Nel 2015, un grande manifesto ha preso vita in Piazza Bottesini, trasformando la Barriera di Milano da semplice periferia di Torino in un vero e proprio laboratorio d’arte a cielo aperto. Alessandro Bulgini, artista e direttore di Flashback Habitat, ha acceso una scintilla che ha acceso l’interesse di creativi da ogni angolo del mondo. Da quel momento, il quartiere ha smesso di essere solo un luogo ai margini della città: è diventato un crocevia dove arte e vita quotidiana si intrecciano, sfidando confini e pregiudizi. Dopo più di dieci edizioni, Opera Viva Barriera di Milano non è solo un evento, ma un ecosistema vivo, in continua evoluzione. L’ultima sorpresa? Un nuovo spazio espositivo, proprio nel cuore pulsante di Torino, che promette di spostare ancora una volta i confini dell’arte urbana.
Da un manifesto a una conquista culturale in Piazza Bottesini
Era il 2015 quando l’opera manifesto “Antica è tua sorella” ha segnato l’inizio di tutto. Alessandro Bulgini aveva preso in affitto per poco tempo un grande billboard nella rotonda di Piazza Bottesini, zona strategica a cavallo tra abitazioni popolari e mercato storico. L’idea era semplice, ma forte: togliere uno spazio pubblicitario al suo uso commerciale per trasformarlo in un luogo di riflessione culturale. Quella piccola sfida ha aperto la strada all’arte permanente nel quartiere, dando il via a una serie di iniziative che hanno portato nuova energia in un’area spesso dimenticata e segnata da pregiudizi.
L’azione ha fatto rapidamente il giro, finendo persino in copertina sul supplemento “Vedere a Torino” del Giornale dell’Arte. Così è nato Opera Viva Barriera di Milano – Il Manifesto. Nel tempo, quel billboard è diventato quasi un “portale” tra il passato industriale della città e le nuove forme d’arte. Un grande schermo che non serve solo a mostrare immagini, ma a raccontare storie, sfidare stereotipi e creare legami, trasformando uno spazio periferico in un luogo di dialogo.
Alessandro Bulgini: dall’arte tradizionale alla strada
Dietro questo progetto c’è la firma di Bulgini, che ha fatto della sua esperienza personale un percorso radicale. Trasferitosi a Barriera di Milano, quartiere pieno di contraddizioni e storie spesso ignorate, nel 2008 ha lasciato la pittura tradizionale per abbracciare un’arte più sociale e collettiva. Non si tratta più di dipingere tele, ma di lavorare con il quartiere, mettere insieme energie e risorse, creare possibilità che chiunque possa far proprie.
Bulgini ha scelto un approccio inclusivo, convinto che l’arte debba essere visibile, accessibile e soprattutto “usabile” da tutti. Non è un caso che il progetto sia nato in una zona storicamente operaia, segnata dalla crisi dopo la chiusura delle fabbriche e dal progressivo isolamento. Proprio da questa periferia, spesso dimenticata, si è voluto partire per raccontare un presente complesso ma pieno di potenzialità.
Flashback Habitat: l’arte che parla con la città e la sua storia
A dare forma a questa trasformazione è stata anche Flashback, la fiera nata nel 2013 con l’idea di aprire l’arte contemporanea a tutte le sue sfaccettature temporali. Grazie anche alla collaborazione di Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, il Bar L.U.I.G.I. nel quartiere di Barriera è diventato un luogo poliedrico e vivo, punto di riferimento per esperienze che uniscono passato, presente e futuro. L’idea alla base è che l’arte, anche quando guarda indietro, può essere uno strumento per affrontare temi attuali.
Il manifesto “Antica è tua sorella” esposto alla fiera ha rappresentato un momento chiave: un’opera nata in periferia entra nel mercato e nelle istituzioni culturali, portando il quartiere al centro del dibattito. Da qui la periferia ha cominciato a essere vista come spazio di sperimentazione e riflessione, non più solo luogo di stigma ma protagonista di una nuova storia.
Una rete globale di artisti e oltre 80 manifesti
Negli anni, Opera Viva Barriera di Milano ha ospitato circa 80 manifesti realizzati da artisti da tutto il mondo. Il progetto ha alternato bandi tematici a selezioni guidate da Bulgini e dal co-curatore Christian Caliandro . Gli artisti sono stati chiamati a entrare in dialogo con il territorio, le sue storie e contraddizioni, portando temi forti in un contesto che ha saputo farsi via via più consapevole.
Questo caleidoscopio di voci ha trasformato Barriera in un crocevia di esperienze, un laboratorio aperto che ha unito culture e visioni diverse. Le opere hanno raccontato questioni globali e locali, memorie collettive e urgenze contemporanee, diventando un punto di riferimento per chi crede che l’arte possa avere un ruolo attivo nella vita dei quartieri.
Tra pubblicità e politica: le battaglie per lo spazio pubblico
Il cammino non è stato senza ostacoli. Il manifesto di Piazza Bottesini è stato spesso al centro di tensioni, tra pressioni politiche e pubblicitarie. Un episodio emblematico è stato quando la faccia di Matteo Salvini e lo slogan “prima gli italiani” sono comparsi sul billboard. Bulgini ha reagito subito, salendo su una scala per coprire la scritta con la frase “Questo manifesto non è Opera viva”. Un gesto che ha attirato i riflettori dei media e sottolineato la natura autonoma e critica del progetto.
Gestire spazi pubblici, spesso dominati da messaggi commerciali o propagandistici, è diventato un vero terreno di scontro. Per Bulgini e i suoi, sottrarre questi luoghi al consumo e restituirli a una funzione culturale e sociale è un atto politico, che apre la strada a una partecipazione collettiva più ampia.
Nuovi spazi e orizzonti: l’edicola artistica in via Po
Nel 2027 l’occupazione del billboard in Piazza Bottesini si è rafforzata con una concessione annuale, segno di un riconoscimento crescente del valore culturale del progetto. Ma non è tutto: accanto a Flashback Habitat e alle iniziative consolidate, è nato un nuovo spazio espositivo in via Po, una delle vie centrali di Torino.
Si tratta di una vecchia edicola, poco più di due metri per uno, trasformata in un contenitore d’arte verticale e tridimensionale. Ispirata all’iconica Edicola Notte di H.H. Lim, la prima installazione affronta il tema del tempo, in dialogo con la prossima edizione di Flashback. Un pendolo luminoso e uno specchio curvo creeranno un legame con lo spazio della fiera, ampliando ancora l’idea di “habitat” artistico che Bulgini porta avanti da anni.
Un progetto radicato ma aperto al mondo
Il titolo di “Artista di Quartiere”, riconosciuto dal Ministero, si lega a un impegno sociale profondo. Per Bulgini, l’artista è un mediatore, un guardiano della soglia tra realtà e immaginazione, capace di raccontare il presente e accompagnare i processi di cambiamento. La sua presenza in contesti difficili come Barriera o altre città – da Taranto a Cosenza, fino ai villaggi sulle montagne dell’Atlante – conferma il valore di un agire senza pregiudizi, ma con rispetto e attenzione per le culture locali.
Il carattere effimero delle installazioni – dipinti su carta destinati a scomparire, opere realizzate con gessetti lavabili – è una scelta precisa: non lasciare tracce invasive, favorire il ricambio e la partecipazione. Un modo per dire no all’arte monumentale e statica, preferendo un dialogo vivo e temporaneo con lo spazio urbano.
Periferie, politica e memoria: un dialogo che supera i confini
La dimensione politica è sempre al centro del progetto, come dimostra l’uso del manifesto per denunciare e sensibilizzare. Episodi come la scritta “Gaza” sui manifesti hanno acceso dibattiti e portato all’attenzione temi spesso trascurati. L’incontro con Jón Gnarr, ex sindaco di Reykjavík e figura eclettica, ha dato ulteriore respiro internazionale a Opera Viva.
Oggi l’esperienza di Barriera è un punto di riferimento per reti culturali che mettono l’arte al servizio del cambiamento sociale, cercando di abbattere barriere e pregiudizi. Con azioni concrete, simboliche e a volte provocatorie, Bulgini e la sua comunità continuano a far vibrare la periferia, trasformandola in una porta aperta sul mondo.