Il terremoto ha cambiato per sempre il volto dell’Abruzzo, ricorda chi c’era. Dieci anni sono trascorsi da quelle scosse che hanno spaccato la terra e la vita di intere comunità. A Teramo, Capitignano e Isola del Gran Sasso, però, la memoria non si limita alle pietre rotte: oggi i cantieri aperti raccontano una storia diversa. Camminare tra impalcature e muri in restauro significa vedere la rinascita, fatta di sudore e pazienza, di mani che ricostruiscono non solo monumenti, ma un’intera identità. Le visite guidate gratuite sono un’occasione rara, un invito a guardare oltre le ferite, nel cuore di un territorio che si rifiuta di arrendersi.
Questa iniziativa fa parte di un progetto più ampio, che coinvolge Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio, le regioni colpite dal sisma del 2016. Il Ministero della Cultura, insieme alla Soprintendenza ABAP per L’Aquila e Teramo, ha organizzato una serie di visite guidate gratuite in quattro date tra ottobre e novembre 2026. L’obiettivo è mostrare le varie fasi del restauro di monumenti e spazi di grande valore storico e artistico.
Aprire i cantieri, spesso chiusi al pubblico, serve a far capire il lavoro meticoloso di tecnici, istituzioni e artigiani impegnati ogni giorno per restituire alle comunità un patrimonio gravemente danneggiato. L’iniziativa si inserisce nel piano Radici 2026, che punta a rafforzare l’identità culturale e storica delle zone colpite dal terremoto.
Massimo Sericola, Soprintendente ABAP, ha sottolineato come queste aperture eccezionali rendano visibile un lavoro di conservazione spesso nascosto agli occhi di tutti. Qui la ricostruzione non è solo materiale, ma anche culturale: un doppio percorso di recupero e rinascita.
Il primo appuntamento è stato il 17 ottobre 2026 nel cuore di Teramo, al Santuario della Madonna delle Grazie. Nato nel 1153 come monastero benedettino dedicato a Sant’Angelo delle Donne, ha subito molte trasformazioni fino all’aspetto ottocentesco che vediamo oggi.
La visita ha guidato il pubblico attraverso diverse parti del santuario: la chiesa, dove sono in corso interventi finanziati dal PNRR, il chiostro e l’ex refettorio. Qui il restauro ha riportato alla luce pitture murali finora sconosciute.
Lavorare su un monumento così stratificato significa leggere la storia che si è sovrapposta nei secoli. Questi restauri non restituiscono solo mura e affreschi, ma anche la memoria culturale racchiusa in quegli spazi. La riapertura della chiesa è un segnale forte per Teramo, un modo per tenere viva la storia della città e del suo territorio.
Il 24 ottobre si è passati a Capitignano, in provincia de L’Aquila, dove si è aperto al pubblico il cantiere di Palazzo Ricci e della vicina chiesa di San Domenico, un tempo cappella privata del palazzo.
Palazzo Ricci risale al Quattrocento, ma la sua forma attuale deriva da modifiche tra Settecento e Ottocento, firmate da Giovanni e Raffaele Stern e poi da Giuseppe Valadier. È noto anche per essere stata la residenza estiva di papa Pio VI, un dettaglio che lega il luogo a un pezzo importante della storia della Chiesa in Italia.
I visitatori hanno potuto vedere da vicino gli apparati decorativi e artistici, apprezzando i dettagli e comprendendo le difficoltà di un cantiere ancora in corso. Vedere i lavori in corso è un’occasione unica per capire le tecniche di restauro, la conservazione degli elementi decorativi e il recupero delle parti strutturali danneggiate.
A metà novembre le visite si sono concentrate su due siti importanti per l’Abruzzo. Il 14 novembre è stato aperto l’ex Convento di San Giovanni a Teramo, un edificio che ha visto molte trasformazioni. Nato nel Trecento su un insediamento romano, ha avuto vari usi, tra cui quello di scuola dopo l’Unità d’Italia.
Le visite hanno permesso di ripercorrerne la storia attraverso le tracce architettoniche e di scoprire nuovi reperti emersi durante il restauro, che hanno arricchito la conoscenza del sito.
Il 15 novembre l’attenzione si è spostata a Isola del Gran Sasso, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. Questo piccolo edificio rinascimentale ha recentemente rivelato tracce di un ciclo pittorico cinquecentesco, un ritrovamento prezioso per la storia dell’arte locale. Gli affreschi sono ancora oggetto di interventi, ma l’apertura al pubblico permette di vedere da vicino queste scoperte.
Questi cantieri aperti non sono solo un’occasione per ammirare i beni restaurati, ma anche per capire quanto complesso e importante sia il lavoro di ricostruzione post-sisma, che coinvolge competenze diverse e ha un forte impatto sulle comunità.
Le visite, gratuite ma a numero chiuso, richiedono prenotazione online tramite il circuito MidaTicket. Gli ingressi sono organizzati in turni e gruppi piccoli per garantire sicurezza e una buona esperienza.
Queste giornate offrono uno sguardo diretto sulla ricostruzione, un modo concreto per capire come si protegge il patrimonio storico-artistico e quanto questo sia importante per la società. Entrare nei cantieri aiuta a colmare il divario tra cittadini e complessi processi di restauro, mostrando tecniche, sfide e impegno dietro ogni intervento.
L’iniziativa rientra in un insieme di eventi che vogliono mantenere viva la memoria del terremoto del 2016, mettendo in luce la forza delle comunità colpite e il valore del patrimonio culturale come collante sociale e leva per lo sviluppo del territorio.
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