’O sole mio riscritto con pennellate di cancellature: a Napoli, la tradizione musicale si trasforma in arte visiva. Nel cuore del Museo di Capodimonte, Emilio Isgrò mette in scena un dialogo insolito tra note e colori. Le canzoni napoletane più celebri, quelle che tutti conoscono e cantano, vengono “cancellate” per farsi leggere sotto una luce nuova. Non è solo un gioco estetico, ma un modo per scavare nel senso più profondo dei testi, per far emergere memorie e tensioni nascoste. Napoli stessa si rivela così, tra ritmo e poesia, passato e presente, in un’esperienza che sorprende e coinvolge.
Nel Settecento Napoli era uno dei grandi centri musicali d’Europa. Quattro conservatori formavano artisti destinati a lasciare il segno nella musica classica. I teatri San Bartolomeo e San Carlo – che ancora oggi è uno dei più prestigiosi – erano il fulcro di una scena operistica vivace, che attirava compositori e spettatori da tutto il continente. Ma accanto a questo mondo colto si sviluppava una musica popolare fatta di canzoni legate alla vita di tutti i giorni, alle feste di paese, agli eventi storici. Questa doppia anima ha dato vita a un’identità musicale complessa, dove cultura alta e tradizione orale si intrecciavano, creando un patrimonio sonoro che ancora oggi definisce Napoli.
La mostra “Canto Napoli”, curata da Eike Schmidt e aperta fino al 29 settembre 2026, espone 25 partiture simbolo della canzone napoletana, coprendo quasi centocinquant’anni di storia. Tra i brani più noti ci sono Te voglio bene assaje , Funiculì funiculà , ’O sole mio , fino a pezzi del Novecento come Malafemmena e Tu si’ ’na cosa grande . Isgrò applica il suo famoso metodo della cancellatura, togliendo selettivamente parti di testo e musica ma lasciandone altre intatte. Il risultato non è una semplice cancellazione, ma una riscrittura che trasforma la pagina in un’opera visiva nuova, capace di amplificare il senso originario. Le due versioni cromatiche del dittico su ’O sole mio giocano con luce e ombra, creando un dialogo vivo tra parole e vuoti, una sorta di danza tra presenza e assenza davanti agli occhi dello spettatore.
Un dettaglio curioso della mostra sono le api e le formiche che Isgrò ha disegnato sulle partiture. Questi insetti, che sembrano muoversi liberamente sulle superfici cancellate, interrompono il flusso ordinato dei testi con movimenti spontanei. Non sono solo decorazioni: api e formiche rappresentano il lavoro collettivo, la fatica silenziosa, la costruzione di qualcosa di grande a partire da gesti piccoli e ripetuti. Questa scelta riflette la filosofia di Isgrò, per cui cancellare non significa distruggere, ma proteggere e rigenerare il testo originale, creando nuove immagini e sguardi. Così la pagina musicale diventa un organismo vivo, sempre in trasformazione, che coinvolge chi guarda.
Oltre ai libri-scultura fatti modificando i testi musicali, la mostra presenta anche tre sculture a grandezza naturale: due mandolini e una chitarra classica, realizzati nel 2025 e sottoposti allo stesso trattamento di cancellatura. Questi strumenti, attraversati dagli insetti simbolici, collegano la grafica con l’oggetto reale della musica. Con queste sculture, Isgrò amplia il suo campo d’azione, mettendo in dialogo arte contemporanea e memoria collettiva. L’esperienza diventa più concreta, invitando i visitatori a percepire la musica anche in forma visiva e tattile, arricchendo la lettura delle opere nelle sale di Capodimonte.
Napoli è famosa nel mondo non solo per i suoi paesaggi ma anche per un patrimonio musicale che è un vero e proprio segno d’identità. La lingua napoletana, con il suo ritmo e la sua musicalità, ha superato da tempo i confini regionali, affermandosi come un dialetto ricco e autonomo. Le canzoni tradizionali, spesso reinterpretate dai grandi nomi della musica italiana e internazionale, hanno raccontato per secoli storie di amore, nostalgia, lotta e festa. Isgrò, con questa mostra, mette sotto i riflettori questo patrimonio, ridando valore a un repertorio spesso dato per scontato. La sua opera non cancella o banalizza la storia, ma la rigenera, offrendo a un pubblico moderno una nuova chiave per ascoltare la città cantata.
Napoli si conferma così un luogo dove la musica è molto più di un semplice intrattenimento: è traccia storica, esperienza collettiva, linguaggio visivo dimenticato che torna a vivere grazie a un artista capace di unire arte, musica e memoria culturale. Al Museo di Capodimonte, “Canto Napoli” è un’occasione speciale per guardare la città con occhi diversi e lasciarsi contagiare dal ritmo della sua eredità sonora rinnovata.
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