Autunno 2026 a Verona: le mostre imperdibili durante ArtVerona e oltre

Ogni due anni, Verona si trasforma in un laboratorio pulsante di creatività. Dal 9 all’11 ottobre 2026, ArtVerona torna a invadere la città con un’ondata di arte contemporanea che va oltre la semplice fiera. Non si tratta solo di stand o gallerie temporanee: musei antichi, piazze e palazzi storici si animano con installazioni e mostre pensate per dialogare con il passato, ma con uno sguardo deciso al futuro. Tra artisti di calibro internazionale e progetti sorprendenti, Verona si prepara a vivere un autunno dove l’arte invade ogni angolo, stimolando riflessioni profonde e una nuova lettura del presente.

Arte contemporanea nella Biblioteca Capitolare, cuore pulsante della storia

La Biblioteca Capitolare di Verona, considerata la più antica biblioteca al mondo ancora attiva, ospita “Innesti contemporanei”, una mostra curata da Luca Panaro con opere della Fondazione Nadia Zenato. L’idea è mettere a confronto arte contemporanea e patrimonio storico, aprendo nuove strade di conoscenza e partecipazione culturale. Nelle sue sale monumentali, si trovano lavori diversi per tecniche e linguaggi.

Rebecca Moccia presenta due piccoli arazzi realizzati da fotografie termiche stampate su carta di cotone, opere che mescolano tecnologia e artigianato in un dialogo con la tradizione. Nella Sala dei Tesori, due fotografie di Zana Masombuka si inseriscono tra oggetti liturgici antichi e un libro miniato del Trecento, creando uno scambio di energie tra immagini contemporanee e manufatti secolari. La Sala Lungadige, affacciata sul fiume, accoglie invece due grandi cianotipie di Annalaura Tamburini, che usano la tecnica antica della stampa a cianotipo per rispondere all’ambiente circostante. Il progetto, in programma dal 9 all’11 ottobre 2026, mostra come l’arte contemporanea possa convivere con la memoria storica di Verona, invitando a vedere gli spazi culturali sotto una nuova luce.

Dorothea Lange agli Scavi Scaligeri: il racconto fotografico degli anni ’30 e ’40 in America

Gli Scavi Scaligeri ospitano una mostra dedicata a Dorothea Lange, icona della fotografia documentaristica del Novecento. Con circa 200 immagini, l’esposizione ricostruisce gli anni cruciali tra Trenta e Quaranta, quando Lange lavorò con la Farm Security Administration per raccontare la crisi economica e sociale americana. Le sue fotografie mostrano storie di migrazione, povertà e discriminazione in modo diretto e toccante.

Le immagini dalla Central Valley della California raccontano l’esodo di lavoratori agricoli in cerca di una speranza, un fenomeno che segnò profondamente l’America del New Deal. Le didascalie aiutano il visitatore a capire le dure condizioni di vita di chi fu costretto a migrare, un tema che, seppur in modi diversi, resta attuale. Il percorso, aperto fino al 1° novembre 2026, offre una riflessione intensa sulla crisi climatica, le ingiustizie sociali e i diritti negati, consegnando un messaggio che parla con forza anche oggi.

Castelvecchio compie 100 anni: una storia di arte e restauri

Nel 2026 il Museo di Castelvecchio festeggia il centenario dalla sua apertura, avvenuta il 25 aprile 1926 con la presenza di re Vittorio Emanuele III. La ricorrenza si celebra con un programma ricco di eventi che raccontano l’evoluzione del museo e il suo ruolo in città. La mostra “Un museo, una statua” ricostruisce la storia dell’allestimento originale e il percorso che ha reso Castelvecchio celebre.

La visita si divide in due parti: la prima esplora le scelte museografiche e di conservazione che hanno definito l’identità del museo; la seconda si concentra su una statua equestre simbolo di Verona, dalla collocazione originaria su Santa Maria Antica fino agli interventi di valorizzazione firmati da Carlo Scarpa. Sono esposte anche due sculture lignee del tardo Quattrocento provenienti da collezioni private, tra cui spicca il San Pietro Martire, un tempo parte dell’arredo del convento di Santa Anastasia, attribuito per la qualità a Mantegna. Le iniziative andranno avanti fino al 10 gennaio 2027, portando con sé storia e arte a ritmo serrato.

Luca Trevisani e il Convento di San Bernardino: un dialogo di corpi e memorie

Il Convento Francescano di San Bernardino si trasforma in spazio ideale per la personale di Luca Trevisani. Dal 9 al 22 ottobre 2026, “Rosa” presenta un progetto che fonde arte e architettura in un rapporto carico di tensione emotiva e concettuale. La Sala Morone, custode di simboli e corpi sospesi, ospita opere frutto di oltre vent’anni di ricerca dell’artista, incentrata sulla fragilità come forma di conoscenza e sull’umanità vista come organismo vivo.

Le sculture dialogano con l’ambiente, confrontandosi con le figure religiose della sala, e propongono un’idea di corpo non come possesso, ma come condizione esistenziale inscindibile dalla soggettività. Questo rovesciamento di significato, espresso da Trevisani, offre al visitatore una prospettiva nuova sul legame tra materia, storia e presenza umana.

Marinella Senatore trasforma il cortile di Fondazione Cariverona in piazza pubblica

Dall’11 ottobre all’8 novembre 2026, Marinella Senatore prende possesso del cortile storico di Fondazione Cariverona con un’installazione site specific che trasforma lo spazio in una piazza pubblica. Il lavoro nasce da una collaborazione ventennale tra Fondazione Cariverona e UniCredit e riflette sulle relazioni sociali, la memoria e la convivenza oggi.

Il progetto coinvolge anche la sede UniCredit, dove il riallestimento mette in dialogo opere dalle collezioni di entrambe le istituzioni. Il patrimonio artistico diventa così terreno comune per incontrare storie, persone e luoghi, sottolineando l’importanza dell’arte come strumento di cultura e crescita collettiva nel tessuto urbano. La mostra invita a riscoprire lo spazio come luogo di socialità e incontro culturale.

Affioramenti: i Basaldella e l’archeologia sotto Palazzo Forti

Con la riapertura dell’area archeologica di Palazzo Forti, Verona offre un accostamento raro tra arte contemporanea e archeologia con la mostra “Affioramenti. I Basaldella tra segno, materia e spazio”. Fino al 31 ottobre 2026, le opere dei fratelli Mirko, Afro e Dino Basaldella dialogano con le vestigia romane emerse dal terreno, creando un confronto tra passato millenario e sperimentazione artistica del Novecento.

I lavori mostrano la materia come origine e forma, evocando la stratificazione della storia nei segni e nelle forme moderne. Questo intreccio di memorie invita a vedere sia le testimonianze archeologiche sia le sculture come parti di un’unica esperienza estetica e culturale. Una mostra preziosa per vivere un incontro tra arte e archeologia.

Frida Kahlo al Teatro Ristori: un viaggio immersivo tra immagini e suoni

Fino all’11 ottobre 2026, il Teatro Ristori di Verona ospita “Frida Kahlo. A Revolutionary Life”, un progetto multisensoriale che racconta la vita e l’opera della celebre artista messicana. La mostra si sviluppa in tredici tappe legate al calendario lunare delle culture matriarcali, offrendo un percorso onirico ricco di musica e immagini.

Nata in collaborazione con le nipoti di Frida Kahlo, l’esperienza evita i soliti cliché sull’icona, proponendo un racconto profondo e originale. Si concentra su identità, battaglie personali e politica, restituendo un’immagine complessa e sfaccettata di una donna ancora capace di affascinare e interrogare. L’allestimento si inserisce nel dialogo con la storia artistica di Verona, ampliando l’offerta culturale della città.

Nuove ricerche alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti

La Galleria d’Arte Moderna Achille Forti conferma il suo ruolo di spazio per progetti sperimentali, con artisti che esplorano i confini tra natura e artificio, scultura e forma, materia e senso. “The Lawn” di Elena Guerreschi riflette sulla crescita vegetale come struttura industriale, scandita da un ritmo ripetitivo e armonico, mentre “Chimera” di Novello Finotti inaugura un nuovo format che esplora il linguaggio scultoreo in relazione al luogo.

L’esposizione “Ápeiron | Senza Confini” si arricchisce di due nuovi lavori: “Landscape” di Enzo Fiore e un intervento site specific di Manuela Bedeschi, pensato per dialogare con gli spazi del palazzo. Questi progetti ampliano le esperienze artistiche contemporanee in città, mostrando come la modernità sappia confrontarsi con la tradizione e l’architettura. Le mostre restano aperte fino al 31 ottobre 2026.

From Scratch alla Galleria Peter Frey: il gesto e la materia al centro

La Galleria Peter Frey di Verona presenta “From Scratch”, una mostra che mette in primo piano il gesto artistico, la tecnica e il contatto diretto con la materia. Quattro artisti — Antonella Zazzera, Alexander Steinwendtner, Herbert Golser e Dirk Salz — mostrano lavori costruiti partendo da materiali semplici, trasformati in forme espressive attraverso lavorazione e manipolazione.

“From scratch” significa proprio partire da zero, dando vita a opere in cui la fisicità del materiale diventa protagonista e portavoce di significati. La mostra, aperta fino al 9 ottobre 2026, è un’occasione per riflettere sulla forza creativa degli elementi più essenziali, in un dialogo continuo con la materia e la tradizione artistica.

Ruben Montini alla Galleria Gaburro: politica e famiglia sotto la lente

Fino al 9 ottobre 2026 la Galleria Gaburro ospita “Orizzonte d’amore” di Ruben Montini, un gruppo di opere nate da una recente performance a Milano. L’artista affronta temi urgenti di natura politica e testimoniale, con un focus sull’omogenitorialità che attraversa tutto il suo percorso.

Montini declina il concetto di famiglia in forme diverse, creando una narrazione complessa fatta di migrazioni di genere e territoriali, di fratture e di ricerche di appartenenza in contesti difficili. Il curatore Oscarito Sanchez definisce il lavoro un dispositivo simbolico capace di stimolare riflessioni e dibattiti sulle relazioni sociali di oggi. La mostra si inserisce così in un filone artistico che unisce impegno politico e poesia visiva, sottolineando il ruolo dell’arte come motore di cambiamento culturale.

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