Il clima sta cambiando, e non possiamo più permetterci di voltare lo sguardo. Luca Locatelli, fotografo pavese nato nel 1971, non si limita a raccontare disastri ambientali con immagini di incendi e città soffocate dallo smog. Da oltre quindici anni, il suo lavoro esplora le risposte possibili alla crisi climatica, dando voce a innovatori e a chi tenta di vivere in sintonia con la natura, senza distruggerla. La sua mostra “Future Studies”, in scena nello spazio Leica a Milano, mette in scena questo delicato equilibrio tra progresso, tradizione e un futuro sostenibile, offrendo uno sguardo che va oltre il semplice allarme, per raccontare soluzioni concrete.
Una mostra che fa riflettere sul rapporto tra uomo e natura
Nel cuore di Milano, a due passi dal Duomo, la galleria Leica accoglie le immagini di Locatelli come un invito a pensare. Giada Triola, curatrice della mostra, racconta “Future Studies” come qualcosa che va oltre la semplice fotografia. Le foto non sono solo belle da vedere: sono spunti per porsi domande importanti, per scavare dietro l’apparenza. Si va dalle stanze illuminate al neon in Islanda dove si coltivano alghe, fino alle vasche scavate a mano in Senegal per estrarre il sale marino. Ogni scatto è un pezzo di un mosaico che parla della ricerca di nuovi equilibri ambientali.
In Liguria, le fattorie sottomarine di Noli mostrano come l’acquacoltura possa integrarsi con l’ecosistema locale. In Brianza, le coltivazioni idroponiche raccontano l’adattamento dell’agricoltura urbana alle sfide del cambiamento climatico. Questa varietà di esempi concreti infonde nella mostra un senso di speranza e curiosità, elementi fondamentali in un’epoca segnata da ansie e incertezze.
L’occhio di Locatelli tra arte e scienza
Locatelli ha fatto della sua ricerca un dialogo continuo tra arte e scienza. Collaborando con realtà importanti come National Geographic e vincendo nel 2021 il prestigioso Leica Oskar Barnack Award, ha affinato uno sguardo attento a come le società si confrontano con la tutela dell’ambiente. La domanda che guida il suo lavoro è semplice ma cruciale: come può l’uomo produrre ciò di cui ha bisogno senza consumare le risorse del pianeta?
Lo si vede nelle immagini delle colture verticali di molluschi, allevati in ambienti controllati per limitare l’impatto sull’ecosistema, o negli allevamenti di alghe nei laboratori universitari europei che cercano soluzioni alimentari innovative. In Norvegia, i server alimentati da energia rinnovabile dentro vecchie miniere abbandonate sono un esempio di come si possa trasformare l’industria in chiave green.
Il progetto di Locatelli non si limita a mostrare: vuole far riflettere, spingendo a vedere il progresso non solo come problema, ma come possibile via per rinascere.
Zeeland, la sfida di convivere con il mare
Il punto più alto del lavoro di Locatelli è “Zeeland – Anatomy of a Living Delta”, uno studio sulla provincia olandese, celebre per i suoi paesaggi di delta dove si incontrano tre grandi fiumi europei: Reno, Mosa e Schelda. Qui il territorio è governato da una complessa rete di dighe, chiuse e canali costruiti per convivere col mare, non per combatterlo.
Da secoli gli abitanti hanno scelto di non colonizzare completamente le zone paludose, rinunciando a un’occupazione totale del territorio. Hanno invece sviluppato tecniche ingegnose per proteggere le loro comunità senza spingere la natura al limite. Barriere mobili, strutture multifunzionali e metodi sostenibili di approvvigionamento alimentare raccontano una relazione fluida e dinamica tra uomo e ambiente.
Le fotografie di Locatelli trasformano questo paesaggio in un simbolo di un possibile equilibrio futuro, dove convivenza e adattamento mostrano insieme limiti e potenzialità di un rapporto più maturo con la natura.
La mostra a Milano, aperta fino a gennaio, è quindi un invito a guardare alla crisi climatica non solo con paura, ma con la curiosità di chi vuole capire e costruire un domani più sostenibile.