Nel 2015, un quartiere popolare di Torino ha iniziato a trasformarsi sotto gli occhi di tutti. Barriera di Milano, spesso ignorata o stigmatizzata, ha visto nascere un progetto che ha cambiato per sempre il suo volto. Alessandro Bulgini, artista e mente dietro Flashback Habitat, ha scelto proprio questa periferia per dare vita a un’esperienza unica: sostituire manifesti pubblicitari e slogan politici con opere d’arte capaci di parlare alla comunità. Da allora, quasi ottanta artisti italiani e internazionali hanno partecipato a Opera Viva Barriera di Milano – Il Manifesto, un’iniziativa che non si limita a decorare i muri, ma restituisce alla città spazi di riflessione e dialogo, trasformando una periferia in un laboratorio culturale pulsante.
Era il 2015 quando il progetto Opera Viva Barriera di Milano ha mosso i primi passi concreti con il manifesto “Antica è tua sorella”. Ideato da Bulgini, quell’intervento ha segnato un cambio di rotta nel rapporto tra arte e periferia a Torino. Un gigantesco billboard pubblicitario, piazzato nella rotonda di Piazza Bottesini, è diventato un luogo di cultura, un punto di partenza per un dialogo nuovo con un quartiere che fino a quel momento era poco più di una zona di passaggio, spesso trascurata e lasciata a sé stessa.
L’idea nasce da un percorso personale di Bulgini: dopo anni da pittore tradizionale, ha deciso di abbandonare il pennello per immergersi nelle storie sociali e culturali della Barriera, quartiere con una storia complessa e una forte identità popolare. Il progetto ha puntato fin da subito a coinvolgere un pubblico ampio, facendo dell’arte una pratica accessibile e collettiva. Nel 2014, l’affitto del billboard è diventato un impegno stabile, prima per periodi limitati, poi prolungato fino al 2027, con una gestione attenta a evitare ingerenze commerciali o politiche, come dimostra un episodio particolarmente discusso legato a un manifesto elettorale.
Parallelamente, nel 2013 era nata la fiera Flashback, dedicata al dialogo tra arte contemporanea e storica, con figure come Ginevra Pucci e Stefania Poddighe. Bulgini ha saputo spostare l’attenzione verso le periferie e le eredità culturali quotidiane, trasformando Flashback Habitat in un laboratorio aperto a sperimentazioni che attraversano tempi, luoghi e generi, ridefinendo cosa significa fare arte in contesti urbani complessi.
Barriera di Milano è uno dei quartieri storici più significativi di Torino, nato alla fine dell’Ottocento per ospitare la folla di operai attratti dall’industrializzazione. Ma con il declino dell’industria, accentuato dopo la partenza della Fiat nel 2014, il quartiere ha pagato un prezzo alto, diventando simbolo di marginalità e difficoltà sociali.
Da motore industriale a periferia spesso trascurata, Barriera ha vissuto isolamento e precarietà, segnati da flussi migratori, cambiamenti demografici e problemi economici. In questo scenario, l’arte ha trovato un ruolo importante: non solo bellezza, ma anche strumento di mediazione e riscatto, capace di restituire dignità a uno spazio di incontro e confronto.
La scelta di Bulgini di vivere e lavorare in Barriera non è casuale: il quartiere è per lui un “mondo in movimento”, un luogo dove agire come artista e cittadino. Raccontare Barriera senza filtri né idealizzazioni ha creato un rapporto autentico con chi ci abita, portando a un’accoglienza positiva delle iniziative.
Questo modo di fare ha reso Bulgini una figura riconosciuta, quasi un testimonial del quartiere. La sua presenza quotidiana dimostra come l’arte possa scendere in strada, diventare gesto concreto, conoscenza condivisa e patrimonio collettivo. Al tempo stesso, il progetto ha costruito ponti con altri contesti, in Italia e all’estero, confrontandosi con diverse realtà urbane e culturali.
Il cuore di Opera Viva è proprio questa trasformazione: togliere gli spazi solitamente riservati alla pubblicità e alla politica per farli diventare “billboard d’arte”. Così le superfici urbane parlano direttamente a chi abita il quartiere o lo attraversa.
Dal 2015 a oggi, Barriera di Milano ha ospitato circa ottanta manifesti realizzati da artisti da ogni parte del mondo. Questi lavori non sono solo immagini, ma veri e propri messaggi che affrontano temi locali e globali, sempre con un occhio attento al contesto. Il progetto ha previsto anche bandi tematici e collaborazioni curatoriali per mantenere un filo coerente e partecipato.
Questi interventi hanno una vita breve: durano un certo periodo e poi spariscono o si rinnovano, seguendo il ritmo frenetico e mutevole della città. Non sono murales permanenti, ma opere effimere che riflettono la natura dinamica dello spazio urbano.
Restituire gli spazi pubblici alla collettività è anche un atto simbolico di sovversione, un modo per togliere terreno alla pubblicità e alla politica e restituirlo alla comunità. Bulgini sottolinea come questa pratica sia anche politica, perché cambia il modo in cui si percepisce e si vive il territorio. Gestire direttamente questi spazi, pagando l’affitto dei billboard, dimostra che esistono alternative concrete per coltivare cultura e comunità.
Dopo l’esperienza in Barriera, Flashback Habitat e Bulgini guardano avanti, esplorando nuovi spazi urbani insoliti. L’ultima idea è quella di trasformare una vecchia edicola in Via Po, strada centrale di Torino, in un piccolo spazio espositivo di appena due metri per uno.
L’ispirazione viene dall’Edicola Notte di H.H. Lim e punta a creare un dialogo tra passato e cultura popolare, sfruttando luoghi insoliti per offrire esperienze artistiche diverse. Qui si ospiteranno installazioni site-specific che riflettono sulle tematiche della città e della società.
La prima mostra, dedicata al “tempo”, anticipa Flashback 2026 e prosegue la ricerca di Bulgini e Flashback Habitat su scala più raccolta ma intensa. Un pendolo luminoso e altre installazioni esplorano il rapporto tra tempo lineare e tempo curvo, offrendo nuovi modi di coinvolgere il pubblico e riflettere sulle nostre percezioni.
Questi spazi ibridi come l’edicola di Via Po sono la naturale evoluzione di Opera Viva: riattivare materiali urbani con attenzione al contesto, favorire incontri tra artisti, cittadini e territorio, e sperimentare nuovi futuri per l’arte, lontani dalle logiche di mercato e più vicini al dialogo e alla sperimentazione.
Opera Viva Barriera di Milano non è rimasto un fenomeno locale. Negli anni, questo modello di arte pubblica e partecipata ha fatto scuola, diventando un riferimento per altre realtà in Italia e all’estero, da Taranto al nord di New York, dalla Calabria alle montagne del Marocco.
A Taranto, ad esempio, Bulgini ha lavorato con la comunità e gli artisti locali, mantenendo sempre un atteggiamento di rispetto e collaborazione, evitando imposizioni. Anche nelle zone rurali dell’Atlante marocchino, i suoi interventi, spesso temporanei, hanno contribuito a valorizzare socialmente e culturalmente i luoghi.
Un esempio di apertura internazionale è la collaborazione con Jón Gnarr, ex sindaco di Reykjavík e artista, che ha partecipato all’ottava edizione del manifesto. Questo dimostra come il progetto sappia dialogare con figure e contesti trasversali, generando nuove narrazioni e spunti di riflessione.
Affrontare temi globali, come la questione palestinese con il progetto Stargate, mostra la volontà di usare l’arte come veicolo di comunicazione e attivismo. Questa fase più esplicita e politica cerca di superare tabù e resistenze, rompendo silenzi e dando voce a realtà spesso dimenticate.
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