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Danza e Arte si Incontrano a Reggio Emilia: Crystal Pite Trasforma la Collezione Maramotti con “Alchimia”

La luce filtra dalle grandi finestre di un’ex fabbrica tessile a Reggio Emilia, illuminando una scena insolita. Nessun palco tradizionale, né quinte elaborate: solo un vasto spazio industriale, intriso di memorie. Qui, Crystal Pite, coreografa canadese di fama mondiale, ha trasformato il secondo piano della Collezione Maramotti in un palcoscenico d’arte e memoria. “Alchimia” prende vita in questo luogo carico di storia, dove la danza contemporanea si fonde con le tracce di un passato produttivo ormai lontano. È un dialogo intenso, che risveglia emozioni sopite e intreccia arte e memoria in modo sorprendente.

Collezione Maramotti, da fabbrica a culla dell’arte contemporanea

La Collezione Maramotti, in via Fratelli Cervi a Reggio Emilia, ha un passato ben preciso: nata come fabbrica tessile nel secondo dopoguerra, progettata nel 1957 dagli architetti Pastorini e Salvarani, oggi è un punto di riferimento per l’arte contemporanea. Nel 2003, quando la produzione di Max Mara si è spostata in periferia, l’edificio ha cambiato volto grazie al progetto di riconversione di Andrew Hapgood. La particolarità? Conservare intatti i segni e le imperfezioni, tracce di un lavoro che ha segnato generazioni.

Dal 2009 la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia ha promosso un percorso che mette in dialogo arte visiva e danza contemporanea, invitando grandi coreografi a confrontarsi con le opere esposte. Crystal Pite si inserisce in questo filone con la sua capacità unica di raccontare storie attraverso il movimento. Paolo Cantù, direttore della Fondazione, parla di un incontro “naturale e profondo”, dove l’arte del gesto richiama quella manualità e dedizione degli antichi tessitori di questo luogo.

“Alchimia”: danza e sartoria in un viaggio tra memoria e contemporaneità

La performance “Alchimia” si snoda in due spazi del secondo piano della Collezione Maramotti, un ambiente dal carattere quasi brutalista, dove il passato industriale convive con la nuova vocazione artistica. Crystal Pite ha scelto di aprire e chiudere lo spettacolo nella sala che ospita l’opera di Claudio Parmiggiani, “Caspar David Friedrich” , una presenza imponente che sembra una nave scura. Nel mezzo, un atelier sartoriale prende vita, allestito anche grazie al contributo di un’ex allieva della Scuola Maramotti, con esperienza diretta in sartoria da Max Mara e nel mondo del costume.

Il percorso che ne nasce è un cerchio simbolico che unisce passato e presente, tra quello che l’edificio è stato e quello che può diventare sotto uno sguardo artistico contemporaneo. Sei i danzatori in scena: quattro del Nederlands Dans Theater, compagnia legata a Pite, e due della sua Kidd Pivot di Vancouver. La danza si fonde con le installazioni sartoriali, dando forma a corpi sospesi tra umano e non umano.

Dietro “Alchimia”: un racconto di assenze e presenze

“Alchimia” si presenta come una meditazione visiva e sensoriale, radicata nella storia dello spazio e nelle opere che lo abitano. I segni di usura sul pavimento, le “delocazioni” di Parmiggiani – opere che conservano tracce di oggetti scomparsi – parlano di assenze che si fanno presenza, tema centrale dello spettacolo.

Attraverso danza e sartoria, Crystal Pite esplora un processo quasi magico, capace di dare forma a ciò che esiste solo nell’immaginazione. Lo spazio si trasforma in un laboratorio di forme, dove abito e corpo diventano metafore del rapporto tra materia e anima, tra umano e artificiale. Gli esoscheletri di carta, che richiamano i tessuti, segnano quel confine sottile tra vita e oggetto, introducendo un senso di inquietudine controllata che coinvolge lo spettatore.

Non è nostalgia, ma riconoscimento del potenziale creativo che nasce dall’incontro tra passato e contemporaneità. Con realismo e poesia, “Alchimia” ci ricorda come il corpo possa trasformarsi e assumere nuovi significati, accendendo riflessioni profonde sul legame tra arte, lavoro e identità nel cuore di Reggio Emilia.

Redazione

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