Enrico Griffini: il cantiere che trasforma un edificio moderno in centro culturale vicino Milano

A Tradate, tra le mura di un cantiere che sembra vivo, prende forma qualcosa di unico. Non è solo un posto dove si lavora, ma una vera e propria mostra a cielo aperto: “Enrico A. Griffini. Costruire modernamente”. Non troverete solo fotografie o modelli esposti, ma un’esperienza immersiva, dentro l’ex stabilimento Koh-I-Noor, oggi chiamato 155 Tradate. Qui, ogni dettaglio racconta la storia e la tecnica di un capolavoro dell’architettura razionalista italiana, da toccare con mano.

155 Tradate: da fabbrica a centro culturale tra memoria e innovazione

155 Tradate nasce dal recupero di un edificio razionalista progettato da Enrico Agostino Griffini tra il 1942 e il 1943. Un tempo casa dello stabilimento Koh-I-Noor, poi calzaturificio Romano Martegani fino al 2001, l’edificio è rimasto fermo per anni prima di ritrovare nuova vita grazie all’architetto Giorgio Giani e al direttore lavori Lucio Giudici. Il restauro, attento a rispettare la memoria architettonica, punta a far emergere le caratteristiche originali dell’edificio, trasformandolo in uno spazio polifunzionale dedicato alla cultura e alla creatività.

L’idea di allestire una mostra proprio nel cantiere è stata voluta da Titti Santini, fondatrice di Ponderosa Music Records, e fa parte di un progetto più ampio di rilancio culturale e territoriale. La mostra dà il via alla programmazione ufficiale di 155 Tradate, mettendo in luce non solo l’architettura ma anche il processo tecnico e produttivo che l’ha generata. Attraverso documenti, materiali d’archivio e l’atmosfera viva del cantiere, il visitatore può capire cosa significhi davvero modernità razionalista.

Enrico A. Griffini: l’architetto che ha segnato il razionalismo italiano

Nato a Venezia nel 1887 e attivo a Milano fino al 1952, Enrico Agostino Griffini è una figura chiave dell’architettura razionalista italiana. Oltre a progettare, ha insegnato al Politecnico di Milano e diffuso i principi dell’architettura moderna con testi importanti, come il manuale “Costruzione razionale della casa”. Per lui, costruire significava prima di tutto pensare al benessere delle persone, unendo rigore tecnico e attenzione sociale.

Nel 1927 una visita al quartiere Weissenhof di Stoccarda cambiò la sua visione, portandolo verso il razionalismo più puro. Griffini vedeva la casa come cuore della vita sociale e applicava gli stessi principi anche a ospedali e fabbriche. Il progetto dello stabilimento Koh-I-Noor a Tradate è l’esempio più riuscito di questa filosofia, un edificio che ha saputo resistere al tempo e ai cambiamenti del suo contesto.

Dietro le quinte del cantiere: innovazione e tradizione a 155 Tradate

Il restauro in corso permette di scoprire da vicino come Griffini lavorava: grande attenzione ai materiali, alle tecniche costruttive e all’efficienza. Realizzare uno stabilimento durante la Seconda guerra mondiale non fu semplice: l’autarchia e la scarsità di materie prime imposero sfide importanti. L’architetto affrontò tutto questo con soluzioni innovative, sperimentando materiali nuovi e brevetti tecnici.

Griffini fu anche tra i protagonisti del “dizionario dei materiali moderni”, che dimostra la sua passione per lo studio approfondito di ogni componente edilizio. La mostra richiama il clima del cantiere con un allestimento che riprende il blu delle linee di tracciamento in edilizia, simbolo della precisione e della cura che caratterizzava il suo lavoro. Qui sapienza tecnica e attenzione al benessere quotidiano si incontrano.

Massimiliano Savorra, storico dell’architettura e curatore della mostra, evidenzia come per Griffini costruire fosse anche una questione di responsabilità sociale: luce naturale, aerazione e funzionalità degli spazi sono i principi su cui ha sempre puntato. Questi valori emergono chiaramente tra ponteggi e strutture, e non sono patrimonio solo di esperti, ma anche di chiunque visiti il cantiere.

Il cantiere come scuola di storia e cultura

La forza di “Enrico A. Griffini. Costruire modernamente” sta nel far entrare il pubblico dentro l’edificio mentre è ancora in restauro, mostrando il “dietro le quinte” della conservazione. Un cantiere, di solito off limits o luogo di passaggio, si trasforma in un laboratorio di conoscenza sul valore della modernità. Documenti d’archivio dall’Università Iuav di Venezia, fotografie d’epoca e testimonianze dirette ricostruiscono il percorso umano e professionale dell’architetto.

L’allestimento, a cura di Lola Ottolini, Matteo Andreoletti e Lucia Emma Avolio, segue un filo tematico e cromatico che sottolinea la concretezza del lavoro in cantiere, rafforzando il legame tra progetto e costruzione. Il coinvolgimento della famiglia Griffini ha aggiunto profondità al racconto: Valeria Griffini, nipote di Enrico, ha raccontato con orgoglio e sorpresa la riscoperta dell’eredità culturale del nonno, legata a un’attenzione sincera verso il benessere delle persone.

Questa mostra è un’occasione rara per avvicinare un pubblico ampio alla cultura del razionalismo, attraverso un’esperienza diretta del processo costruttivo e del suo valore sociale.

155 Tradate guarda avanti: un polo culturale tra arte, musica e design

Il restauro di 155 Tradate è solo il primo passo di un progetto culturale ambizioso. L’edificio vuole diventare un punto di riferimento vivo, capace di ospitare eventi, residenze artistiche, spazi di coworking e incontri che mettano insieme diverse forme di espressione culturale. L’obiettivo è mantenere l’identità storica dell’edificio, aprendo però le porte a nuove idee e sperimentazioni, offrendo una casa ad artisti, professionisti e alla comunità locale.

Alessia Interlandi, curatrice e direttrice del progetto, ha spiegato che la programmazione sarà aperta e multidisciplinare, valorizzando non solo l’architettura, ma anche musica, design e arti visive. L’idea è creare un luogo dinamico, dove passato e presente dialogano e cultura e territorio si incontrano.

Titti Santini ha definito l’apertura del cantiere al pubblico come “l’inizio di una trasformazione destinata a consolidarsi nel tempo”. 155 Tradate si candida a diventare un punto di riferimento per Varese e oltre, dimostrando come la tutela del patrimonio razionalista possa essere motore di sviluppo culturale e sociale, riconnettendo storia e bisogni di oggi.

Change privacy settings
×