Nella penombra della Fondazione Querini Stampalia, le opere di Luca Rento svelano un trucco sottile: non sono semplici immagini immobili. A un primo sguardo, sembrano fotografie o dipinti, delicatamente illuminati. Ma se ci si avvicina, si nota qualcosa di strano. Una foglia che trema leggermente. Nuvole che si dissolvono e ricompongono, lente come un respiro. Una mano, con le vene appena pulsanti. Non sono quadri fermi, ma video che si animano quasi impercettibilmente. “Prima che tutto svanisca” è una mostra che riunisce venticinque anni di ricerca, un viaggio fragile e intenso sul confine tra vita e morte, dove il movimento sfuma nel silenzio.
Le opere di Luca Rento giocano con un’illusione ben studiata. A prima vista sembrano fotografie fisse, perfette nella composizione e nel gioco di luci e ombre. Ma piano piano si scopre che sono video, con movimenti così piccoli da sembrare quasi fermi, quel tanto che basta per far sentire il tempo che scorre. Questo contrasto tra immobilità apparente e vita nascosta è il cuore poetico delle sue opere: non si tratta solo di un attimo catturato, ma di un attimo che si svolge, che ha una sua propria durata. Come spiega il curatore Alfredo Cramerotti, è “l’immagine in movimento, trattenuta in vita”, un modo per mantenere vivo l’istante e dargli nuova profondità.
Il percorso espositivo al terzo piano della Fondazione Querini Stampalia propone una selezione di lavori realizzati in venticinque anni. La loro somiglianza con fotografie inganna, ma il movimento discreto cattura e porta a riflettere sul tempo. Le immagini non raccontano una verità già fissata, ma mostrano un momento che sta per accadere, un piccolo futuro che cambia il modo in cui guardiamo il fermo immagine. Lo spettatore è invitato a restare in ascolto, a cogliere questi cedimenti nella staticità, e a immergersi in un’esperienza che mette in luce la natura sempre mutevole della vita.
Uno dei passaggi più toccanti della mostra è il racconto degli affetti personali dell’artista, che si fa strada attraverso opere che parlano, a volte in modo molto diretto, della sua condizione esistenziale e di quella dei suoi familiari. La tensione tra presenza e assenza, movimento e immobilità diventa uno strumento per raccontare le fasi intime della vita, dall’attesa di un nuovo essere alla quiete definitiva della morte.
Prendiamo “Mamma”, un video in cui il ventre della figlia di Rento diventa protagonista. Solo quando si intravede il movimento di un piccolo arto del nascituro, l’immagine prende vita e si trasforma in una narrazione di vita che si sta formando. Accanto a questo, “Papà” mostra la lenta caduta della neve sulla tomba del padre dell’artista: un’immagine che parla di memoria e perdita, fissata nel tempo.
Il ciclo dedicato agli ultimi giorni della nonna di Rento alterna sequenze in cui la vita sembra tremare, fragile, a momenti di immobilità assoluta dopo la sua morte. In quest’ultima opera, il volto dell’anziana si blocca in un silenzio eterno. Questo ritratto non è solo una fotografia, ma un loop video che trattiene il tempo, cristallizzando l’ultimo istante di un’esistenza. Con questa scelta, Rento dà valore a un’assenza che diventa presenza, un segno forte del confine tra vita e morte.
“Prima che tutto svanisca” si presenta come un viaggio profondo dell’artista, che attraverso la sua esperienza personale risale dalla natura alla dimensione più intima dell’animo umano. La successione delle opere porta lo spettatore da scene di natura vibrante a momenti di grande intimità, per poi tornare a un luogo di riflessione universale.
Questa varietà di temi e storie trasforma la mostra in un ritratto familiare ma anche in un racconto esistenziale che parla a chiunque, mescolando la vita privata con domande che riguardano tutti. Ogni video è frutto di venticinque anni di lavoro, in cui si è esplorato come il gioco tra fermo e movimento possa rappresentare l’essenza stessa dell’esistenza e del ricordo.
L’allestimento alla Fondazione Querini Stampalia, aperto fino al 17 gennaio 2027, invita a fermarsi, a mettere da parte la fretta di tutti i giorni per osservare ciò che spesso sfugge: una foglia che si muove, una pelle che si agita appena, un battito che si percepisce a malapena. Nel complesso, la mostra di Luca Rento si offre come una testimonianza visiva e poetica del fragile confine tra il presente e ciò che lentamente scompare nel tempo.
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