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Francesco Bertelé a Malta Biennale 2026: Corpo, Territorio e Nuove Tecnologie nel Video Esclusivo Repertoire in Intermedial Mode

“Il confine non è una linea, ma un’esperienza da vivere.” Così sembra voler dire Repertoire in Intermedial Mode, il progetto di Francesco Bertelé per il Padiglione Tematico della Malta Biennale 2026. Non si parla di muri o barriere, ma di spazi dove si intrecciano corpo, territorio e tecnologia. Montagna, mare, scogliera: non più semplici elementi naturali, ma tracce da abitare, da sentire sulla pelle. Qui ogni gesto diventa dialogo, ogni passo un racconto, e il confine si dissolve nelle tensioni emotive e simboliche che lo attraversano. Un invito a scoprire un limite che si fa spazio aperto, capace di sorprendere e trasformare.

#REL1=OFF: il corpo come strumento di dialogo con il paesaggio

Al centro della mostra c’è #REL1=OFF, un’opera inedita di Bertelé che trasforma il suo corpo in un mezzo per misurare e dialogare con il paesaggio. Non è un gesto vistoso o spettacolare, ma un’azione simbolica che lascia segni leggeri sulla roccia, impronte appena percepibili al confine tra natura e cultura. La scalata, sfida che richiede concentrazione e fatica, diventa un’esperienza diretta di conoscenza. Tutto viene ripreso da un drone, offrendo allo spettatore una vista dall’alto del paesaggio sospeso tra stabilità e continuo cambiamento. Così la complessità del confine emerge non solo come realtà materiale, ma attraverso il movimento, la presenza umana e le tracce che si imprimono nello spazio.

Il video introduttivo del progetto richiama miti del mare, del vento e figure leggendarie, creando un’immagine simbolica in cui narrazione e gesto convivono e si sovrappongono. Questo intreccio tra passato e presente invita a riflettere sulle tensioni che animano il confine, visto non più come barriera, ma come luogo di incontro e scambio.

Hic sunt dracones: realtà virtuale e confini a Lampedusa

Accanto a #REL1=OFF, la Malta Biennale 2026 presenta Hic sunt dracones , un’installazione bio-ipermediale che riprende e sviluppa il progetto vincitore dell’Italian Council 2018. Qui i visitatori si immergono in un percorso di realtà virtuale e mista, indossando visori VR per muoversi in un ambiente digitale costruito su rilievi, mappe e dati raccolti sull’isola di Lampedusa. Qui il confine si sgretola: realtà e rappresentazione si mescolano, e il rapporto tra spettatore e spazio diventa parte attiva della storia raccontata.

L’opera rompe con le coordinate tradizionali, sfidando chi attraversa questo territorio virtuale a confrontarsi con la costruzione simbolica del confine, gli errori nelle rappresentazioni e la manipolazione dell’informazione. In questo spazio interattivo, il confine non è più solo una linea geografica, ma un luogo dinamico e incerto, dove si fa sentire il dramma delle migrazioni e il peso delle narrazioni mediatiche.

Con questo progetto, Bertelé mostra come la tecnologia possa aiutare a capire che il confine non resta chiuso dentro le mappe, ma diventa uno spazio carico di emozioni e politica.

Tra mito e realtà: le isole del Mediterraneo come cuore della mostra

Le due isole del Mediterraneo, Lampedusa e Malta, non sono solo lo scenario ma anche il simbolo e il nodo narrativo di Repertoire in Intermedial Mode. Le curatrici Sara d’Alessandro Manozzo e Caterina Riva sottolineano come l’assenza di una narrazione lineare nel progetto contrasti con i racconti spesso semplificati che media e politica offrono su temi complessi come confini e migrazioni.

Nel lavoro di Bertelé, il confine non è solo un elemento geografico, ma un insieme di significati stratificati: intreccio di mito, storia, identità e tecnologie digitali. Emergono così personaggi immaginari, forme espressive diverse, storie e leggende che si incrociano tra passato e presente, in un’opera che invita a riflettere sul senso della frontiera oggi.

La mostra spinge a ripensare il rapporto tra corpo e territorio, mettendo in scena una sfida continua tra stabilità e cambiamento, tra reale e virtuale.

Il pubblico al centro: una nuova esperienza immersiva

Un punto chiave della proposta di Bertelé è il coinvolgimento diretto del pubblico, che diventa parte attiva dell’opera. In Hic sunt dracones, i visitatori non si limitano a guardare ma attivano l’installazione con i loro movimenti, trasformando la percezione dello spazio e della narrazione in un’esperienza immersiva e personale.

Anche il video di #REL1=OFF, girato con drone, offre una prospettiva nuova: il paesaggio smette di essere uno sfondo per diventare protagonista, uno spazio in continuo mutamento dove si incide il rapporto tra uomo e natura. Le tracce lasciate dall’artista, quasi invisibili, raccontano un rispetto e un dialogo con l’ambiente, lontani da gesti invasivi o puramente performativi.

A Malta il pubblico è chiamato a un doppio movimento: fisico, attraversando spazi reali e virtuali, e mentale, interrogandosi sul vero significato dei confini e sulle contraddizioni che li attraversano.

Arte, tecnologia e società: una sfida culturale

Partendo dalla complessità dei confini, Francesco Bertelé propone una riflessione che tocca dimensioni culturali, sociali e tecnologiche. L’uso di tecnologie immersive come la realtà virtuale apre nuove strade per esplorare come percepiamo e raccontiamo il territorio. Allo stesso tempo, il ritorno al gesto fisico e al contatto diretto con il paesaggio bilancia l’intervento, evitando la freddezza di una tecnologia fine a sé stessa.

La scelta delle isole del Mediterraneo, simboli forti di confine e tema centrale nelle migrazioni di oggi, offre un terreno ricco di suggestioni e contrasti. Il progetto di Bertelé mette in luce la molteplicità degli sguardi sul confine, denunciando le narrazioni unilaterali e proponendo percorsi diversi, più attenti alle tensioni e ai cambiamenti in corso.

Con questa installazione, l’arte dimostra ancora una volta la sua capacità di scavare nelle tensioni sociali e culturali più profonde, usando strumenti nuovi per aprire strade di comprensione e partecipazione.

Redazione

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