Il Castello di Rivoli non è più solo un edificio storico: è diventato un crocevia di voci e memorie che si incontrano e si sfidano. Le sue antiche mura, testimoni silenziosi di secoli, ospitano ora installazioni che spingono lo sguardo oltre il visibile. Sung Tieu, Haris Epaminonda, Christelle Oyiri – nomi che evocano territori lontani, esperienze diverse – trasformano gli spazi in un dialogo vivo tra Berlino Est e Torino, tra architettura e impegno sociale. Qui, ogni opera racconta una storia, ogni angolo custodisce un frammento di memoria che chiede di essere ascoltato.
Sung Tieu e il corridoio di Berlino: un pezzo di vita ricostruito
Sung Tieu ha ricreato alla perfezione un tratto del palazzo di Gehrenseestraße, a Berlino Est, dove lei e la sua famiglia si stabilirono nel 1992. Il corridoio, stretto e poco illuminato, si rivela solo da vicino: le pareti sono ricoperte da mosaici fatti di minuscole tessere. È uno spazio che racconta un’epoca, una storia personale e politica. Al termine del percorso si apre una stanza illuminata di giallo, dove sul pavimento giace un cumulo di detriti autentici provenienti dall’edificio berlinese ormai in rovina.
Quel contrasto tra il corridoio attraversabile e le macerie reali è il fulcro dell’opera. Non si tratta di un caso: i detriti sono stati posizionati esattamente dove, negli anni Settanta, nel Castello di Rivoli crollò una porzione di soffitto. Quel cedimento scatenò proteste che furono decisive per salvare e trasformare il Castello in museo. Così, la rovina simbolica di Berlino si incrocia con quella reale del Castello: due storie di decadenza e rinascita che si fondono in una memoria concreta e tangibile.
Epaminonda trasforma la Sala di Bacco e Arianna in un gioco di luci e ombre
Nella Sala di Bacco e Arianna, Haris Epaminonda ha realizzato un intervento che mescola arte contemporanea e decorazioni settecentesche. Tende color sabbia scendono dal soffitto e si adagiano sul pavimento, mentre pannelli azzurri e bianchi spezzano la visuale, frammentando la percezione degli stucchi storici. Tra queste aperture spuntano dettagli come un mappamondo, teste di cavallo e piccole sculture, accanto a un tessuto decorato vicino a una colonna.
L’installazione nasce dal legame tra due grandi figure torinesi, Juvarra e Mollino, separati da due secoli ma uniti dall’architettura e dal design della città. Gli oggetti, provenienti da Casa Mollino, ampliano la narrazione dello spazio storico, connettendo passato e presente. Il visitatore diventa parte attiva: muovendosi scopre elementi nascosti, osserva come un pannello copra ciò che poco prima era visibile. È un gioco di mostrare e celare, di trasformare l’esperienza in un racconto vivo tra tempo e memoria.
Christelle Oyiri e l’incendio che parla di lotte e ricordi a Memphis
Con il film Hauntology of an OG, Christelle Oyiri porta a Rivoli un racconto visivo ambientato tra le strade e i monumenti di Memphis. Il film intreccia la cultura del rap con la memoria storica della città, includendo un’immagine non pianificata ma potente: l’incendio del Clayborn Temple, edificio simbolo di lotte sociali. Qui, nel 1968, si svolse lo sciopero dei netturbini, un episodio legato al ritorno di Martin Luther King Jr a Memphis.
L’incendio, ripreso per caso nell’ultimo giorno di riprese, dona al film un senso di autenticità e urgenza. Oyiri documenta l’evento così com’è successo, accompagnando le immagini con le parole del rapper Darius Phatmak Clayton, che racconta la città e la sua cultura. Mostrare il rogo proprio nel luogo della protesta sottolinea quanto la memoria storica e politica sia viva, capace di rinnovarsi e parlare al presente.
Arte Povera: il cuore del museo si rinnova
Il Castello di Rivoli ha anche riallestito la collezione di Arte Povera, un pilastro della sua identità. Al primo piano si possono ammirare opere di Alighiero Boetti, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto; al secondo, quelle di Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio. Durante la presentazione, si è ricordato come Boetti, negli anni Ottanta, cercasse di sottrarsi all’etichetta “Arte Povera”, considerata ormai superata.
Oggi però la collezione viene presentata proprio sotto questa definizione, per offrire una lettura chiara e significativa di uno dei capitoli più importanti dell’arte contemporanea italiana. Le opere raccontano storie diverse, vanno oltre il movimento e mostrano come la ricerca artistica possa aprirsi a linguaggi e interpretazioni molteplici.
In questa occasione il museo ha dato spazio anche al Premio Piero Siena, con gli artisti Stefano Bernardi e Samira Mosca. Tra le nuove acquisizioni c’è un’opera di Bernardi che usa il suono delle vibrazioni delle api, un esempio di come arte, natura e ambiente possano dialogare.
Il confronto tra il corridoio berlinese e il nuovo allestimento delle collezioni conferma il Castello di Rivoli come un luogo dove si custodiscono e si rinnovano storie. Un museo capace di valorizzare spazi, ricostruire memorie e offrire nuove chiavi di lettura per le opere, aggiornando continuamente la narrazione culturale.