Quando Howard Carr incontrò Salvador Dalí: ricordi esclusivi da Cadaqués e Port Lligat alla mostra di Milano

Correva l’anno 1970 quando Howard R. Carr, giovane artista americano, si trovò faccia a faccia con Salvador Dalí tra le coste frastagliate di Cadaqués e Port Lligat. Non era un semplice incontro casuale: quei luoghi, alla fine degli anni Sessanta e agli inizi dei Settanta, erano un crocevia per chi viveva fuori dagli schemi, un rifugio per artisti e intellettuali in cerca di ispirazione. Tra il rumore del mare e l’aria carica di creatività, Carr scoprì un Dalí lontano dal mito monumentale, un uomo immerso nella sua eccentricità e in un’epoca che oggi sembra quasi irreale.

Dal primo incontro a Londra all’estate a Cadaqués

Nel 1970, Carr si trovava a Londra quando un fotografo, che conosceva Dalí, lo mise in contatto con il maestro surrealista. Dopo aver mostrato un album di schizzi, Carr ricevette un invito a visitare la casa di Dalí. Per un giovane artista, era molto più di un semplice gesto di cortesia: era l’accesso diretto al mondo di una leggenda vivente.

L’anno dopo, Carr tornò in Europa con Kim Waters e Chris Murray, destinato poi a fondare la Govinda Gallery di Washington D.C. Nel 1972, i tre passarono due mesi a Cadaqués, vivendo da vicino l’atmosfera di quegli incontri nella casa di Dalí a Port Lligat, oggi trasformata in museo.

Quel viaggio non è solo un ricordo personale di Carr, ma anche un racconto raccolto da Murray, che descrive nei dettagli la vita quotidiana e sociale intorno all’artista catalano. Tra loro, serate passate a suonare strumenti etnici vicino alla piscina e discussioni appassionate su arte e quarta dimensione: un quadro ricco di momenti umani che va oltre la semplice cronaca.

Dentro la villa di Port Lligat: un Dalí lontano dai riflettori

La voce di Howard Carr ci porta dentro la villa di Port Lligat, tra dettagli vivi e autentici. La prima immagine che resta impressa è quella di un enorme orso imbalsamato all’ingresso, fiori secchi appesi al soffitto che diffondevano un aroma mediterraneo, e un maggiordomo che offriva matita e carta su un vassoio d’argento per lasciare un messaggio a Dalí.

L’artista accoglieva gli ospiti con calore, incoronando Carr con una ghirlanda e offrendo un succo d’arancia battezzato “Morning Donald Duck” con una punta di ironia. Le serate erano animate da un mix di personaggi eccentrici: collezionisti d’arte, reali europei, fisiologi, scrittori e artisti. Tra loro, anche Amanda Lear, musa e confidente di Dalí.

Il pittore passava con facilità dal canto leggero a riflessioni più profonde, spesso legate a progetti visionari come la collaborazione con Walt Disney per il cortometraggio “Destino”. Questi momenti mostrano un lato di Dalí lontano dal clamore, dove la creatività si mescolava con la convivialità in un ambiente unico.

Dopo Dalí: il percorso artistico di Howard Carr

Nonostante il valore personale dell’incontro, Carr non divenne né allievo né collaboratore diretto di Dalí. Non ci sono foto o documenti ufficiali di una collaborazione stretta, ma le testimonianze di Chris Murray, che visse con Carr e Waters in quegli anni, confermano l’intensità di quel periodo.

Tornato negli Stati Uniti, Carr continuò il suo lavoro artistico, legandosi alla Govinda Gallery di Washington D.C., fondata nel 1975 e diventata punto di riferimento per l’arte contemporanea con mostre di nomi come Andy Warhol e Annie Leibovitz. Le esposizioni di Carr si distinsero per la varietà: dipinti che mescolano tradizione francese, influenze rinascimentali e assemblaggi astratti, con un passaggio fluido da forme classiche a sperimentazioni più audaci.

Il Washington Post dedicò più volte recensioni al suo lavoro, sottolineando la capacità di unire tecniche diverse e l’evoluzione costante della sua arte. Nel 1998, Carr presentò una mostra di dipinti, sculture e assemblaggi. Ancora oggi è una figura attiva nel panorama culturale di Washington, un ponte vivente tra la storia del Surrealismo europeo e l’arte contemporanea americana.

Ricordare quegli anni: un prezioso racconto di storia dell’arte

La storia di Howard Carr e Salvador Dalí non è solo un aneddoto o un incontro casuale. Le memorie che emergono offrono un ritratto intimo e vero di Dalí, lontano dall’immagine del genio irraggiungibile. Quegli anni a Cadaqués e Port Lligat, con le loro serate, musiche improvvisate e conversazioni surreali, raccontano una realtà fatta di quotidianità artistica e umanità.

Nel 2025, per il cinquantesimo della Govinda Gallery, Chris Murray ha ricordato Carr non solo come artista ma anche come testimone di un’epoca. Le sue opere e i suoi racconti aiutano a guardare Dalí con occhi diversi, più vicini e meno giudicanti.

La mostra “Dalí e la Moda” a Palazzo Reale di Milano, con oltre 200 opere e materiali d’archivio, ha riportato al centro non solo la grandezza del surrealista catalano, ma anche le tracce di chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo cammino da vicino, lasciando testimonianze che attraversano il tempo e arricchiscono la storia con dettagli spesso dimenticati.

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