Biennale dello Stretto 2026: l’architettura del Mediterraneo tra innovazione e tempo in trasformazione

Il Forte Batteria Siacci a Campo Calabro si prepara a riaccogliere visitatori e curiosi, trasformandosi ancora una volta in un crocevia di idee e visioni. Dal 18 settembre al 13 dicembre 2026, la Biennale dello Stretto torna a intrecciare Calabria e Sicilia in un racconto vivo, fatto di mutazioni continue. Non è solo un evento: è una sfida al tempo e allo spazio, una riflessione profonda su come il cambiamento, mai episodico, modelli paesaggi, culture e identità.

I primi giorni si concentrano tra Reggio Calabria, Scilla e Campo Calabro, territori che da sempre vivono la complessità dell’incontro e della rigenerazione. Qui, sotto la guida attenta di Alfonso Femia, Annalisa Metta e Salima Naji, architetti e curatori hanno costruito un percorso espositivo che parla di architettura come strumento di trasformazione. Insieme a professionisti di diverse generazioni, hanno dato vita a un dialogo multidisciplinare che attraversa l’intera area dello Stretto, raccontando una storia di mutazioni profonde e rinascite possibili.

Mutazioni: il cuore pulsante della Biennale

Il tema guida della manifestazione è potente e denso: mutazioni. Non solo cambiamenti fisici o materiali, ma trasformazioni culturali, sociali e ambientali che richiedono una lettura costante e un approccio progettuale dinamico. La scelta di questo tema apre un confronto sul ruolo dell’architettura oggi, in un tempo in cui la stabilità si dissolve e ogni trasformazione diventa occasione per rigenerare e riflettere criticamente.

La curatela ha seguito una strada polifonica, coinvolgendo un gruppo eterogeneo di esperti chiamati a intrecciare discipline e punti di vista. Tra loro, nomi come Gaetano Di Gesù, Daniele Durante, Alessandra Ferrari e molti altri, con background diversi che arricchiscono la narrazione, rendendola corale e multidimensionale. Il risultato è una mostra articolata che esplora le varie sfaccettature della mutazione nello Stretto, dalla dimensione urbana a quella culturale, passando per l’ambiente e le dinamiche sociali.

Al centro della manifestazione c’è anche un dialogo stretto con le istituzioni locali e i professionisti del territorio. La collaborazione con gli ordini professionali locali – come l’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria e quello di Messina – ha permesso di integrare ricerche e progetti legati alla rigenerazione territoriale e agli effetti di eventi climatici recenti, come il ciclone tropicale Harry. Questi contributi arricchiscono la mostra Mutazioni, che sarà accessibile gratuitamente per tutta la durata della Biennale.

Università e ordini professionali: un ponte tra ricerca e pratica

La Biennale dello Stretto conferma il suo ruolo di piattaforma dove ricerca accademica e pratica professionale si incontrano. Numerose università e accademie italiane partecipano attivamente con studi, progetti e ricerche. Tra queste, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, l’Accademia di Belle Arti di Catania, l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e la ABADIR – Academy of Design and Visual Communication, insieme ai poli tecnici di Bari, Torino, Milano e grandi atenei nazionali come IUAV di Venezia e l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Questa rete ampia offre un panorama ricco di idee e soluzioni concrete per valorizzare e rigenerare i territori coinvolti. Gli ordini professionali aggiungono esperienze e studi specifici, concentrandosi sugli impatti climatici e sulla progettazione sostenibile e resiliente. Così si crea un confronto indispensabile tra chi disegna lo spazio e chi lo vive, tra teoria e pratica.

Da segnalare in particolare la call promossa dall’Ordine degli Architetti di Reggio Calabria dedicata alla rigenerazione del territorio cittadino, con i lavori esposti al Forte Batteria Siacci. Parallelamente, l’Ordine degli Architetti di Messina ha avviato uno studio sugli effetti del ciclone Harry nella fascia dello Stretto, approfondendo le dinamiche territoriali colpite e stimolando strategie di adattamento.

Apertura con eventi, lezioni e performance

L’avvio della Biennale sarà denso di appuntamenti. Dal 18 settembre si susseguiranno lectio magistralis, talk e presentazioni su diversi aspetti della cultura architettonica e artistica, con la partecipazione di esperti, progettisti e operatori culturali. Il Forte Batteria Siacci ospiterà eventi di rilievo, tra cui la lectio di Didier Fiuza Faustino, architetto e fondatore del Bureau des Mésarchitectures, una figura di riferimento a livello internazionale nel campo dell’architettura sperimentale.

Tra le performance più attese c’è “Orizzonti capovolti sul mare sospeso”, ideata da Aldo Zucco e Massimo Savoia con la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Questa performance rappresenta la complessità del rapporto con il paesaggio e il cambiamento, in dialogo con il contesto e i temi della Biennale. L’iniziativa vuole stimolare nuove chiavi di lettura artistiche legate ai mutamenti territoriali.

Gli incontri si svilupperanno anche in forme di confronto collettivo e dibattito pubblico, coinvolgendo partecipanti da diversi settori. Saranno momenti importanti per approfondire le implicazioni sociali, ambientali e politiche del tema della mutazione, offrendo spunti concreti per la trasformazione in corso nelle aree dello Stretto.

Rigenerazione urbana e culturale: il nodo cruciale

Uno degli aspetti centrali della Biennale è la rigenerazione urbana e culturale come risposta alle sfide attuali. Sabato 19 settembre, al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, si terrà un confronto aperto sul tema “Ridare i luoghi alle persone”. Architetti, amministratori e rappresentanti istituzionali si ritroveranno attorno a questo concetto, con interventi di rilievo come quello di Francesca Salvarani, presidente dell’OAPPC di Genova, insieme a esponenti locali impegnati nella pianificazione urbana.

Il giorno seguente sarà dedicato alla rigenerazione urbana dal punto di vista culturale e territoriale. Al Forte Batteria Siacci si svolgerà un talk aperto con Angelo Piero Cappello, dirigente del Ministero della Cultura specializzato nella cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo. Seguirà un dialogo multidisciplinare con docenti universitari, architetti e curatori, tra cui Matteo Manfredini, demografo, e Andrea Boschetti, architetto fondatore dello studio Metrogramma. Sarà anche presentato il progetto editoriale ArtribuneRender, che guarda alla rigenerazione urbana come leva per lo sviluppo culturale e sociale.

Queste iniziative confermano la volontà della Biennale di aprire un dibattito collaborativo, dove diversi saperi si intrecciano per trovare soluzioni concrete per il territorio dello Stretto. La manifestazione lascia spazio a attori locali e internazionali per interrogarsi insieme sulle nuove forme di rigenerazione, senza perdere di vista la complessità dei mutamenti in atto.

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