La tenacia di Luca Rizzi colpisce subito, anche quando sembra consumarsi nella fatica quotidiana. Ventitreenne della Vallecamonica, si è trasferito a Milano con un bagaglio di speranze e qualche dubbio. Qui, in una città che non dorme mai, ha scelto di restare, di costruire la propria strada tra pittura, miti antichi e frammenti di vita reale. Il suo percorso non segue la via accademica tradizionale; si muove invece tra incontri casuali e una riscoperta quasi improvvisa di un talento che parla un linguaggio antico, ma si confronta con il presente. Milano non è uno sfondo qualsiasi per lui: è un elemento pulsante, che si riflette nei suoi studi condivisi e nelle mostre, amplificando le reti di relazioni e ispirazioni.
Da Vallecamonica a Milano: primi passi da artista autodidatta
Luca Rizzi arriva a Milano dalla Vallecamonica con obiettivi semplici: studiare, lavorare, capire la strada da prendere. Milano, più vicina rispetto ad altre metropoli, diventa il banco di prova per chi vuole provare a farcela nell’arte senza passare per le scuole tradizionali. Rizzi racconta di un inizio fatto di lavori a chiamata, come il modello, che lo portano spesso a spostarsi tra Milano e Roma. Ma è nel 2022 che tutto cambia: durante una pausa in ufficio, si mette a disegnare per caso decine di schizzi di cani neri. Da lì la pittura arriva naturale, quasi spontanea, grazie a un amico pittore che gli insegna le tecniche di base e come usare i colori.
Il suo primo spazio di lavoro era spartano: una parete in un appartamento con soffitti soppalcati in Via Teodosio, dove dipingeva senza sosta, con le finestre sempre aperte per l’odore dei solventi. Nel giro di pochi mesi, quello spazio è cresciuto, diventando il centro di un lavoro intenso. Non è stato facile: gestire spazi temporanei, pagare affitti alti, cercare un punto fermo sono stati ostacoli costanti. Solo dopo varie esperienze è riuscito a stabilirsi in uno studio vero, nel quartiere di Precotto, grazie all’aiuto di amici già inseriti nel circuito artistico milanese.
Milano e il mondo dell’arte: amicizie e scelte fuori dai circuiti ufficiali
Nonostante il fermento e le opportunità della città, Rizzi non si sente ancora parte del circuito ufficiale della pittura milanese. Non sente la fretta di entrare in reti consolidate; preferisce confrontarsi con un gruppo più ampio e variegato: musicisti, registi, stilisti e altri creativi che lavorano con linguaggi diversi ma vicini. Questa apertura gli permette di sviluppare idee lontane dalle dinamiche esclusive, trovando stimoli autentici fuori dall’ambito artistico tradizionale.
Luca frequenta mostre e spazi come la Galleria d’Arte Moderna o il Museo Bagatti Valsecchi, luoghi in cui torna spesso per ritrovare ispirazione e rivedere opere che lo hanno segnato. Partecipa ai vernissage soprattutto per sostenere gli amici, più che per fare networking. Le gallerie lo conoscono soprattutto grazie a segnalazioni di conoscenti o tramite i social. Un modo naturale e spontaneo di muoversi nel mondo dell’arte contemporanea milanese, senza forzature.
Milano e Vallecamonica: radici, spazi e influenze
Il Nord di Milano è il terreno quotidiano di Luca: ha vissuto in Casoretto, Via Porpora e ora si è stabilito a Rovereto. Lo studio a Precotto è vicino a casa, comodo per muoversi a piedi o in bicicletta, uno stile di vita che si sposa bene con la ricerca e la riflessione necessarie al suo lavoro. Questi luoghi non sono sfondi vuoti, ma elementi vivi del suo immaginario: la vista delle montagne a nord è un legame con la sua terra d’origine, mentre chiese come Santa Maria Bianca della Misericordia conservano affreschi che lo accompagnano con la loro storia.
A sud, il polo culturale di Sant’Ambrogio e le sue sculture romaniche offrono un ecosistema narrativo di simboli e geometrie che entrano nel suo lavoro come spunti e ispirazioni. Qui si trovano animali, figure ancestrali e soprattutto la consapevolezza di un rapporto mitico con la realtà, che attraversa la sua pittura e la sua visione del mondo.
La mostra a Venezia: un salto importante e il richiamo al mito
Il 18 luglio 2024, in occasione della festa del Redentore, Luca Rizzi apre “1, 2, 3 stella”, la sua mostra personale dedicata al rapporto tra mito, infanzia e simboli, curata da Marta Cereda. Questa esposizione rappresenta una tappa importante, permettendogli di confrontarsi con un pubblico più vasto in un contesto prestigioso come Venezia. I lavori selezionati esplorano l’idea dei giochi infantili come la campana, mettendoli in relazione con antiche pratiche filosofiche e cosmologiche, suggerendo un filo che lega immaginazione e realtà, esperienza ludica e conoscenza profonda.
Uno dei pezzi forti, “Pitoto”, richiama la figura stilizzata delle incisioni rupestri della Vallecamonica, simbolo di un legame profondo con la sua terra. L’immagine del bambino con simboli arcaici sulla pancia, insieme all’abaco e all’asino, porta avanti un discorso sulle radici culturali e sulla lotta contro lo stereotipo di ignoranza che spesso pesa sulle origini montane. Questi riferimenti concreti spingono chi guarda a confrontarsi con una pittura che ama la chiarezza, ma non rinuncia a lasciare spazi di ambiguità voluta, offrendo così molte chiavi di lettura.
Tra visibile e immaginario: la pittura di Luca Rizzi
Luca parte sempre dal reale, sia quello che vede ogni giorno sia quello che ha dentro, mescolando ricordi, fotografie, osservazioni dirette e richiami mitologici. Alcune sue forme, come la macchia rossa nel quadro “Cureè”, sono volutamente ambigue e aprono a interpretazioni diverse. Qui l’ambiguità diventa uno strumento per far emergere “verità nascoste” nelle illusioni della mente, come le nuvole o le macchie sui muri, fenomeni che giocano con un principio universale della percezione visiva.
Le sue influenze più evidenti arrivano dalla passione per la storia dell’iconografia religiosa e da testi come “Il mulino di Amleto” di de Santillana e von Dechend, che descrivono il mito come un codice per trasmettere conoscenze astronomiche e scientifiche. A questi riferimenti colti si aggiunge la musica di Rowland S. Howard, che dà un tono emotivo e simbolico alle sue immagini. La stella Sirio, raffigurata nel quadro “Autoluminescent”, mostra come i motivi celesti e le figure animali, in particolare i cani, siano ricorrenti e carichi di significato nel suo lavoro.
Milano, tappe decisive e stimoli per la creatività
Tra i momenti che hanno segnato il percorso artistico di Luca, la visita alla mostra di El Greco a Palazzo Reale spicca per intensità e impatto. Quell’esperienza è stata una scintilla, che lo ha spinto a lavorare tutta la notte dopo, con una nuova energia e determinazione.
Milano, con tutte le sue contraddizioni e le sue offerte culturali, resta una presenza costante e in trasformazione nel lavoro di Rizzi. Pur vivendo la città come un luogo da percorrere e attraversare, costruisce a modo suo una rete flessibile e sincera, che riflette tanto la voglia di sperimentare quanto il legame con territori più antichi e con un immaginario ricco di echi mitici.