L’autunno a Roma porta con sé un’aria nuova al MACRO. Dopo la pausa estiva, il museo riapre con un programma che non lascia spazio alla comodità. Marialba Russo, fotografa che ha stravolto le regole del suo tempo, mette al centro corpo e identità, sfidando chi guarda a riflettere oltre le apparenze. Il cinema non resta indietro: un omaggio a Monica Vitti, ma filtrato da uno sguardo personale, moderno. E poi c’è Roma, protagonista insolita, raccontata attraverso suoni e memorie urbane. Un artista intreccia rumori e immagini di pellicola, ricreando paesaggi sonori che sorprendono. Nel frattempo, le mostre già aperte continuano a parlare con linguaggi diversi, mantenendo viva la pulsione creativa del luogo.
Marialba Russo al MACRO: una fotografia che cambia sguardo e prospettiva
Dal 24 settembre, nelle gallerie del MACRO arriva Sguardo rovescio, la prima grande mostra in Italia dedicata a Marialba Russo, fotografa nata a Gugliano, Napoli, nel 1947. Curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini, la rassegna mette insieme sei blocchi di fotografie degli anni Settanta. Scatti come Al ristorante , Travestimento, Il Passaggio, Il Parto, la serie delle centotrenta figure di spalle e Cult Fiction raccontano un’indagine profonda sul modo in cui corpo e genere vengono rappresentati.
Le immagini si muovono tra osservazione sociale e antropologia visiva, ma soprattutto sono un’arte che sfida gli sguardi dominanti della loro epoca. Il “rovesciamento” nel titolo non è un semplice gioco visivo, ma una strategia per interrogare come si costruisce l’identità e quali sono i codici della mascolinità. Russo apre così una finestra critica sulle immagini e i modelli con cui la società si racconta. A completare il percorso c’è Immagini della Madonna dell’Arco , presentata al MUCIV – Museo delle Civiltà, un lavoro nato da una ricerca sul campo del 1971. Questa doppia cornice permette di apprezzare la profondità della sua ricerca, tra documentazione sociale e poesia visiva.
Maria’s Dream di Gaia De Megni: un cinema che reinventa la diva
Nel settore video del MACRO debutta Maria’s Dream, un’installazione firmata da Gaia De Megni, giovane artista di Santa Margherita Ligure classe 1993. L’opera, vincitrice del premio ArteVisione 2024 e curata da Maria Lodovica Ferrari, è la prima mostra in un museo per De Megni. Girato in 16 mm, il lavoro intreccia memoria privata e grande cinema italiano, con Monica Vitti al centro della riflessione.
Vitti non viene proposta come la diva classica, ma come una figura “anti-diva”, lontana dagli stereotipi femminili canonici del cinema. De Megni mette in luce come l’attrice offra un punto di vista originale sulle rappresentazioni femminili. Particolarmente importante è il riferimento a Scandalo segreto, uno dei pochi film diretti da Vitti insieme al compagno Alberto Russo, dove la telecamera diventa un elemento narrativo e relazionale decisivo.
Il progetto riflette anche sul concetto moderno di anti-divismo, inteso come una forma di resistenza al continuo bisogno di visibilità spinto dai social media. Nel mondo di oggi, sottrarsi a questa esposizione costante può diventare un gesto di libertà. L’arte di De Megni restituisce questo messaggio con intelligenza e delicatezza, mettendo in discussione le forme con cui si costruisce l’immagine femminile nello spazio pubblico.
52 Spaces di Robin Rimbaud: Roma ascoltata tra suoni di film e rumori di città
Da non perdere è anche 52 Spaces, progetto di Robin Rimbaud, in arte Scanner, artista londinese nato nel 1964. Curato da Maria Lodovica Ferrari, il lavoro prende spunto da L’eclisse, il film del 1962 di Michelangelo Antonioni con Monica Vitti. Rimbaud ha raccolto dialoghi, rumori e musiche dal film e li ha mescolati con registrazioni ambientali raccolte per le strade di Roma.
Il risultato è un paesaggio sonoro che fonde la realtà urbana con la dimensione cinematografica e la memoria collettiva. La città si trasforma in un testo da ascoltare, una stratificazione di suoni che si intrecciano con immagini invisibili del passato. Il gioco tra Roma reale e Roma filmica porta lo spettatore dentro un’esperienza immersiva, tra storia, cultura e suoni della quotidianità. L’installazione invita a guardare la capitale con orecchie nuove, sensibili al tempo e alle tracce lasciate dai suoi abitanti.
Mostre aperte e appuntamenti dal MACRO: ottobre-dicembre
La nuova stagione non interrompe il dialogo con le mostre già in corso. Fino al 20 settembre si possono ancora visitare SHE DEVIL 14, una rassegna storica dedicata alla videoarte e alle diverse rappresentazioni del femminile, e le esposizioni Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega e Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio. Rock sul calendario, invece, sarà visibile fino al 1° novembre, con Mechanical Kurds di Hito Steyerl.
La personale di Miriam Cahn, Ciò che mi guarda, inaugurata a giugno, è stata prorogata fino al 15 novembre, confermando la presenza di una voce forte del contemporaneo. Il pubblico potrà anche partecipare a un fitto calendario di incontri e performance. Il 1° ottobre Didier Fiúza Faustino parlerà del rapporto tra architettura, corpo e spazio espositivo; il 7 ottobre Scanner sarà protagonista di una performance live dedicata a L’eclisse. Il 22 ottobre Hito Steyerl discuterà con Paolo Benanti delle sfide politiche, sociali ed etiche delle tecnologie di oggi.
A dicembre sono attesi progetti che promettono nuove energie artistiche. Tra questi, un omaggio ad Alessandro Sciarroni con un focus sul suo percorso internazionale, e una mostra che metterà a confronto la scultura di Francis Upritchard con il lavoro di Martino Gamper. La direttrice Cristiana Perrella sottolinea come questo intreccio tra voci consolidate e sperimentali rappresenti il cuore della politica culturale del MACRO, impegnato a offrire un dialogo aperto e ricco tra mondi artistici diversi.