Categories: Arte

Federica Di Pietrantonio, l’arte post-digitale tra tela e display protagonista a Roma

«Il futuro custodisce le sue radici nel codice e nella tela». Federica Di Pietrantonio, nata a Roma nel 1996, danza tra pennelli e pixel con una naturalezza che cattura. La sua arte non si limita a un medium: pittura e video si fondono, il corpo si confronta con la tecnologia, l’analogico si intreccia con il digitale. Nel panorama italiano, la sua voce si fa sentire chiara e originale, una delle più vive nel panorama post-digitale. Ha calcato palcoscenici importanti: dalla 18esima Quadriennale di Roma nel 2025 al MACRO, fino a inaugurare lo spazio Circuit di Mestre nel 2026 con una personale. Le sue opere abitano un limbo, un territorio sospeso dove innovazione e memoria storica si abbracciano, disegnando un futuro che porta impresse le tracce digitali del passato.

Da pennello e tela al mondo virtuale: la formazione di un’artista ibrida

Il percorso di Di Pietrantonio parte da una formazione tradizionale, con una solida base accademica. Si laurea alla RUFA di Roma, con un’esperienza decisiva a Gent durante la tesi. Inizia il suo lavoro con la pittura a olio, ma è la curiosità personale a spingerla verso il digitale, che esplora soprattutto in modo autonomo. L’incontro con la net art e le nuove tecnologie amplia la sua ricerca, permettendole di mescolare materiali e linguaggi molto diversi.

L’università le offre gli strumenti per connettere questi due mondi apparentemente distanti, grazie anche al supporto di alcuni professori. Prima di allora, il contatto con l’arte contemporanea era per lei quasi inesistente. La formazione diventa così il terreno dove la sua pratica prende forma, partendo dalla pittura come base versatile.

Un momento chiave è stata la scoperta di mondi virtuali come Second Life nei primi anni Duemila. Anche se già in declino, quelle piattaforme surreali e quasi vuote le hanno fornito soggetti da raccontare sulle sue tele. Quegli spazi abbandonati diventano materia prima per la sua pittura, un mix di nostalgia e nuovi modi di narrare.

Il digitale che invecchia: un’arte che scava tra memoria e obsolescenza

Un tema centrale nel lavoro di Di Pietrantonio è l’obsolescenza digitale. Se la pittura si trasforma lentamente, i media digitali invecchiano in fretta. Software, piattaforme, formati diventano presto vecchi, ma per lei questo non è un limite, bensì un’opportunità poetica.

Il suo lavoro si nutre di questa fragilità. Usa programmi ormai «deprecated», raccontando storie di dati e residui che continuano a vivere in modo inatteso. Un esempio emblematico è la clonazione della sua voce realizzata nel 2021 con un servizio esterno, che pochi anni dopo è diventato obsoleto. Questo l’ha costretta a rielaborare il materiale, trasformando il continuo aggiornamento tecnologico in un archivio personale.

L’interesse per i cosiddetti «lost media» rafforza questa dimensione archeologica. Federica si fa esploratrice di frammenti digitali difficili da recuperare, opponendosi alla dissoluzione naturale della tecnologia. Così, la sua arte mette in discussione l’idea di un progresso lineare, valorizzando le memorie stratificate, materiali e immateriali.

L’arte diventa una ricerca sui resti tecnologici, un modo per capire come cambia la nostra esperienza digitale, lasciando tracce visibili solo a chi guarda con attenzione. Non c’è solo la corsa all’ultimo modello, ma anche la storia nascosta dietro ciò che resta, che può essere riattivato e trasformato. Da questa tensione nasce una narrazione complessa, che fonde passato e presente digitale, mostrando la tecnologia come un organismo in continua sedimentazione.

La pittura che nasce dal digitale: corpo e materia negli spazi ricostruiti

Per Di Pietrantonio la pittura resta una pratica fisica e intima, anche se il digitale entra pesantemente nel processo creativo. Gran parte del lavoro preparatorio passa infatti per modellazioni, ricostruzioni virtuali e ambienti costruiti con avatar. Ma quando si arriva alla tela, torna la presenza lenta e concreta del corpo.

Le sue tele spesso mostrano ambienti intimi, come camere da letto o bagni, presi da spazi privati di YouTuber, che però sono esposti pubblicamente tramite video o immagini. Un contrasto che mette in luce la mescolanza di privato e pubblico nel mondo digitale. Attraverso sintesi e rielaborazioni, questi spazi diventano oggetti pittorici dove ogni pennellata racconta esperienze vissute in quei mondi virtuali.

Il suo lavoro può essere visto come un remix consapevole: immagini e spazi presi e riassemblati in nuove forme. La pittura diventa uno specchio che restituisce una realtà già filtrata, attraversando linguaggi in evoluzione. Il digitale mostra come si costruiscono le immagini, la pittura le cristallizza su una superficie tangibile.

Il cambiamento nella rappresentazione è al centro della sua riflessione. Usando strumenti diversi, esplora il confine oggi sempre più labile tra realtà, rappresentazione e simulazione, aprendo nuove strade per la pittura contemporanea che resta concreta ma si nutre di immaterialità.

“Solo”: un cortometraggio dentro il mondo simulato di The Sims 4

Nel 2025 Di Pietrantonio firma “Solo”, un cortometraggio girato interamente dentro The Sims 4, uno dei videogiochi di simulazione di vita più popolari. Il lavoro nasce da un’attenta preparazione tecnica, con modifiche al gioco per costruire scene e ambienti secondo precise intenzioni artistiche.

Il film non racconta una storia documentaria, ma si sviluppa su un piano poetico e concettuale. Il protagonista è un avatar che vive una routine quotidiana, quasi rituale, trasformandosi in una sorta di scultura digitale vivente. L’opera riflette sul “posing” — la posa continua come modo di farsi guardare e di guardare — e mette in luce il rapporto tra corpo virtuale e percezione.

L’audio è fondamentale: mescola suoni digitali estratti da file informatici a rumori presi dal videogioco. Il risultato è un paesaggio sonoro che accompagna e dialoga con i movimenti dell’avatar, rendendo l’esperienza immersiva e stratificata.

L’avatar protagonista di “Solo” compare anche in altri lavori video e pittorici dell’artista. Con questo personaggio virtuale, Di Pietrantonio indaga temi come tempo e immaterialità, aprendo riflessioni sulla possibilità di eternare e replicare un corpo che vive in un ambiente digitale in continua evoluzione.

Spazi e installazioni: l’arte che si fa esperienza

Le opere video di Di Pietrantonio sono pensate per coinvolgere direttamente chi le guarda, spesso fuori dai consueti spazi di proiezione. Un esempio recente è stata l’installazione pubblica di “Solo” nella vetrina della galleria Materia a Roma, curata da Daniela Cotimbo.

Qui l’artista ha insonorizzato la vetrina, indirizzando l’audio verso l’interno della galleria. Così si crea una frattura tra ciò che si vede e ciò che si sente. Chi guarda da fuori percepisce un suono lontano e inaccessibile, proprio come il personaggio del video, amplificando l’immedesimazione.

Questa strategia avvicina lo spettatore alla percezione dell’avatar, raccontandone emozioni e limiti attraverso il gioco dei sensi e dello spazio. Di Pietrantonio lavora per umanizzare gli avatar, facendo emergere fragilità ed empatia anche in mondi virtuali.

Quando pensa a un allestimento video, l’artista sottolinea quanto sia importante adattare l’opera allo spazio e alle condizioni, per mantenere intatta l’esperienza emotiva e coerente con i temi trattati. Così si supera il confine tra reale e virtuale, tra chi guarda e il personaggio digitale.

Nuove tappe e collaborazioni: la ricerca continua in Italia

Dopo aver esposto in sedi importanti a Roma e aver inaugurato a Mestre, Federica Di Pietrantonio sta ampliando i suoi orizzonti. Recentemente ha partecipato a una collettiva a Milano, alla galleria French Place, segnando un debutto significativo nel Nord Italia e una collaborazione con la fondatrice Marta Orsola Sironi.

Nel frattempo lavora a un nuovo ciclo pittorico, con un approccio che richiede calma e attenzione, fedele alla sua pratica. È stata anche selezionata per un progetto del Museo Nazionale di Fotografia nell’ambito del bando Strategia Fotografia promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MIC, un riconoscimento che conferma l’importanza della sua ricerca nel campo visivo.

Il suo lavoro continua così a intrecciare mondi diversi, a interrogare lo spazio tra analogico e digitale, memoria e futuro, corpo e immaterialità, tracciando rotte nuove e originali nell’arte contemporanea italiana.

Redazione

Recent Posts

Fernando Botero in Sicilia: due mostre imperdibili ad Agrigento e Palermo fino a ottobre

«Le forme di Botero sembrano respirare», ha scritto un critico durante una mostra recente. Palermo…

34 minuti ago

Riapre a Roma l’Antica Biblioteca di Trinità dei Monti: mostra con 40 artisti per la grande inaugurazione

Tra le strade affollate di Roma, dietro un portone che sembrava chiuso per sempre, l’Antica…

35 minuti ago

Milano cambia volto: perché il pavé non è un patrimonio storico da preservare a tutti i costi

Le pietre di granito di via Meravigli spariscono sotto i colpi degli operai, mentre via…

3 ore ago

Nedda Guidi, l’artista che ha rivoluzionato la ceramica: mostra per il centenario a Milano e omaggio alla Biennale di Venezia 2024

Nedda Guidi ha cambiato per sempre la ceramica. Così sentenzia chi la conosce da vicino,…

5 ore ago

Quando Howard Carr incontrò Salvador Dalí: ricordi esclusivi da Cadaqués e Port Lligat alla mostra di Milano

Correva l’anno 1970 quando Howard R. Carr, giovane artista americano, si trovò faccia a faccia…

5 ore ago

Chiara Camoni dalle Alpi Apuane alla Biennale di Venezia 2026: il talento italiano che celebra la natura

Chiara Camoni vive tra le Alpi Apuane, in un borgo nascosto tra i boschi. La…

9 ore ago