Nel cuore di Milano, varcare la soglia di questa casa museo significa immergersi in un’altra epoca. L’odore del legno invecchiato si mescola ai racconti nascosti tra le pareti, mentre la luce tiepida attraversa persiane sbiadite, accarezzando ottoni e cornici dorate. Il passo rallenta, quasi si trattiene, avvolto da un silenzio che parla di storie passate. In questo spazio, le ceramiche di Bertozzi & Casoni non sono semplici oggetti: diventano ponti tra il passato e il presente, dialogando senza sforzo con i mobili antichi e i dettagli d’epoca.
Un museo che racconta storie tra ceramica e arredi antichi
Nel cuore di uno dei musei più suggestivi di Milano, la scala d’ingresso apre la strada a stanze cariche di storia. Le oltre trenta ceramiche di Bertozzi & Casoni non stanno su piedistalli, ma si adagiano tra credenze, cassoni e oggetti d’uso comune, come se fossero sempre state lì. Il progetto, curato da Alberto Mattia Martini con la Galleria Giovanni Bonelli, nasce proprio da questa fusione: le opere sembrano pezzi di un tempo che non è mai passato, sospese in un presente senza fretta. Questo approccio richiama la collezione ideale di Pietro Toesca, che agli inizi del Novecento considerava ogni oggetto, dalla stoviglia all’opera d’arte, con pari rispetto.
La ceramica: memoria solida e viva
La ceramica ha qualcosa di speciale: passa attraverso il fuoco e non sparisce, ma si trasforma e resta. Bertozzi & Casoni la vedono come portatrice non solo di forme e immagini, ma di tutta la memoria legata al lavoro che c’è dietro. Ogni pezzo conserva strati invisibili: prove, schizzi, i segni del forno, la fatica delle mani che l’hanno modellato. I loro smalti sono densi, lucidi, quasi iperrealisti, tanto da sembrare materia viva, appena plasmata. Dietro ogni dettaglio ci sono settimane di lavoro, esperienza e un modo di fare che trasforma la ceramica in testimonianza concreta di un mestiere unico.
“Enigma” e “Orizzonte degli eventi”: il cosmo in ceramica
Tra le opere più intense ci sono “Enigma” e “Orizzonte degli eventi”, due lavori che guardano lontano, verso il mistero dell’universo. “Enigma” è un orizzonte specchiante appoggiato su un tavolo antico in biblioteca. Il metallo riflette il cielo stellato sopra, creando un effetto di rovesciamento: sembra di essere sospesi tra il presente e l’infinito. Un teschio argentato osserva libri vecchi e carte esoteriche, intrecciando filosofia, astrologia e folklore. La scultura diventa così un riflesso del sapere umano, con le sue verità e le sue finzioni. Insieme a “Orizzonte degli eventi”, queste opere mostrano la capacità di Bertozzi & Casoni di esplorare il confine sottile tra scienza, mito e arte.
Fragilità e durata: il gioco della memoria
La ceramica è fragile: basta un urto e si rompe. Ma proprio questa fragilità le permette di arrivare fino a noi, portando la voce di civiltà lontane. “Grottesca” gioca su questo contrasto. Il banchetto immaginato mette al centro una testa di gorilla, delicatamente adagiata su due piatti sovrapposti, come un pasto simbolico. Il pelo nero opaco e l’espressione socchiusa del volto congelano un istante carico di emozioni, tra empatia e inquietudine. Il piatto sotto, decorato con foglie, teschi e un’iscrizione rossa, richiama l’estetica rinascimentale della grottesca, dove mostruoso e ornamento si intrecciano. Così, tra natura, memoria e morte, l’opera parla con un linguaggio forte e raffinato.
Dal cartone alla ceramica: l’arte pop di Cuccia Brillo
Nel grande camino in pietra del museo, “Cuccia Brillo con setter inglese” fa riflettere sul tempo e sui materiali. Il cartone, fragile e destinato a sparire, si trasforma in ceramica, diventando scatole Brillo piegate a forma di cuccia. Dentro, un cane riposa con naturalezza. Nella ciotola, sabbia, cereali colorati e un granchio creano un contrasto insolito. Qui Bertozzi & Casoni ribaltano l’idea di Andy Warhol: se lui trasformava imballaggi in opere pop, loro riportano l’icona al suo stato di scarto, affidando al materiale la memoria di un’epoca e di gesti quotidiani. La cuccia diventa così scultura e rifugio, custode di storie di tempo e materia.
Museo Bagatti Valsecchi: un Rinascimento che vive
La casa museo di via Gesù a Milano, progettata da Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, è la cornice perfetta per questa mostra. Pensata nell’Ottocento come una finestra sul Rinascimento originale, la dimora è un progetto di rievocazione storica e culturale, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Le sculture contemporanee di Bertozzi & Casoni si inseriscono con naturalezza, mantenendo aperto un dialogo tra epoche diverse. Uscendo dal museo, resta nella mente una domanda che inquieta e affascina: tra cento anni, chi saprà leggere le tracce lasciate da questi oggetti? E come continueranno a parlare al futuro?