Il 30 novembre 2026 Marina Abramović spegnerà 80 candeline. Ottant’anni di vita e una carriera che ha rivoluzionato la performance art, trasformando per sempre il modo di vivere l’arte contemporanea. A Roma, la sua città scelta per celebrare questo traguardo, si aprirà una mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Lì, le sue opere più iconiche saranno esposte in un percorso che racconta la forza e la radicalità del suo lavoro. Ma la celebrazione non si ferma alle pareti di un museo. Nel cuore del Foro Boario, sotto l’Arco di Giano, una scultura in bronzo dorato prenderà posto, un tributo tangibile e inedito che si legherà per sempre alla città. Un gesto che parla di memoria, arte e presenza, destinato a lasciare un segno nel paesaggio urbano romano.
La mostra alla GNAMC si muove tra le tappe fondamentali della carriera di Abramović, una delle voci più forti e influenti della performance art degli ultimi decenni. Saranno esposte alcune delle sue opere più celebri e significative.
Tra queste c’è Balkan Baroque, la performance del 1997 alla Biennale di Venezia con cui vinse il Leone d’Oro. Un lavoro che affronta la guerra e la memoria collettiva, un esempio chiaro del carattere politico e rituale che attraversa molte sue creazioni. Non mancherà The Artist Is Present, ideata nel 2010 per il MoMA di New York, dove l’artista si sedeva immobile per ore, instaurando un intenso dialogo muto con il pubblico attraverso lo sguardo.
Saranno presenti anche Imponderabilia , realizzata insieme a Ulay. Una performance che aveva sorpreso il pubblico della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, invitando i visitatori a passare in uno spazio stretto tra i due corpi nudi degli artisti, creando una tensione fisica e psicologica molto forte.
Accanto ai classici, ci saranno le Transitory Objects, opere interattive che spingono il pubblico a riflettere sul rapporto tra corpo, energia e materia. Questi oggetti, capaci di suscitare reazioni fisiche, mostrano come la ricerca di Abramović sia sempre in movimento, trasformando la partecipazione sensoriale in esperienza critica.
La mostra aprirà il 18 novembre 2026 e resterà aperta fino al 4 aprile 2027. Arriva dopo la personale Transforming Energy alle Gallerie dell’Accademia di Venezia per la 61ª Biennale, ma si presenta come un progetto più ampio. A curarla è Shai Baitel, affiancato da Andrea Tarsia per la sezione storica, garantendo un racconto coerente e profondo dell’eredità artistica di Abramović.
Per i suoi 80 anni, Marina Abramović ha deciso di lasciare a Roma un segno concreto. Si tratta di una scultura in bronzo dorato che raffigura un asino, realizzata per la prima volta da lei in questo materiale e unica nel suo genere.
L’opera è stata commissionata dalla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, tra i principali sostenitori della mostra alla GNAMC. Sarà collocata proprio sotto l’Arco di Giano, nel Foro Boario, un luogo carico di storia e simbolismo. L’arco si trova di fronte alla sede della Fondazione Alda Fendi, in un palazzo storico restaurato dall’architetto Jean Nouvel. La fondazione ha anche finanziato l’illuminazione permanente del monumento, firmata da Francesca e Vittorio Storaro.
Abramović definisce questa scultura una “lettera d’amore a Roma”: un dono poetico e tangibile che aggiunge un simbolo inaspettato e ricco di significati alla cultura della città.
L’opera non è solo un oggetto estetico, ma dialoga con la storia, la tradizione e il tema della memoria, ricorrente in tutto il lavoro di Abramović. La scelta dell’asino, animale carico di simboli in tante culture, apre nuove piste di riflessione nel contesto romano.
Il 19 novembre 2026, poco prima dell’apertura della mostra, sarà presentato un altro tassello del rapporto tra Abramović e Roma: il progetto Confession. L’iniziativa riprende una video performance del 2010 girata a Lamu, in Kenya, dove l’artista si concentrava sull’immobilità e sul dialogo silenzioso con un asino.
Nel video originale, Abramović si inginocchiava davanti all’animale, fissandolo intensamente mentre scorrevano parole cariche di ricordi dolorosi. Un momento di profonda introspezione e spiritualità. Nel 2026, la Fondazione Alda Fendi trasforma questo lavoro in un’installazione pubblica che invita i cittadini a liberarsi dei propri fardelli emotivi, affidando le loro “confessioni” a un “confidente silenzioso”.
Confession sarà aperto tutti i giorni dalle 17 alle 21, con prenotazione obbligatoria per partecipare a questo rito contemporaneo di trasformazione personale. La performance collettiva vuole essere un atto di condivisione, un dialogo fatto di parole e silenzi, alimentato dall’energia che si libera nell’incontro.
Questo progetto allarga il discorso artistico di Abramović sugli incontri, le relazioni umane e il peso della memoria, intrecciando la dimensione privata con quella pubblica. Confession si inserisce così nel dibattito attuale sul ruolo dell’arte nella società e sulla sua capacità di trasformare.
Nel 2026 Roma diventa così una grande scena per celebrare la storia vivente di Marina Abramović, con forme espressive che attraversano decenni e si mescolano al tessuto della città, coinvolgendo direttamente il pubblico in esperienze forti e memorabili.
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