L’estate a Cortina d’Ampezzo ha quel non so che di magico. Non è solo il fresco delle Dolomiti a fare la differenza, ma quell’alchimia sottile che nasce quando arte e natura si incontrano. Nel 2026, sette artisti si sono ritirati nella villa “Il Castelletto” della famiglia Parolin, immersi in questo paesaggio, con l’obiettivo di catturarne l’essenza e trasformarla in forme contemporanee. Un’eco lontana, quella delle esploratrici Amelia Edwards e Lucy Renshaw, che oltre 150 anni fa sfidavano le montagne con i loro taccuini, lasciando tracce indelebili della loro esperienza. Oggi, però, a raccontare sono le opere: materiali, tecnologia, storie locali che si intrecciano in un dialogo vivo e pulsante tra ieri e oggi.
Al centro di tutto c’è “Genius Loci Cortina”, un progetto nato dall’idea di Clara Pacifico Natoli, gallerista, e Valentina Chiminelli Parolin, collezionista, entrambe legate da una grande passione per le Dolomiti e l’arte contemporanea. Da maggio a luglio, la villa “Il Castelletto” ha ospitato una residenza artistica: sette creativi, con stili e approcci molto diversi, hanno attinto a piene mani dal paesaggio e dalla cultura locale. Le mura e i giardini della villa sono diventati un laboratorio a cielo aperto, dove natura, storia e tecnologia si sono mescolate per dare vita a opere nuove, tutte con un unico scopo: raccontare il genius loci, lo spirito autentico di questo angolo di montagna.
La villa, poco fuori dal centro di Cortina, ha offerto agli artisti non solo uno spazio dove lavorare, ma anche un contatto diretto con l’ambiente circostante. Il 24 agosto, l’apertura della mostra ha permesso al pubblico di vedere il risultato di mesi di ricerca intensa. Per i visitatori è stata un’occasione per guardare Cortina con occhi diversi, anche grazie a chi, per la prima volta, si è confrontato con questo territorio portando un punto di vista nuovo e originale.
Il cuore di Genius Loci Cortina 2026 sta nel dialogo tra le Dolomiti e la sensibilità di sette artisti che l’hanno interpretata in modi molto diversi. Giacomo Costa, con il suo video “Time-lapse 3”, parte da un paesaggio montano senza tempo, quasi sospeso, e da qui si sviluppano i percorsi degli altri creativi.
Massimo Catalani usa la polvere di dolomia per dare forma alle montagne in lavori materici come “Dalla sabbia alle montagne”, evocando il legame fisico tra la materia e il luogo. Matteo Basilé mescola fotografia e realtà aumentata in “Dolomia 9”, costruendo un’immagine poetica ispirata a figure mitiche del territorio, trasformandola in esperienza digitale.
Vincenzo Marsiglia porta la tecnologia HoloLens 2 con “Map Star The World Cortina”, sovrapponendo stelle a elementi naturali e architettonici locali, creando un ponte tra mondo reale e virtuale. Matteo Sanna, con “I custodi del limite”, incide su carte acquerellate con acqua del lago Limedes, evocando i confini, fisici e simbolici, di questo territorio.
Antonio Barbieri si concentra sui dati ambientali per dar vita a sculture come “Lichene”, dove neve e il flusso del fiume Boite diventano elementi concreti. Nel suo “Circulus”, invece, trasforma l’emozione dell’ambiente in impulsi elettroencefalografici.
Infine, Roberto Maria Lino lavora sui tessuti tipici ampezzani con “Geografia della traccia”, unendo cuciture su patchwork per raccontare la comunità, l’inclusione e le radici storiche delle famiglie locali.
Dietro a tutto c’è il sostegno concreto dei coniugi Parolin e l’impegno di Clara Pacifico Natoli, che non si sono limitati al semplice aiuto economico. Hanno partecipato attivamente alla creazione delle opere e hanno voluto aprire la villa a cittadini e visitatori.
“Il Castelletto” è così diventato un punto di incontro fra artisti, residenti, turisti e appassionati, confermando quanto sia importante rendere accessibile lo spirito del territorio attraverso l’arte contemporanea. Questa apertura ha favorito un dialogo vero tra chi vive qui e chi arriva da fuori, chiamato dagli ampezzani “forestì”, offrendo nuove chiavi per leggere natura e cultura locale.
Questa sinergia tra artisti e comunità ha portato alla luce aspetti spesso dimenticati di Cortina, restituendo nuova vita a un patrimonio che la storia ha custodito per generazioni, ma che si rinnova grazie all’energia dell’innovazione culturale.
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