Nel cuore di Torino, le ex fonderie Nebiolo, un tempo simbolo dell’industria cittadina, si preparano a cambiare volto. Il Comune ha dato il via libera a un progetto che vuole trasformare quegli spazi abbandonati in un centro multifunzionale, con una moschea al centro, affiancata da uno studentato e aree per la cultura e il dialogo interreligioso. Ma il tema infiamma già il dibattito pubblico: da un lato, oppositori e politici regionali mettono in guardia contro possibili rischi; dall’altro, chi crede nella riqualificazione e nell’inclusione vede in questo progetto un’opportunità storica. Restano però da superare ostacoli burocratici e tensioni politiche che, se non risolti, potrebbero far slittare l’avvio dei lavori, previsto entro la fine del 2026.
Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha preso una posizione chiara a favore del progetto, inserendolo in un più ampio piano di recupero urbano per ridare vita a un complesso industriale risalente agli anni Venti. Ma la sua decisione ha subito scatenato le critiche delle opposizioni. Fratelli d’Italia e altri gruppi politici hanno espresso preoccupazioni, arrivando a parlare di un rischio di “islamizzazione” del quartiere Aurora, definito “zona delicata” e a rischio tensioni sociali. A questi rilievi si è aggiunta la proposta del vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, che vuole introdurre una norma, ispirata a una legge lombarda, per stabilire distanze minime tra edifici di culto di confessioni diverse, una mossa pensata per bloccare la costruzione della moschea se troppo vicina a chiese.
Il confronto politico va oltre la semplice questione urbanistica e tocca temi più ampi come l’identità culturale e l’integrazione. Da una parte chi vuole proteggere un presunto equilibrio sociale tradizionale della città, dall’altra chi punta a trasformare spazi abbandonati in luoghi di aggregazione aperti a tutti. La consigliera regionale del Partito Democratico, Nadia Conticelli, ha ricordato che la moschea, inserita in un contesto multifunzionale, può essere una risposta concreta al degrado e un modo per migliorare la sicurezza, non una minaccia. Secondo lei, un luogo di culto moderno, dentro un ecosistema culturale condiviso, aiuta a tenere insieme la comunità e a evitare isolamento e conflitti.
Il progetto per le ex fonderie Nebiolo non riguarda solo la moschea. L’idea è di creare un centro culturale e sociale che possa avere un impatto importante sulla città. Oltre alla moschea, è previsto uno studentato con circa 90 posti letto a prezzi contenuti, in collaborazione con Edisu, per aiutare a risolvere la carenza di alloggi per studenti a Torino. Ci sarà anche una biblioteca con aule studio aperte a tutti, più spazi per iniziative culturali, formative e per il dialogo tra fedi diverse.
La Confederazione Islamica Italiana guida l’iniziativa insieme all’associazione Al-Waqf, ma il 80% dell’area, che si estende su 6.000 metri quadrati, sarà dedicato a servizi e attività non legate esclusivamente al culto. La moschea occuperà circa 1.300 metri quadrati e potrà accogliere fino a mille fedeli. I lavori, con un costo intorno ai 15 milioni di euro, in parte finanziati dal governo marocchino tramite il Ministero del Culto di Rabat, dovrebbero partire entro la fine del 2026 e durare circa tre anni. Non è un caso isolato: in Italia ci sono diverse moschee ferme da anni per problemi burocratici, come a Milano e Mestre, che mostrano le difficoltà nel realizzare strutture simili oggi.
L’area si trova tra via Bologna e corso Novara, in una posizione strategica. Le ex fonderie Nebiolo hanno un passato importante: qui si producevano caratteri tipografici in piombo e macchinari per la stampa. Attive fino alla fine degli anni Settanta, erano la più grande fonderia d’Europa nel settore e hanno contribuito a creare famosi font italiani. Oggi l’area è in evidente stato di degrado, che il progetto vuole risanare con un intervento complesso di messa in sicurezza e restauro degli edifici storici, tutelati dalla Soprintendenza.
Il piano, firmato dall’architetto Vittorio Jacomussi con il supporto del Politecnico di Torino, prevede anche nuovi edifici destinati a funzioni culturali e sociali. Al centro sorgerà un giardino pubblico; uno degli elementi più visibili sarà il minareto della moschea, alto 20 metri, che spiccherà nel panorama del quartiere. Sono previsti anche una galleria d’arte e una caffetteria aperte al pubblico, pensate per mettere in contatto le diverse comunità e ospitare eventi culturali.
L’accordo prevede che per almeno trent’anni questi spazi restino aperti alle associazioni locali e siano a disposizione del Comune per iniziative pubbliche. L’obiettivo è trasformare quel complesso, oggi abbandonato, in un vero e proprio polo cittadino dedicato alla cultura, alla formazione e al dialogo interculturale, recuperando non solo il valore architettonico ma anche quello sociale di un’area fondamentale per Torino.
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