viaggio non sono rimasti un semplice ricordo, ma si sono trasformati in una serie di performance e installazioni audiovisive. Dopo la prima presentazione al Museo El Eco di Città del Messico, “Gritar, No Caer” ha toccato l’Europa: Bologna nel 2025, Copenaghen nel 2026, e oggi trova casa stabile al Museion di Bolzano come installazione sonora permanente.

Questo passaggio dal deserto al museo cambia radicalmente il modo in cui l’opera viene vissuta e percepita. Diventa una presenza concreta, ma allo stesso tempo richiama la lontananza e il mistero del luogo d’origine. I suoni non sono solo un archivio o un reperto, ma si caricano di un’aura quasi sacra, come un fenomeno reale da ascoltare. A completare l’esperienza ci sono immagini, foto e video della collaboratrice artistica Nata Failde, che raccontano il paesaggio e il lavoro dietro le riprese, aiutando a ricostruire la storia complessa del progetto.

Sul tetto del Museion: il suono che dialoga con la città

L’installazione di Fonassi è posizionata sul tetto del Museion, da dove si affaccia sulla città di Bolzano. Qui il suono si apre allo spazio pubblico e si rivolge a chiunque passi, per caso o per scelta. La collocazione non è casuale. Frida Carazzato, curatrice scientifica del Museion, spiega che “Gritar, No Caer” fa parte di un percorso più ampio sul ruolo del suono negli spazi urbani, tema centrale del programma ArtClub, rivolto a un pubblico giovane e curioso di nuove forme di partecipazione culturale.

L’installazione è inserita nel progetto triennale Museiopolis , che vuole rafforzare il legame tra museo e territorio altoatesino. Con il suo lavoro, Fonassi contribuisce a ripensare il museo non come un luogo chiuso, ma come nodo di una rete culturale diffusa. L’opera diventa così uno strumento per attivare un dialogo continuo tra museo, città e abitanti, tentando di ridefinire il concetto di spazio pubblico.

Il suono come strumento di dibattito globale: il seminario “The Sound of Public Space”

“Gritar, No Caer” ha anche ispirato il seminario internazionale “The Sound of Public Space”, organizzato dal Roskilde Museum of Contemporary Art in Danimarca e guidato da Christian Skovbjerg Jensen. L’incontro ha messo al centro temi importanti legati al suono negli spazi condivisi: chi ascolta? Chi decide quali suoni hanno diritto di esistere? E quali sono le conseguenze politiche, sociali e culturali di tutto questo?

Jensen ha sottolineato come il progetto di Fonassi sia un esempio concreto di ricerca artistica e sperimentazione sonora, capace di mettere in discussione non solo la trasmissione tecnica dei suoni, ma anche il modo in cui questi diventano paesaggi immaginari condivisi. Al seminario hanno partecipato voci diverse, come Holger Schulze, che ha parlato di “sonic fiction”, e Cally Spooner, che ha messo in luce la natura effimera del suono nelle performance.

Altri interventi hanno approfondito la pratica di Fonassi, ampliando il contesto storico, politico e filosofico del progetto. Il confronto ha mostrato come il suono nello spazio pubblico sia un fenomeno vivo, fatto di tensioni tra inclusione ed esclusione, tra partecipazione attiva e ascolto passivo, e come apra nuove strade per relazioni e dibattiti.

“Gritar, No Caer” supera confini geografici e culturali, mescolando la mappa sonora di un deserto messicano con la vita delle città europee. Con il suo lavoro, Francesco Fonassi rompe il silenzio con segnali radio e visioni, trasformando paesaggi e spazi urbani in luoghi di ascolto e dialogo continuo.

Redazione

Recent Posts

Cerimonia d’Apertura Giochi del Mediterraneo 2026 a Taranto: Arte e Sport in uno Spettacolo Unico

Il 20 agosto 2026, lo stadio di Taranto si è acceso di luci e colori,…

2 ore ago

Cinque Videogiochi Imperdibili tra Ecosistemi, Anni ’90 e Mondi Impossibili: Le Nuove Recensioni di Artribune

Michael Brough, game designer neozelandese, ha appena lanciato un nuovo capitolo della sua celebre serie…

3 ore ago

Giochi del Mediterraneo Taranto 2026: Cerimonia d’Apertura Spettacolare tra Arte e Sport

Il 20 agosto 2026, lo stadio di Taranto si è trasformato in un palcoscenico vibrante…

4 ore ago

Val Vigezzo, la Valle dei Pittori delle Alpi Piemontesi da Scoprire tra Arte e Natura

Tra le montagne che segnano il confine tra la Val d’Ossola e il Canton Ticino,…

5 ore ago

Timișoara inaugura il primo museo d’arte contemporanea Art Encounters con un’esposizione dedicata a Picasso

Nel cuore di Timișoara, una città che nel 2023 ha brillato come Capitale Europea della…

7 ore ago

Musei Universitari in Italia: Tesori Nascosti tra Cultura e Ricerca

«Non è solo un museo, è un viaggio nel tempo». Parola di chi ha varcato…

7 ore ago