Il 2026 vedrà Pisa trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto di idee e innovazione. Dal 8 all’11 ottobre, l’Internet Festival porterà al centro della città un tema intrigante: “Forme di futuro”. Qui, però, non si parlerà solo di intelligenza artificiale o gadget all’ultimo grido. L’obiettivo è più profondo: capire come la tecnologia si intreccia con le nostre vite, con la nostra umanità. Claudio Giua, il direttore del festival, lo dice chiaramente: la vera saggezza nasce dall’esperienza, dalla riflessione e da quell’arte sottile di imitare il mondo che ci circonda. È questa la trama che attraverserà ogni dibattito, mostra e performance che animeranno Pisa in quei giorni.
Saggezza digitale: il pensiero di Claudio Giua
Giua riapre un discorso antico, ma sempre attuale: la differenza tra sapere e saper essere. Prendendo spunto da Confucio, ricorda che la saggezza nasce da tre vie: la riflessione, l’imitazione e, soprattutto, l’esperienza diretta. L’intelligenza artificiale, dice il direttore, è ancora soprattutto imitazione. Può sorprendere per velocità e precisione, ma non ha quella profondità che viene solo dal vissuto. Le macchine non vivono le contraddizioni o le incertezze come noi, non possono quindi arrivare a un giudizio vero e proprio. Giua porta poi un confronto simbolico: da un lato HAL 9000 di “2001: Odissea nello spazio”, freddo e rigido, incapace di umiltà; dall’altro Yoda di “Star Wars”, che incarna la saggezza nata dal riconoscere i propri limiti e dal dialogo. Quel confronto non è solo un gioco di idee: ci mostra la strada che prenderà il futuro, a seconda di come sapremo far convivere o opporre questi due mondi.
Arte tangibile e digitale: il cuore pulsante del festival
Il Festival non resta nel teorico, ma si fa spazio nelle arti visive che mettono a confronto materia e digitale, presenza e dato. Tra le proposte spicca la mostra di Francesco Moretti, artista pisano attivo in Grecia da vent’anni, dal titolo Worlds so close, shaped like the future. La mostra celebra i 25 anni di Net7, storico studio pisano di software creativo che collabora con Moretti per realizzare installazioni e opere. Moretti si definisce un artista “analogico”: il suo lavoro nasce dalla materia concreta, tra pittura, scultura e incisione. Pur muovendosi anche nell’arte concettuale e installativa, il suo punto di forza è il contatto diretto con i materiali.
L’opera principale, Do not feed the animal, esprime bene questo gioco di contrasti. Un drone, simbolo oggi di sorveglianza e potere militare, è rinchiuso in una gabbia cilindrica in metallo, alta due metri e larga poco più di un metro, che richiama le architetture del Battistero di Pisa e le gabbie zoologiche liberty di fine Ottocento. Il drone riprende l’interno della gabbia e manda le immagini sugli schermi intorno, ribaltando il senso comune: da cacciatore diventa preda, da occhio che scruta a oggetto osservato. La trasformazione in “fenomeno da baraccone” smorza l’aggressività tecnologica e la trasforma in un’esperienza ironica e riflessiva. Moretti sottolinea come oggi il drone sia visto come minaccia concreta, ma anche come simbolo di un dibattito su privacy e conflitti visti quasi come videogame. L’opera mette così in campo la questione del potere della sorveglianza e della consapevolezza di chi viene osservato.
Quando arte e tecnologia lavorano insieme
Moretti parla anche del rapporto tra creatività artistica e mondo aziendale, mettendo in luce il valore reale di collaborazioni come quella con Net7. L’arte resta un linguaggio universale che supera culture e pubblici diversi. Quando si incontra con la tecnologia, l’azienda guadagna una “apertura di senso”, mentre l’artista ottiene competenze tecniche essenziali per dare forma a idee complesse. Moretti definisce questo incontro come una convergenza naturale e produttiva, più di una semplice sponsorizzazione. Non si tratta solo di visibilità, ma di un vero scambio di linguaggi: quello artistico e quello tecnologico si mescolano e si arricchiscono a vicenda. Senza solide basi tecniche, le ricerche visive rischiano di rimanere suggestioni; allo stesso tempo, l’industria digitale ha bisogno di una dimensione concettuale che ne metta in luce impatti e prospettive future.
Giovani, dati e partecipazione: il laboratorio di Data Conversations
Oltre alla mostra di Moretti, il festival ospita Data Conversations, una residenza pensata per giovani creativi under 30 da tutta Europa. Dal 1 al 10 ottobre, dieci artisti e progettisti da Italia, Paesi Bassi, Spagna, Austria, Danimarca, Germania, Svizzera e Regno Unito lavoreranno insieme a Pisa per creare esperienze interattive che trasformano i dati in momenti sensoriali e ludici.
L’obiettivo è rompere la freddezza di numeri e statistiche, trasformando la raccolta dei dati in gesti concreti e relazionali. Muovendo, toccando o giocando, il pubblico diventa protagonista attivo, generando dati che non restano astratti ma diventano parte di una narrazione condivisa. Così la tecnologia smette di essere strumento passivo o di controllo e si fa piattaforma creativa, dove partecipazione significa dare senso e costruire comunità.
Arte e tecnologia: un equilibrio da ritrovare
L’Internet Festival 2026 di Pisa non si limita a celebrare il digitale o la tecnologia, ma invita a un rapporto critico e attento con il presente. Si punta a recuperare la centralità del corpo, dello sguardo e della presenza fisica in un’epoca dominata da dematerializzazione e automazione. L’arte non fugge la tecnologia, ma ne smaschera gli aspetti distopici, riportandola nel campo del vissuto e della riflessione collettiva. La sfida è chiara: coniugare la forza dell’informazione con la saggezza dell’esperienza, come suggerito da Giua nel suo confronto tra HAL e Yoda.
Tra installazioni come quella di Moretti e le esperienze interattive di Data Conversations, il pubblico potrà immergersi in un mosaico di linguaggi e visioni che raccontano il futuro in modo concreto e al tempo stesso immaginifico. Pisa si trasforma così in un laboratorio aperto, dove tecnologia e umanità si incontrano per affrontare insieme le sfide che verranno.