Tra macchine da cucire silenziose e tessuti impilati, Crystal Pite ha trasformato il secondo piano della Collezione Maramotti di Reggio Emilia in un teatro vivo. Non si tratta più di quadri appesi o installazioni statiche, ma di danza che dialoga con la memoria industriale di quel luogo. La celebre coreografa canadese ha creato una performance pensata apposta per quegli spazi, dove il passato artigianale incontra la creatività contemporanea. Ogni movimento è calibrato, ogni pausa carica di tensione, mentre i corpi si muovono tra tracce di lavoro e storia tessile. “Alchimia” non è solo una coreografia: è un incontro profondo tra spazio e corpo, dove l’arte visiva si fa gesto.
Dietro questo progetto c’è una collaborazione che unisce Festival Aperto, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, Collezione Maramotti e Max Mara. Un legame che dura da più di dieci anni, fatto di danza e arte che si parlano tra loro. Dal 2009 la Fondazione I Teatri invita coreografi internazionali a creare opere proprio negli spazi della Collezione Maramotti, un luogo che porta con sé una forte identità industriale. Coreografi come Trisha Brown, Wayne McGregor e Anne Teresa De Keersmaeker hanno già lasciato il loro segno. La presenza di Crystal Pite aggiunge qualcosa di speciale: la sua attenzione al gesto e alla forma si sposa perfettamente con la storia di questo territorio tessile. Paolo Cantù, direttore della Fondazione I Teatri, sottolinea come l’incontro tra Pite e questi spazi non teatrali sia naturale, fatto di analogie forti tra la tradizione del lavoro manuale e l’arte.
La performance si snoda in un percorso circolare, tra due ambienti collegati al secondo piano dell’edificio. Un luogo nato nel 1957 per i laboratori Max Mara, firmato dagli architetti Pastorini e Salvarani, poi trasformato nel 2003 in galleria d’arte da Andrew Hapgood, che ha voluto conservare volutamente le tracce della precedente vita produttiva. Crystal Pite sceglie di aprire e chiudere lo spettacolo nella sala dominata da “Caspar David Friedrich” , un’installazione imponente di Claudio Parmiggiani che ricorda una nave oscura. Nel cuore della scena, l’ampio open space diventa un atelier sartoriale, con elementi presi dal mestiere della sarta e la collaborazione di una professionista che ha un legame diretto con l’azienda tessile locale. Questo doppio spazio racconta il contrasto tra passato e presente, tra memoria e immaginazione, tra ciò che è concreto e ciò che potrebbe essere. Le immagini si alternano, con danzatori del Nederlands Dans Theater e della compagnia Kidd Pivot che danno vita a un dialogo tra oggetti inanimati e corpi che li animano.
Nel cuore di “Alchimia” c’è una riflessione profonda sul rapporto tra ciò che si vede e ciò che resta nascosto, un’indagine sul tema della “presenza nell’assenza”. Crystal Pite si lascia guidare dagli elementi dello spazio: dalla scelta di Hapgood di mantenere macchie e imperfezioni sui pavimenti, testimoni di un tempo passato, fino alla poetica delle “delocazioni” di Parmiggiani, opere che conservano tracce di un’epoca ormai lontana. Il cuore dell’idea è quasi magico: l’arte riesce a rendere visibile ciò che prima era solo immaginato, dà forma a ciò che prima non c’era. La sartoria diventa metafora per esplorare il corpo umano trasformato in manichino o inserito in esoscheletri fatti di modelli cartacei, a metà strada tra umano e inanimato. In questo gioco di tensioni prende vita una domanda: quanto può l’uomo infondere anima e movimento a oggetti senza vita? Tra ombre di bambole meccaniche e figure che sembrano golem moderni, il confine tra umano e non umano si fa intenso, quasi inquietante, rinnovando la percezione di presenze invisibili ma potenti nelle nostre giornate.
“Alchimia” si inserisce in un panorama culturale vivo e pulsante, con appuntamenti dal 1 al 4 ottobre 2024. Reggio Emilia si conferma così un punto di riferimento dove arte di alto livello dialoga con una città ricca di storia industriale e culturale. La compagnia di Crystal Pite unisce interpreti di spicco del Nederlands Dans Theater e della sua stessa compagnia Kidd Pivot, con base a Vancouver. Questa fusione internazionale arricchisce la narrazione coreografica in uno spazio non convenzionale, confermando la vocazione della Fondazione I Teatri a sostenere progetti di respiro globale. Non manca il legame con il territorio: la costumista coinvolta proviene dal mondo sartoriale locale, un dettaglio che testimonia il filo che unisce artigianato e creatività della zona.
L’evento si muove tra arte e artigianato, passato e presente, celebrando quel rapporto unico tra spazio e corpo, memoria e bellezza che da sempre anima la vita culturale di Reggio Emilia.
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