“Io sono nato irresponsabile e questa irresponsabilità mi ha dato una grande libertà.” Così parlava Paolo Masi, artista fiorentino scomparso nel maggio 2026, a quasi novantatré anni. Nato nel 1933, ha attraversato sessant’anni di sperimentazioni, sfidando le regole dell’arte tradizionale. Non ha mai cercato una strada già segnata: ha preferito inseguire materiali di recupero, forme inedite, un linguaggio personale e ribelle. Ora, nella sua città natale, la galleria Frittelli apre uno spazio che racconta questo percorso unico. Non è solo una mostra: è un omaggio a chi ha saputo trasformare l’irresponsabilità in libertà creativa, intrecciando il gesto artistico con la realtà quotidiana.
Libertà e materiali poveri: l’arte senza confini di Paolo Masi
Paolo Masi ha scelto di non seguire le strade accademiche. Ha preferito scavare tra materiali poveri e di scarto, soprattutto il cartone, con cui ha lavorato per decenni. Non si trattava di un semplice riciclo: era una vera poesia degli scarti, messi in dialogo con elementi naturali come sassolini, terra e fili. Così nasce un’arte sospesa tra astrazione e concretezza, che invita chi guarda a scovare dettagli nascosti e connessioni sottili.
Le sue opere superano la bidimensionalità: si allungano nello spazio, a volte si adagiano sul pavimento come costellazioni rovesciate. Questo gioco tra superficie e ambiente dà vita a un’arte viva, in movimento. Dietro l’apparente casualità c’è un rigore preciso, che fa dimenticare la materia grezza per far emergere una coerenza profonda. La libertà di Masi non è anarchia, ma disciplina creativa alimentata da continua sperimentazione.
Sei decenni di arte e innovazione: la mostra alla galleria Frittelli
La mostra curata da Sergio Risaliti traccia il filo rosso della produzione di Masi, dai primi lavori degli anni Cinquanta fino ai pezzi degli anni Duemila. Un racconto che si intreccia con i grandi cambiamenti sociali e tecnologici, e con l’evoluzione del linguaggio artistico in momenti cruciali. Il periodo d’oro per Masi è negli anni Sessanta e Settanta, quelli che lui stesso definisce “anni della libertà del vivere, del fare, dello sperimentare”.
In quegli anni l’artista lascia il segno ben oltre la pittura tradizionale: lavora il cartone, sperimenta il frottage, miscela materiali urbani e naturali con maestria. Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia con “Rilevamenti esterni-conferme interne”, un’opera composta da 94 partiture che mostra una polifonia di linguaggi tra materia, colore e tessiture. È un omaggio alla grande tradizione italiana dell’astrazione materica, ma con un tocco di sensibilità carnale.
Dagli anni Ottanta ai Duemila: grandi formati e temi sociali
Negli anni Ottanta l’arte cambia e si avvicina di nuovo alla figurazione. Masi segue questa corrente, ma mantenendo uno stile tutto suo. Ritorna alla pittura senza abbandonare la complessità che lo ha sempre contraddistinto, ampliando le dimensioni e giocando con colore e materia in un dialogo critico con il presente.
Negli anni Novanta affronta temi forti, come il dissenso e la pena di morte. Questi lavori sono stati esposti alla Fortezza da Basso di Firenze, in una mostra curata da Risaliti e Lara Vinca Masini. Negli anni Duemila la sperimentazione si arricchisce con l’uso del plexiglas, materiale trasparente che non spegne però l’interesse di Masi per la fisicità dell’opera. La sua arte continua a parlare con i tempi, intrecciando materia ed eleganza con contenuti profondi.
Le collaborazioni e i collettivi: l’arte come esperienza collettiva
La mostra mette in luce anche il ruolo fondamentale delle relazioni che Masi ha costruito nel tempo. Non solo mostre e amicizie, ma un impegno concreto in collettivi e spazi artistici nati per rompere l’isolamento e promuovere la sperimentazione. Tra questi, il Centro F/Uno, fondato nel 1967 con Baldi e Lecci, che ha aperto la strada a una contaminazione culturale vera.
Nel 1974 nasce lo spazio no profit Zona, con Maurizio Nannucci e altri, una tappa importante nella storia artistica fiorentina, precursore di progetti come Base, avviato nel 1998 e oggi itinerante. Questi gruppi incarnano una visione collettiva dell’arte, lontana dall’individualismo, con una forte spinta politica e pedagogica. Masi ci ha sempre creduto, mantenendo vivo un tessuto artistico che attraversa generazioni e città, dimostrando quanto fosse importante per lui il legame tra linguaggio, società e realtà.
La mostra su Paolo Masi, aperta fino al 12 novembre 2026 alla galleria Frittelli di Firenze, restituisce il ritratto di un artista che ha saputo trasformare la sua “irresponsabilità” in una forza creativa autentica, attraversando epoche e materiali con uno sguardo sempre attento e innovativo.