Appena varchi la soglia della Villa di Fondazione Elpis a Milano, ti ritrovi davanti a immagini in bianco e nero che sembrano congelare il tempo. Non è una semplice mostra fotografica. Benjamin Jones, il fotografo dietro True Reality, gioca con la linea sottile che separa ciò che esiste da ciò che viene creato. Diorami e giardini botanici diventano, così, scenari dove la natura e l’artificio si sfidano, lasciandoti a interrogarti su cosa sia davvero reale.
Bianco e nero, natura e finzione: il mondo di Benjamin Jones
Il bianco e nero domina tutta la mostra, dando alle fotografie un’atmosfera quasi onirica. Gli animali imbalsamati nei diorami sembrano quasi vivi: conigli che si rincorrono, un ghepardo che sembra pronto a saltare sulla zebra. Accanto a loro, piante iconiche come un’aloe imponente o un laghetto tropicale con ninfee gigantesche. Questo gioco tra fauna e flora crea un effetto visivo che mette in crisi il modo in cui siamo abituati a vedere le cose. A completare il percorso ci sono anche le opere di Linda Fregni Nagler e Stefano Graziani. Nagler racconta attraverso le sue foto il momento in cui la finzione prende forma, mentre Graziani, con le sue immagini di arance, mostra come la fotografia naturale possa essere in realtà una messa in scena studiata nei minimi dettagli.
Mettere questi tre sguardi uno accanto all’altro fa nascere la domanda centrale della mostra: dov’è il confine tra realtà e finzione? Un dubbio che accompagna lo spettatore lungo tutto il percorso, spingendolo a riflettere sul valore e sul senso delle immagini all’interno di scenari costruiti.
Animali e piante: due modi diversi di raccontare la natura
Jones usa tecniche diverse per fotografare animali e piante. Gli animali sono ripresi con pellicola 35mm, che dà una grana grossa e intensa, accentuando l’idea di movimento e di un momento sospeso, come se la scena fosse congelata ma ancora in azione. Le piante, invece, sono fotografate con una nitidezza estrema, dove ogni dettaglio di foglia e superficie si fa cristallino e quasi irreale. Un caso a parte è un grande pannello con otto fotografie del laghetto, su cui Jones ha applicato pigmenti chimici, creando un effetto di lucentezza e fluidità che avvicina l’immagine a un sogno, mettendo in dialogo forma e contenuto.
Questi due modi di guardare la natura riflettono il tentativo di catturare la vitalità degli animali immobili e l’inquietante perfezione delle piante riprodotte in ambienti artificiali come serre o giardini.
La vita nascosta negli animali imbalsamati
Guardando da vicino le foto di Jones si percepisce un paradosso potente: gli animali, fermi nei diorami, sembrano muoversi. Questo effetto nasce dal contrasto tra la loro immobilità e il tempo fermato dallo scatto. Come spiega la curatrice Gabriella Rebello Kolandra, chi osserva ha la sensazione di entrare in un paesaggio surreale, dove gli elementi sono riconoscibili ma il tempo e lo spazio sfuggono a una definizione chiara. Farfalle e uccelli, per esempio, si mostrano nitidi eppure sembrano sospesi fuori dal tempo.
La mostra diventa così un gioco di percezioni che mette in discussione le nostre certezze sull’immobilità, specie quando le immagini ci vengono presentate come prove oggettive.
Tempo e spazio smontati e ricomposti in immagini frammentate
Il tempo e lo spazio, pilastri della realtà, vengono qui scomposti da Jones in composizioni articolate. Le due opere più grandi sono pannelli formati da quattro e otto fotografie incorniciate singolarmente ma messe insieme a formare un’unica immagine. I dettagli però non combaciano: i bordi sono spostati, l’illuminazione cambia, gli elementi naturali si muovono appena. Queste differenze suggeriscono una sequenza temporale tra gli scatti, anche se vengono esposti insieme.
Un altro esempio è un dittico di farfalle fotografate da angolazioni diverse e con messa a fuoco differente, un accostamento che sfida l’idea di un’unica verità sullo stesso soggetto. Le immagini mettono in discussione la linearità del tempo e la singolarità dello spazio, offrendo una visione molteplice e frammentata della realtà.
Anni di lavoro per immagini che interrogano la realtà
Le fotografie di True Reality nascono da un lungo lavoro. Molti scatti sono stati fatti nel 2019, ma stampati solo nel 2024, dopo anni di riflessioni e aggiustamenti. Questo tempo intercorso sottolinea la ricerca continua dell’artista per trasformare le immagini in qualcosa di più di una semplice descrizione: un invito a interrogarsi sull’autenticità e il senso della realtà.
La mostra resta aperta fino al 18 ottobre 2026 negli spazi di Fondazione Elpis a Milano, un’occasione da non perdere per confrontarsi con il potere evocativo della fotografia, capace di ribaltare la nostra percezione e di accendere quella curiosità profonda che ci lega al mondo naturale, anche quando appare solo riprodotto.