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25 Anni della Collezione d’Arte Contemporanea del Ministero degli Esteri: Tour Globale di Mostre per Celebrare l’Eccellenza Italiana

Viaggiare trasforma lo sguardo, dice qualcuno. E basta camminare per le strade di una città straniera, cogliere un gesto inatteso o un colore insolito, per sentirlo davvero. Così nasce “Identità oltre confine”, la mostra che celebra i 25 anni della Collezione Farnesina, il tesoro artistico del Ministero degli Affari Esteri. Un viaggio che parte da Roma, ma si spinge oltre, in spazi lontani dove l’arte italiana non è più solo da osservare, ma si fa dialogo, incontro.

Qui, ogni opera si trasforma: non è più un semplice oggetto, ma un interlocutore che si adatta all’ambiente in cui si trova. E come chi attraversa confini diversi, anche la mostra cambia, si plasma. L’identità allora non è più un concetto rigido, ma una storia che si evolve, fatta di incontri, di passaggi, di continui rimandi con chi e ciò che ci circonda.

Identità in movimento: radici, distanze e legami fragili

La mostra si articola in tre temi principali, ognuno dei quali esplora un aspetto dell’identità che cambia. “Radici di resistenza” racconta come l’identità si costruisce nel tempo grazie alla memoria, ai gesti e agli atti di opposizione. Qui le opere parlano di storie di tenacia e appartenenza che resistono a cancellazioni e oblio.

“Geografie del distacco” indaga invece le distanze, i viaggi, gli sradicamenti, ma anche i legami invisibili che restano tra ciò che si lascia e ciò che si trova altrove. Qui il movimento non spezza i legami, li trasforma, spesso rendendoli più complessi.

Infine, “Ecologie instabili” invita a ripensare il rapporto tra uomo e natura. Le opere interrogano i sistemi ambientali, sfidano una visione antropocentrica e mostrano come siamo parte di una rete di relazioni fragili e in continuo mutamento. L’arte non si limita a denunciare le emergenze, ma spinge a una partecipazione profonda che può cambiare il modo in cui ci poniamo nel mondo.

Questi tre temi non danno risposte definitive, ma aprono un dialogo, invitando chi guarda a riflettere e a mettersi in gioco davanti alle contraddizioni e alle sfide del presente.

A Tokyo con l’arte italiana: un confronto tra paesaggi e culture

Dopo aver girato alcune capitali europee come Berlino, Vilnius, Belgrado, Parigi e Malta, la mostra arriva a Tokyo, unica tappa fuori dall’Europa. Qui risalta il tema del rapporto tra uomo, natura e ambiente. Opere come “Under the Sun of Onomichi” di Martina della Valle entrano in sintonia con il territorio locale, creando un ponte autentico tra culture lontane.

Maria Grazia Pontorno, con “Il Cedro dei Cieli”, propone una riflessione sulla natura come organismo vivo, attraversato da memorie e trasformazioni continue, mettendo in crisi l’idea che l’uomo sia al centro di tutto.

Due approcci diversi si incontrano nelle opere di Elisa Montessori e Silvia Camporesi. Montessori usa i leporelli per trasformare la natura in un linguaggio fatto di segni da leggere, più che da guardare passivamente. Camporesi, invece, guarda al paesaggio come a un archivio di memorie e assenze, come nel suo “Atlas Italiae”, dove luoghi marginali e abbandonati raccontano storie attraverso ciò che resta.

Il paesaggio non è mai uno sfondo neutro, ma uno strumento per indagare la memoria, l’identità e il cambiamento, invitando a guardare luoghi e tempi con occhi nuovi.

Tomaso Binga e la poesia che unisce culture

Un filo rosso che attraversa tutte le tappe è la poesia visiva di Tomaso Binga. I suoi testi, tradotti nelle lingue dei paesi ospitanti, incarnano l’idea di un’identità che si muove e si trasforma. Le poesie cambiano attraversando culture diverse, perdendo ogni fissità e acquistando nuovi significati.

A Tokyo si è scelto di avvicinarle alla forma dell’haiku, creando un legame immediato con la cultura locale. La traduzione tramite QR code aggiunge un ulteriore livello di attraversamento linguistico.

Le parole non restano scritte, ma vengono anche lette dall’artista stessa, che le fa risuonare negli spazi dell’Istituto Italiano di Cultura. Così la poesia diventa esperienza multisensoriale, in dialogo vivo con il paesaggio urbano e culturale.

Il risultato mostra come un progetto curatoriale possa mantenere la propria identità pur trasformandosi nei nuovi contesti, generando relazioni e interpretazioni inattese.

Nuovi sguardi da Berlino alla Serbia: arte che si fa dialogo con il territorio

Il percorso espositivo ha trovato nelle collaborazioni con artisti, istituzioni locali e istituti culturali stranieri una risorsa preziosa. L’interazione con questi soggetti ha spesso rivelato connessioni inedite o suggerito scelte diverse, adattando la mostra alle caratteristiche dei luoghi ospitanti.

In Serbia, ad esempio, il lavoro di Agnese Purgatorio nasce da un confronto profondo con la realtà locale, creando un legame stretto con il territorio, ben più di una semplice esposizione itinerante.

A Berlino, oltre all’opera già presente in collezione “The Fox and the Wolf Struggle for Power”, Elena Bellantoni ha realizzato un poema visivo site-specific, “Manifesto della Volpe”. Attraverso giochi di parole e associazioni, mette in discussione strutture di potere e sistemi di esclusione, dialogando con la scena artistica berlinese e la Biennale in corso.

La volpe diventa così simbolo mutevole e resistente, attraversando confini tra natura, cultura e politica. La sua presenza apre la mostra alla città senza volerla rappresentare, stimolando una conversazione viva e critica.

Generazioni a confronto: la Collezione Farnesina tra passato e presente

Uno degli aspetti più interessanti è il dialogo tra opere di artisti storici e contemporanei raccolte nella Collezione Farnesina. Questa convivenza di epoche diverse mette in evidenza temi ricorrenti che attraversano decenni: il corpo, la parola come strumento di lotta, la costruzione di relazioni alternative.

Artisti come Maria Lai, Tomaso Binga ed Elisa Montessori dialogano idealmente con nomi emergenti come Silvia Giambrone e Marta Roberti. Il racconto non segue una linea temporale precisa, ma si sviluppa per “costellazioni” che accostano opere nate in tempi diversi, unite da interrogativi comuni.

L’allestimento, i testi e gli incontri con il pubblico hanno favorito una lettura aperta, spesso arricchita da domande e punti di vista inaspettati. Ogni tappa ha imposto limiti tecnici o logistici che sono diventati occasioni per ripensare la mostra come un organismo vivo, plasmato dalle relazioni instaurate.

Oltre le opere: un viaggio di relazioni che supera i confini

Alla fine del percorso, restano in primo piano non solo le opere, ma soprattutto le relazioni nate tra artisti, curatori, istituzioni e spettatori. Il progetto ha scelto di mettere in movimento questi legami, senza irrigidirli o guidarli in modo rigido.

L’immagine evocata da Maria Lai, “Lasciai a ciascuno la scelta di come legarsi al proprio vicino”, sembra il messaggio chiave: la libertà del legame è ciò che dà forza e vita a un percorso culturale come questo.

Attraversare un confine significa anche accettare che l’incontro con ciò che non conosciamo cambia il nostro modo di vedere e di essere. Questo viaggio della Collezione Farnesina ne è la prova concreta, con le sue tante voci che si incrociano e si trasformano lungo la strada.

Redazione

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