Il cantiere navale di Tersane, affacciato sul Bosforo, ha una storia che si mescola con il presente: un tempo luogo di lavoro duro, oggi palcoscenico d’arte e cultura. Ogni anno, le sue pietre e le strutture in acciaio si animano per Contemporary Istanbul, una fiera che ha conquistato un ruolo di primo piano nel panorama artistico globale. Giunta alla ventunesima edizione, l’evento non si limita a celebrare l’arte contemporanea: quest’anno, mette sotto i riflettori l’arte asiatica, intrecciando radici tradizionali e impulsi moderni. Un segnale chiaro di come Istanbul continui a essere quel ponte vivo tra mondi diversi, dove innovazione e cultura si fondono senza perdere il legame con il passato.
Il complesso di Tersane Istanbul, ex cantiere navale ottomano, è diventato un punto di riferimento per la città, capace di ospitare festival, mostre ed eventi che segnano il passo della scena creativa turca. Un’area vasta e suggestiva, dove la storia incontra la modernità. In questo scenario Contemporary Istanbul si inserisce alla perfezione: da cantiere a luogo di scambio artistico e commerciale, oggi è un ecosistema in crescita, spinto da partnership strategiche.
Tra queste, spicca la collaborazione con Turkish Airlines, che garantisce il trasporto gratuito delle opere d’arte. Un supporto tecnico decisivo per attrarre gallerie dall’estero e sostenere la competitività della fiera a livello globale, ancora in fase di consolidamento. Non solo spazi espositivi, ma anche una vetrina per fondazioni no-profit come Mia Art Collection e Sigg Art Foundation, che qui trovano modo di farsi conoscere e inserirsi in un circuito fieristico di rilievo.
La 21ª edizione di Contemporary Istanbul riunisce 70 gallerie da Europa, America e Asia. Il cuore della mostra è tutto dedicato all’arte asiatica, a sottolineare il ruolo strategico di Istanbul come ponte tra Oriente e Occidente. La presenza asiatica è varia e sfaccettata, andando oltre confini e categorie. La fiera riflette così la complessità storica della città: un luogo di incontro, scontro e contaminazione culturale.
Le opere spaziano dal kitsch più spinto a forme minimaliste, passando per riflessioni su temi socio-politici e rappresentazioni tradizionali. La scelta curatoriale offre una panoramica ampia sulle tendenze visive attuali, mostrando la ricchezza delle narrazioni e degli stili in dialogo continuo con l’identità di Istanbul.
Tra le gallerie asiatiche c’è anche Method, alla sua prima partecipazione. Da Nuova Delhi, si distingue per un allestimento essenziale e concettuale: ogni artista occupa una sola parete, raccontando un percorso tematico e visivo. Latika Nehra si ispira alla mitologia e alla spiritualità indiana tradizionale, mentre Shamit Iqtidar porta in scena la vita quotidiana con una sensibilità queer e una pittura cruda e immediata.
Particolare attenzione merita Kunel Gaur, le cui opere sono incorniciate con pezzi di hardware informatico, creando un mondo ibrido e post-umano. La presenza di Iqtidar, pakistano, ha anche un forte valore politico: “non potendo essere rappresentato nel suo paese, la sua partecipazione a Istanbul va ben oltre una semplice mostra.”
La galleria di Hong Kong propone un’esperienza che unisce la profonda tradizione artistica asiatica con le forme più contemporanee. Tra le opere, spiccano i monocromi crettati di Su Xiaobai e i paesaggi narrativi di Qiu Anxiong, accomunati da una ricerca visiva che mette in dialogo passato e presente.
Da segnalare la partecipazione di Chisato Matsumoto, artista giapponese che reinterpreta la tecnica tradizionale dello shibori. I suoi tessuti sono trasformati in installazioni site-specific, tra cui l’imponente “Sail of Light” all’ingresso della fiera, che dialoga poeticamente con le ancore e i motori del vecchio cantiere, simboli della storia marinara del luogo.
La presenza europea si distingue per la varietà di linguaggi e per il ruolo di molte artiste donne. La galleria londinese Gillian Jason ospita una selezione che include figure contemporanee e icone del Novecento come Leonora Carrington, con la sua serie di spille d’oro.
L’atmosfera è sospesa tra fiaba e immagini rococò, con le tele di Eline Martherus e Colette LaVette che mettono il paesaggio al centro. La litografia di Tracey Emin, con un corpo femminile nudo e sognante, aggiunge un tocco di intimità e vulnerabilità.
La tedesca carlier | gebauer costruisce invece un dialogo attorno all’idea di “finestra” come metafora di sguardo e apertura. Le opere di Lucia Koch mostrano infissi e cieli da osservare; le fotografie di Abdulhamid Kircher e Nida Sinnokrot ritraggono paesaggi e corpi maschili in momenti di dolcezza e tensione. Insieme, queste opere riflettono sull’interiorità e il conflitto.
Le gallerie turche portano in fiera un mix di pittura, scultura e fotografia, con una predilezione per il kitsch e i colori vivaci. Spicca la galleria Öktem Aykut, che propone un taglio più astratto con le opere di Renée Levi. Nata a Istanbul e cresciuta tra Svizzera e scena internazionale, Levi usa colore e spatolate per indagare superfici e spazi, portando un tocco di contemporaneità e internazionalità nel panorama locale.
Le sue opere raccontano l’astrazione come via d’uscita dalle narrazioni tradizionali, in un contesto che resta però legato a un certo gusto decorativo e commerciale.
Fino al 27 settembre, nel quartiere di Tersane Istanbul, la 21ª edizione di Contemporary Istanbul conferma il suo ruolo centrale nel panorama culturale internazionale, con uno sguardo attento al dialogo tra passato e futuro, tradizione e innovazione, Oriente e Occidente.
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