A Civitavecchia, a pochi passi dal maestoso Forte Michelangelo, il Museo Archeologico Nazionale riapre con spazi raddoppiati e un racconto completamente rinnovato. Fondato nel 1970 all’interno dell’ex Presidio del Corpo di Guardia Pontificia, il museo ha appena terminato un restauro che trasforma profondamente l’esperienza di visita. Non si tratta più di semplici vetrine con reperti, ma di un percorso che intreccia archeologia e territorio, un ponte tra passato e presente. L’appuntamento è per il 25 settembre 2026, quando si potrà esplorare ogni dettaglio durante due giorni di visite guidate.
Il museo si trova in un edificio che da secoli racconta storia: l’ex Presidio del Corpo di Guardia Pontificia, costruito nel 1764 per volere di papa Clemente XIII. La sua posizione strategica, vicino al porto di Roma progettato da Apollodoro di Damasco sotto Traiano, lo rende un simbolo per la città. L’idea di un museo nasceva dalla voglia di conservare le testimonianze archeologiche che parlano della vita e della crescita di Centumcellae, l’antico nome di Civitavecchia.
Il percorso non è stato semplice: le prime collezioni, nate nel 1918 nel convento di Santa Maria, furono quasi distrutte durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nel 1970 il museo è rinato grazie al lavoro di studiosi locali come Salvatore Bastianelli e alla direzione scientifica di Raniero Mengarelli. L’ultimo intervento, sostenuto da un finanziamento di oltre due milioni di euro, ha ampliato gli spazi e migliorato la fruibilità, adeguando la struttura alle esigenze di oggi in fatto di accessibilità e didattica.
Il nucleo del museo ospita reperti che coprono un arco temporale vasto: dall’età del Bronzo fino all’epoca romana e oltre. Tra i pezzi più antichi, ci sono capitelli, busti e sculture in marmo trovati vicino al porto romano. Spiccano la copia della famosa Atena Parthenos di Fidia e una statua di Apollo-Helios, più grande del naturale, ispirata alla scuola lisippea.
Nel tempo la collezione si è arricchita grazie agli scavi fatti nei dintorni, inclusi i Monti della Tolfa e la zona costiera. Questi ritrovamenti non hanno solo aumentato il patrimonio materiale, ma hanno anche ampliato la conoscenza degli insediamenti umani che si sono succeduti nel tempo. Così, il museo ha smesso di mostrare semplicemente oggetti isolati per costruire narrazioni che aiutano a capire contesti e legami storici.
Il nuovo allestimento lascia da parte la classica esposizione cronologica o tipologica. I reperti diventano parte di un racconto che avvicina i visitatori alla storia del territorio, guidandoli con “oggetti-segnale” che stimolano un dialogo diretto con il passato della città.
Il restauro si inserisce in una strategia più ampia della Direzione regionale Musei nazionali del Lazio, che vuole musei meno chiusi su se stessi e più aperti, inclusivi e partecipativi. Il museo si propone come un presidio culturale che unisce tutela, ricerca e servizi educativi rivolti sia ai cittadini sia ai turisti.
Elisabetta Scungio, direttrice regionale, mette in evidenza l’importanza di combinare linguaggi nuovi con una forte attenzione all’accessibilità, per attirare un pubblico eterogeneo. Il museo non è più solo un contenitore di reperti, ma diventa una “porta d’ingresso” alla ricchezza culturale del territorio, specie considerando il traffico turistico che ogni anno passa dal porto.
Per Lara Anniboletti, direttrice del museo, il progetto ha richiesto una riflessione sul ruolo di un’istituzione culturale nel tessuto sociale e territoriale. Il nuovo allestimento trasforma il museo in un luogo vivo, capace di dialogare con i visitatori e con la storia che li circonda.
Con la riapertura, il museo quasi raddoppia la superficie espositiva. È stato riportato all’equilibrio originale il progetto architettonico di Franco Minissi, riaprendo i quattro piani dello stabile e valorizzando elementi come il ballatoio che domina la sala centrale al piano terra, ispirato al Museo etrusco di Villa Giulia.
La disposizione lascia da parte la rigida divisione cronologica, preferendo un percorso che ricostruisce i siti archeologici legati ai reperti esposti. Particolare attenzione è data alla Sala di Punta della Vipera, con vetrine “a camera” dedicate al santuario etrusco scavato negli anni Sessanta.
Questo approccio aiuta i visitatori a capire meglio i legami tra oggetti, luoghi e storia, immergendoli in un’esperienza che va oltre la semplice ammirazione estetica del singolo reperto. Il museo diventa così uno spazio dinamico, capace di accogliere pubblici diversi e accompagnarli nella scoperta del territorio.
Tra le novità più interessanti c’è l’uso della tecnologia digitale per rendere accessibili anche quei siti archeologici non visitabili direttamente. Il santuario di Punta della Vipera, per esempio, può essere esplorato con un modello tattile e tramite una ricostruzione virtuale in realtà aumentata, fruibile con visori Oculus.
Nelle sale si intrecciano immagini del paesaggio attuale con ricostruzioni storiche, mostrando come si è trasformato nel tempo l’ambiente portuale e urbano di Civitavecchia. Anche Cencelle, la città altomedievale nata dall’evoluzione di Centumcellae, viene raccontata attraverso oggetti di uso quotidiano, per restituire la storia delle persone che la abitavano.
L’impegno per l’accessibilità si traduce in una segnaletica studiata per facilitare la comprensione: pannelli semplici, testi in Braille e codici visivi per chi ha difficoltà cognitive. Le didascalie sono pensate per essere facilmente leggibili e per orientare il visitatore lungo il percorso.
Al terzo piano, completamente ristrutturato, trovano spazio un laboratorio di restauro, una sala polivalente con proiettore e un’area espositiva dedicata alle collezioni archeologiche ottocentesche. Questo piano conserva anche una memoria particolare: dagli anni Duemila ospita il deposito giudiziario per i sequestri archeologici, testimonianza delle attività della Guardia di Finanza.
Tra i pezzi in mostra, spicca un’urna cineraria etrusca della tradizione ceretana, valorizzata da un modello 3D e da proiezioni immersive che ne raccontano la complessità e la bellezza artistica.
Il 25 e 26 settembre saranno due giornate per scoprire a fondo tutte queste novità, accompagnati dalla direttrice e dal personale. Il Museo Nazionale Archeologico di Civitavecchia si presenta così come un luogo dove passato e innovazione si incontrano, animando una città che è un crocevia fondamentale di storia, cultura e turismo.
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