Nel cuore di paesi e città italiane si nascondono edifici che raccontano storie spesso taciute. Ex manicomi, un tempo fulcro di cure psichiatriche, oggi si ergono silenziosi: alcuni abbandonati, altri ristrutturati, ma tutti segnati da un passato pesante. Qui si intrecciano vicende di sofferenza, lotte culturali e profonde trasformazioni sociali. Silvia Camporesi e Luca Marianaccio hanno deciso di attraversare questi luoghi con le loro macchine fotografiche, restituendoci un’immagine intensa e sfaccettata di spazi che, pur mutati, portano ancora con sé la memoria di un’Italia che fatica a dimenticare.
Manicomi Italici: una mappa fotografica della psichiatria dimenticata
Il progetto raccoglie oltre duecento fotografie che raccontano lo stato degli ex manicomi italiani, chiusi dopo la Legge Basaglia del 1978. Quel provvedimento ha segnato una svolta epocale nella gestione della salute mentale, portando alla chiusura degli istituti psichiatrici e superando la segregazione dei malati. Camporesi e Marianaccio, con la consulenza di Cesare Pomarici, hanno viaggiato da nord a sud, documentando almeno un sito per ogni regione. L’obiettivo non era solo mostrare edifici abbandonati o in rovina, ma anche mettere in luce esperienze di rigenerazione e nuovi usi.
Le fotografie raccontano così una storia complessa, fatta di eredità architettoniche e sociali. Alcuni luoghi sono caduti nell’oblio e nel degrado; altri hanno trovato nuova vita, spesso grazie a progetti che coinvolgono le comunità locali. Questi scatti non sono solo testimonianze di un passato, ma strumenti per interrogare la memoria collettiva e capire come strutture nate per isolare e curare siano oggi parte del tessuto urbano.
La mostra a Reggio Emilia: un invito a riflettere
Dal 27 settembre 2026 al 6 gennaio 2027, una selezione delle fotografie di Camporesi e Marianaccio sarà esposta al Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia. La scelta della sede non è casuale: il museo si trova nel padiglione Lombroso, uno degli edifici storici dell’ex manicomio di San Lazzaro, legato anche al pittore Antonio Ligabue che vi ha vissuto negli anni Quaranta. L’allestimento non nasconde le tracce del passato, anzi le valorizza, mantenendo viva la memoria del luogo.
La mostra presenta venti immagini, dieci per fotografo, tratte dall’intero corpus. Questi scatti entreranno poi a far parte delle collezioni permanenti dei Musei Civici di Reggio Emilia, prolungando il dialogo tra fotografia, storia e impegno culturale.
Cesare Pomarici, curatore del progetto, sottolinea come le immagini non raccontino solo storie, ma interrogino lo spazio e la sua trasformazione. E rimandano a un tema ancora attuale: la salute mentale come questione sociale e culturale, che la Legge Basaglia ha cercato di riformare e che richiede continua attenzione.
Tra memoria, paesaggio e società: uno sguardo oltre l’abbandono
Silvia Camporesi e Luca Marianaccio hanno saputo guardare questi spazi con occhi diversi, andando oltre il semplice documentario. La fotografia diventa per loro uno strumento critico, un modo per esplorare il paesaggio sociale e umano del nostro tempo. Per un anno hanno girato l’Italia, divisi idealmente: Camporesi al nord, Marianaccio al sud. Non si sono fermati alla fascinazione dell’abbandono, tipica dell’urbex, ma hanno osservato le trasformazioni e i rapporti che questi luoghi instaurano con chi li circonda.
Non si tratta solo di raccontare muri e architetture, ma di cogliere la complessità di spazi che hanno segnato una pagina drammatica della storia italiana, diventando anche terreno di riflessioni più ampie sulla salute, l’inclusione e il senso di appartenenza. Le fotografie raccontano una doppia storia: da un lato il passato, con tutte le sue contraddizioni; dall’altro, le nuove vite che questi luoghi stanno cercando di costruire.
Il Museo di Storia della Psichiatria: memoria di un passato difficile
Affidare parte di questa storia al Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia non è solo un gesto simbolico, ma un atto di consapevolezza. Il museo, aperto nel 2012, occupa una parte dell’ex manicomio e conserva materiali originali, strutture e tracce del tempo che passa. Così si mantiene viva la memoria, senza edulcorare una pagina dolorosa.
In un momento in cui la salute mentale torna al centro del dibattito pubblico, il museo rappresenta un punto di riferimento culturale e sociale. Qui si tiene aperta la discussione su come cambiano i modi di curare e includere chi soffre. Il lavoro di Camporesi e Marianaccio, esposto in questo spazio, rafforza il legame tra immagine, memoria e impegno culturale, invitando tutti a confrontarsi con un passato che non si può ignorare se si vuole capire il presente.