Alicja Kwade a Todi: la mostra che sfida tempo, gravità e percezione alla Fondazione Beverly Pepper

Nel cuore di Todi, tra le pietre antiche e i palazzi secolari, qualcosa di insolito cattura lo sguardo. La mostra di Alicja Kwade, artista polacca dal respiro concettuale, non è una semplice esposizione: è un viaggio che smonta il tempo e lo spazio, pezzo dopo pezzo. Camminando tra piazza del Popolo e la Sala delle Pietre, ti ritrovi a dubitare dei tuoi sensi, a interrogarti su quel flusso invisibile che chiamiamo tempo, ora reso solido, quasi palpabile. Qui la realtà si fa malleabile, pronta a essere riscritta sotto i tuoi occhi.

Quando il tempo sembra andare al contrario

Si apre così il percorso con Against the Run , un orologio analogico sospeso nella Sala delle Pietre che gioca con i nostri sensi. A prima vista sembra andare al contrario, eppure segna l’ora esatta. Il trucco sta nel meccanismo invertito, che ribalta il nostro modo di leggere il tempo. Il messaggio è chiaro e potente: “non è il tempo a sbagliare, ma noi a interpretarlo male.” Qui Kwade ci spinge a rivedere il rapporto tra ciò che vediamo e ciò che accade, smontando le convinzioni che spesso ci ingannano. Quel gioco tra apparenza e realtà costringe a mettere in dubbio le nostre certezze, a riflettere su come il cervello interpreta ciò che vede, mostrando quanto la realtà possa essere fragile e instabile.

Le nostre abitudini sociali e culturali, che regolano il modo in cui guardiamo il mondo, giocano un ruolo decisivo in questa illusione. Kwade usa questo aspetto per creare una frattura tra apparenza e realtà, mettendo in luce lo spazio inesplorato tra ciò che pensiamo e ciò che percepiamo davvero. Against the Run diventa così un invito a prendere coscienza di come viviamo il tempo, di come lo percepiamo tra effimero e concreto, in un orologio che sfida i nostri sensi.

88 seconds: fermare il tempo per capire il presente

Con 88 seconds, Kwade spezza ancora di più le abitudini con una fila di anelli in acciaio che sembrano ruotare senza sosta per poi fermarsi sul pavimento. Qui il tempo non scorre più come una linea continua, ma si scompone in momenti fermi, tappe isolate nel tempo. Il movimento si trasforma in blocchi di presente, ciascuno con la sua realtà. L’artista ci invita a riflettere sul presente assoluto: passato e futuro si annullano, conta solo l’adesso.

L’effetto è forte: quella tensione tra ciò che si muove e ciò che si ferma si fa quasi palpabile. La disposizione degli anelli non è solo estetica, ma un modo per spingere chi guarda a concentrarsi sull’istante, a cogliere l’essenza di ogni momento come unica vera realtà. L’opera rende visibile l’invisibile, trasformando un concetto astratto come il tempo in un’esperienza concreta, da osservare e toccare con mano.

Con questa installazione Kwade porta la filosofia fuori dai libri, materializzando il flusso dell’esistenza in oggetti di acciaio e spazio. Non è più solo un’idea, ma qualcosa che si può vedere e sentire, un modo nuovo di leggere la realtà lasciando da parte la concezione tradizionale del tempo.

A year and 235 missing days: il tempo che viviamo e quello che perdiamo

L’esplorazione del tempo continua con A year and 235 missing days, opera del 2024 che mescola lancette che segnano il tempo vissuto e spazi vuoti che rappresentano quello perduto. Un contrasto visivo che invita a riflettere sulla nostra presenza, ma anche su ciò che sfugge, su ciò che non viviamo.

L’opera diventa così un simbolo tangibile dell’assenza che si fa concreta nel flusso del tempo. Quel vuoto non è solo mancanza, ma parte integrante della nostra esperienza. Kwade apre una riflessione sul valore del presente e sulla fragilità del tempo, spingendo a pensare a cosa scegliamo di vivere davvero e cosa invece lasciamo scivolare via, perduto nella memoria.

Il gioco tra pieno e vuoto ci ricorda che il tempo è una costruzione personale e collettiva, e che spesso la perdita la affrontiamo non con concetti astratti, ma attraverso immagini e momenti concreti. Questa opera si inserisce perfettamente nel percorso della mostra, spingendo il pubblico a guardare oltre la superficie, tra ciò che diamo per scontato e ciò che invece definisce la nostra esistenza.

ParaPosition: la sedia che sfida la gravità e il tempo sospeso

In piazza del Popolo domina ParaPosition, installazione del 2024 che colpisce per la sua forza fisica e simbolica. Una struttura in acciaio sostiene massicce pietre in equilibrio precario. Al centro, una sedia di bronzo è posta proprio sotto la roccia più pesante. L’effetto è immediato: sembra che il tempo si fermi, che la gravità stessa venga messa in pausa.

La sedia diventa così un oggetto surreale, quasi assurdo, che blocca la caduta naturale delle pietre e trasforma quell’istante in un presente che si dilata all’infinito. Chi visita l’opera è invitato, quasi sfidato, a salire su quella sedia e assumersi il rischio di quel momento congelato. Un gesto simbolico, che soprattutto i bambini accolgono con spontaneità, dando vita all’interazione prevista dall’artista.

ParaPosition trasforma lo spazio pubblico in un luogo vivo, dove la scultura non è più un monumento da guardare da lontano, ma un elemento con cui confrontarsi. L’opera fa dialogare rigore e percezione, massa e vuoto, natura e cultura.

La Fondazione Progetti Beverly Pepper: cuore pulsante dell’arte contemporanea a Todi

La mostra di Kwade si inserisce in un contesto culturale di rilievo, grazie alla Fondazione Progetti Beverly Pepper, attiva a Todi dal 2018. Fondata dalla celebre scultrice americana Beverly Pepper, che scelse Todi come seconda casa, la fondazione porta avanti un’eredità di innovazione e apertura verso l’arte contemporanea, curando il Parco di Sculture e promuovendo eventi di rilievo internazionale.

Dopo artisti del calibro di Arnaldo Pomodoro e Fabrizio Plessi, la scelta di Kwade conferma la volontà di favorire un dialogo tra creativi che condividono una visione nuova della scultura come mezzo per trasformare lo spazio in un luogo di incontro e riflessione.

La mostra diventa così un capitolo importante per la fondazione, un ponte tra passato e futuro dell’arte contemporanea in Umbria. La presenza di una donna artista come Kwade sottolinea anche il ruolo crescente delle donne nella scena artistica, con linguaggi e pratiche in continua evoluzione.

Kwade e Pepper: due visioni unite dall’arte pubblica

Nonostante stili diversi, Kwade e Pepper condividono una stessa idea di arte pubblica “connettiva”, come spiega Elisa Veschini, presidente della fondazione. Per entrambe la scultura non è più un oggetto da ammirare da lontano, ma un dispositivo da attivare, capace di creare un rapporto vivo con chi osserva.

Così la scultura diventa un luogo di esperienza, un dialogo aperto in cui il visitatore è parte dell’opera stessa.

Kwade ha firmato anche il manifesto della quarantesima edizione del Todi Festival, rafforzando il suo legame con la città. Le sue opere, che spingono a riflettere sul tempo e lo spazio, portano l’arte fuori dai musei e dentro la vita di tutti i giorni. Qui la scultura non è solo forma, ma strumento di partecipazione e confronto.

L’impatto della mostra va oltre l’arte: coinvolge mente, corpo e ambiente, spingendo a guardare oltre i confini della percezione abituale. Il lavoro di Kwade si inserisce così nel solco tracciato dalla Fondazione, aprendo nuove strade e trasformando il rapporto tra arte, pubblico e città.

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