“Guardiamo ma non giudichiamo”: è con questo invito che Beatrice Rigillo sale sul palco del Teatro Puccini a Firenze il prossimo 7 ottobre. Romana, musicista e performer, mescola ironia e musica in uno spettacolo che scava nelle piccole ipocrisie quotidiane. Tra gag e monologhi, racconta la vita di tutti i giorni con leggerezza, ma senza rinunciare a un filo di serietà. Per lei, la musica non è mai solo sottofondo: è la colonna sonora di un percorso artistico fatto di parole, libertà e responsabilità, un equilibrio delicato, soprattutto nell’era dei social.
Guardiamo ma non giudichiamo non è la classica stand-up comedy. Rigillo preferisce non appiccicarle etichette per evitare malintesi. Sul palco si alternano monologhi autobiografici, sketch, gag musicali e una regia pensata per dare ritmo e spontaneità, un po’ come faceva la Gialappa’s Band. Il racconto è fatto di tante piccole storie, non seguendo una linea precisa: si parte da esperienze di viaggio divertenti per arrivare a osservazioni sul presente, il tutto accompagnato da pianoforte e brani comici scritti spesso dalla stessa Rigillo. La musica non è solo un sottofondo, ma parte integrante dello spettacolo. Il risultato è un mix di teatro, musica e ironia che racconta la sua visione del mondo, con una scrittura fresca e autentica.
Prima di approdare alla comicità, Beatrice Rigillo ha vissuto anni da cantante. Ha riempito piazze italiane e girato per quattro anni in tour con Donatella Rettore, facendo così i suoi primi passi nel mondo dello spettacolo. Contemporaneamente ha coltivato la passione per la recitazione, aggiungendo un’altra sfumatura al suo percorso artistico. La sua formazione è stata insolita: si è laureata in Lingua e Traduzione Russa, una scelta più pragmatica che legata a una vera passione per la Russia. Voleva un percorso impegnativo, ma senza rinunciare alla musica e alla scena. Oggi riconosce che conoscere lingue straniere aiuta anche con l’orecchio musicale e l’imitazione, abilità fondamentali per un interprete.
Il tema della libertà di espressione nella comicità è centrale per Rigillo. Non crede che oggi “non si possa più dire nulla”. Anzi, grazie a Instagram e TikTok, lo spazio per esprimersi è più ampio che mai. Il vero problema, dice, non sono le restrizioni, ma la responsabilità di chi parla. La televisione pubblica, come la Rai, ha regole precise che garantiscono un certo equilibrio. Su Internet, invece, tutto è più fluido e libero. Ma libertà non significa assenza di conseguenze: serve consapevolezza nell’uso delle parole e dei contenuti. Rigillo non si fa problemi di auto-censura, usa spesso parolacce nei suoi video senza subire penalizzazioni, dimostrando che i confini della comunicazione sono più ampi di quanto si immagini.
Il futuro di Beatrice Rigillo si muove su più fronti. Oggi è impegnata con live e qualche esperienza televisiva, ma ha in mente di tornare con forza alla musica, che considera il suo cuore artistico. Tornare a un campo lasciato per un po’ non è semplice: inevitabilmente si sente un passo indietro rispetto a chi non si è mai fermato. Parallelamente, coltiva il sogno di fare conduzione, un ruolo che le permetterebbe di mettere insieme comicità, scrittura e direzione artistica. Cambiare pelle non è mai facile: il pubblico tende a incasellare gli artisti in un solo ruolo. Per lei, invece, la multidisciplinarietà è una ricchezza, anche se non sempre facile da comunicare. Il suo percorso è tutto fuorché lineare, fatto di contaminazioni e aperture continue.
Portare Guardiamo ma non giudichiamo al Teatro Puccini di Firenze non è un caso. Beatrice ha un legame speciale con questa città: qui, anni fa, ha fatto un’audizione per la New York Film Academy che le ha aperto nuove porte artistiche. Firenze è dunque un passaggio fondamentale nel suo cammino. Sul palco fiorentino vuole sottolineare che la musica non è solo un accompagnamento alla comicità, ma una parte essenziale e autonoma del suo modo di esprimersi. Per questo inserisce nello spettacolo anche un brano originale lontano dall’umorismo, un momento di pausa e riflessione che mostra un lato diverso del suo lavoro. L’obiettivo è presentarsi come un’artista completa, capace di bilanciare ironia e intensità, impegno e leggerezza, musica e parole.
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