Manca poco all’appuntamento che ogni anno accende la scena artistica torinese. Dal 29 ottobre, la storica Sala Bolaffi si trasforma in un palcoscenico dedicato all’arte moderna e contemporanea. Tra dipinti, sculture e multipli, l’atmosfera si fa elettrica, pronta a culminare con l’asta del 3 novembre 2026. È un’occasione per scoprire opere uniche, ma anche per immergersi nelle storie di artisti e collezionisti che animano la città. Torino si prepara, insomma, a vivere un momento d’arte intenso e coinvolgente.
Si parte con i multipli e le edizioni, una sezione che rende l’arte più accessibile ma senza scendere a compromessi sulla qualità. Tra i pezzi più interessanti spicca il portfolio «Mythologie» del 1938, frutto della collaborazione tra Giorgio de Chirico e Jean Cocteau, una vera rarità. A fianco, una preziosa acquaforte di Giorgio Morandi e una grande stampa di Joan Miró, testimonianze importanti delle loro poetiche.
Non mancano le ceramiche di Pablo Picasso, che mostrano la sua versatilità, e opere più recenti che segnano tappe fondamentali dell’arte italiana contemporanea. Tra queste, la lapide «La donnola e la lima» di Salvo, prodotta dalla storica Galleria Multipli di Torino, e il libro d’artista «I mille fiumi più lunghi del mondo» di Alighiero Boetti, datato 1978, simbolo di sperimentazione concettuale. La sezione si chiude con un focus sulla fotografia artistica, con scatti di Matiz, Giacomelli, Fontana, Ghirri e Hofer, a confermare la varietà dei linguaggi nel secondo Novecento.
Il catalogo riserva ampio spazio alle opere uniche, dal primo Novecento fino ai giorni nostri. Tra i lotti più preziosi c’è la tela di Vittorio Zecchin, «Tre principesse nel giardino», parte del ciclo «Le mille e una notte» creato nel 1914 per l’Hotel Terminus, valutata tra 45.000 e 70.000 euro.
Accanto a questa, un raro paralume dipinto di Felice Casorati, un pezzo fuori dal comune per l’artista. Ampio spazio anche alla scuola dei Sei di Torino, con il capolavoro «Nudo rosa» di Gigi Chessa del 1932, stimato tra 8.000 e 14.000 euro. Completano il quadro le nature morte di Filippo de Pisis degli anni Quaranta, valutate intorno ai 20.000 euro, un’opera floreale di Mario Tozzi del 1925 e un importante dipinto di Ennio Morlotti degli anni Settanta, già esposto alla Galleria Marlborough di Londra.
Tra i lotti più attesi spicca «Superficie bianca» di Enrico Castellani del 2005, una prova matura del suo lavoro, valutata tra 140.000 e 170.000 euro. A seguire, un dipinto senza titolo di Mario Schifano del 1979-80, con stima tra 60.000 e 100.000 euro. Un momento clou è senza dubbio la serigrafia su acciaio inox lucidato «Pianista» di Michelangelo Pistoletto, realizzata tra il 1962 e il 2002, proveniente dalla prestigiosa Collezione Fendi di Roma, con una valutazione tra 600.000 e 800.000 euro.
Il catalogo guarda anche ai giovani talenti locali, con il dittico del 2011 di Guglielmo Castelli, «La variabilità del peso delle cose», stimato tra 35.000 e 50.000 euro. A completare la proposta, la composizione di materiali misti «Mur 807» di Jean-Pierre Raynaud del 1967, valutata tra 28.000 e 36.000 euro, esempio di un linguaggio che mantiene vivo il dialogo con l’arte concettuale e astratta.
La scultura è protagonista con opere di grande rilievo. Tra queste, «La Zingara » di Arturo Martini, realizzata tra il 1933 e il 1934 e proveniente dalla collezione privata di Domenico Caraceni, che la acquistò direttamente dall’artista nel 1947. Presentata alla II Quadriennale di Roma nel 1935, questa scultura è estremamente rara: originariamente furono realizzati sei esemplari, oggi se ne conoscono solo tre. La stima va da 60.000 a 100.000 euro.
Non mancano altre sculture di rilievo come quella in marmo nero di Agustín Cárdenas, valutata tra 25.000 e 30.000 euro, «Servo muto» di Sandro Chia e l’installazione sonora «Catastrofe» di Piero Gilardi del 1989, stimata tra 25.000 e 35.000 euro, che sottolinea la varietà delle espressioni contemporanee. Completa il quadro l’unico bronzo di Salvo, «San Giorgio e il drago», con una valutazione tra 10.000 e 15.000 euro.
Le opere saranno esposte dal 29 ottobre 2026 nella Sala Bolaffi di via Cavour 17 a Torino, aperte al pubblico nel pomeriggio dalle 14 alle 19. La mostra prosegue fino al giorno dell’asta, fissata per il 3 novembre alle 15, offrendo a collezionisti e appassionati la possibilità di vedere da vicino pezzi di grande valore storico e artistico. Un evento che conferma il ruolo di Torino come centro nevralgico per l’arte moderna e contemporanea in Italia.
Nella sala 29 del Castello di Rivoli, gli otto acquerelli di Carol Rama, realizzati tra…
“Musafiri” significa “viaggiatore” in swahili. Chi arriva, resta un po’ e poi riparte, portandosi dietro…
Parma si trasforma in un palcoscenico d’eccezione per le donne nell’arte: è qui che si…
Quando la tradizione incontra il design contemporaneo, nasce qualcosa di unico. Fan Tang, illustratrice e…
Londra, 2024. Fino a oggi, sorprendentemente, la città non aveva un luogo dedicato esclusivamente a…
Frida Kahlo e Marilyn Monroe insieme a Fermo: un incontro che sorprende. Da un lato,…