Nel cuore di Mirafiori, sotto la Chiesa della Visitazione di Maria Vergine e San Barnaba, un rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale si è trasformato in un laboratorio d’arte. Quel luogo, un tempo silenzioso e carico di paura, oggi vibra di colori e suoni. Anziani del quartiere e bambini delle scuole si ritrovano lì, intrecciando storie e memorie attraverso progetti artistici. È un incontro che riporta in vita un passato nascosto, rivelando un volto di Mirafiori che pochi conoscevano.
La Chiesa della Visitazione, eretta nel 1617 grazie all’iniziativa del duca Vittorio Amedeo I, è uno dei luoghi più antichi di Mirafiori, quartiere che poi ha conosciuto la sua fama con lo sviluppo industriale. Durante la guerra, i suoi sotterranei si sono trasformati in rifugio antiaereo, un riparo per chi cercava scampo dalle bombe. Quella struttura è oggi una testimonianza concreta delle tante trasformazioni che ha vissuto Torino. Ed è proprio da questa storia che prende forma “Antopia”, progetto ideato da Francesco Bertelé nell’ambito di “Mirafiori dopo il Mito”, un programma nato nel 2019 che intreccia memoria industriale, paesaggio urbano e partecipazione della comunità.
Il 17 settembre 2023 è stata l’occasione per aprire al pubblico questo spazio rinnovato. Il rifugio è stato dedicato ad Aldo Ratto, anziano residente scomparso quest’anno, figura di riferimento che ha sempre lottato per mantenere vive le tradizioni e la storia di Mirafiori. Così, da un luogo che un tempo parlava di silenzio e paura, oggi nasce uno spazio di incontro, ascolto e cultura condivisa.
Il nome “Antopia” richiama la Vanessa antiopa, una farfalla dai colori scuri con riflessi luminosi. Questa immagine è diventata la metafora del progetto, che prende spunto dalla frase di Primo Levi: “Che il silenzio non sia silenzio”. Un invito a far parlare un luogo che per troppo tempo è rimasto muto.
Francesco Bertelé, insieme a Daniele Warm, ha scritto la fiaba di Antopia coinvolgendo anziani del Comitato di Borgata e i più piccoli delle scuole dell’infanzia. Nel laboratorio creativo gli anziani hanno condiviso ricordi e storie del quartiere, mentre i bambini hanno trasformato quelle memorie in disegni, costruendo così un ponte tra passato e fantasia.
I disegni sono diventati murales dipinti con vernici fotoluminescenti, capaci di brillare al buio in punti precisi del rifugio. Questo dettaglio tecnico rende la visita un’esperienza quasi magica, trasformando l’ambiente in un racconto di luci e colori. A completare il quadro, una colonna sonora di Gustaf Turmak intreccia la narrazione della fiaba con voci registrate degli anziani e suoni artificiali, creando un’atmosfera coinvolgente.
Accanto all’arte, il progetto si avvale di tecnologie all’avanguardia e ricerca storica. Il Politecnico di Torino ha realizzato un rilievo digitale del rifugio, permettendo così di visitarlo virtualmente in ogni momento, anche a chi ha difficoltà a muoversi o quando lo spazio è chiuso al pubblico.
La collaborazione con ASTEC, che conserva documenti e testimonianze sui rifugi antiaerei torinesi, ha assicurato una ricostruzione storica precisa e ha formato le guide volontarie che accompagnano i visitatori, offrendo racconti chiari e appassionati.
Questa alleanza tra arte, storia, tecnologia e impegno civico trasforma il rifugio in un patrimonio collettivo, vivo e accessibile, che riallaccia Mirafiori alle sue radici e lo proietta verso un futuro di condivisione.
La curatrice Orietta Brombin sottolinea come la fiaba di “Antopia” nasca proprio dal silenzio di un luogo sotterraneo, evocando le ali della Vanessa antiopa. Il racconto diventa così uno strumento per trasformare un ambiente segnato da eventi dolorosi in un momento di dialogo tra vecchie e nuove generazioni. Anziani e bambini si fanno insieme testimoni e protagonisti della storia del quartiere, intrecciando parole, immagini e forme.
Questa favola collettiva invita a riflettere sull’importanza della memoria e sul valore dei legami tra generazioni, specialmente in quartieri come Mirafiori, ricchi di identità storica. Alla memoria si affianca una nuova dimensione fatta di partecipazione e immaginazione, capace di coinvolgere un pubblico più ampio e di restituire dignità a spazi dimenticati.
“Antopia”, visitabile su prenotazione in alcuni sabati dell’anno, si inserisce così nella vita culturale di Torino, offrendo un modo nuovo di raccontare la città, unendo storia e arte in un racconto vivo, condiviso e pulsante.
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