Nel cuore pulsante di Milano, tra le torri di Porta Nuova, c’è un’oasi verde che non smette mai di sorprendere. La Biblioteca degli Alberi, nata dalla visione della Fondazione Riccardo Catella, si è trasformata in molto più di un semplice parco: è un crocevia di culture, incontri e idee. Quest’anno, più di 300 eventi gratuiti animano gli spazi, pensati per abbattere ogni barriera e far parlare insieme cittadini, artisti e storie diverse. Tra sentieri fioriti e angoli di quiete, natura e creatività si intrecciano, coinvolgendo chiunque voglia immergersi in un’esperienza che va oltre il semplice spettacolo. Il 2026 si apre con un festival che mette al centro la multiculturalità: un invito a vivere la città senza confini, con la cultura come linguaggio universale.
La Biblioteca degli Alberi è uno spazio pubblico senza barriere, fisiche o sociali, pensato come un luogo di incontro e condivisione. Qui si organizzano ogni anno più di 300 eventi che vanno dalla musica al teatro, dal circo contemporaneo alla danza, senza dimenticare momenti dedicati al benessere e al contatto con la natura. Questa varietà non è casuale: Milano è una città dinamica e multiculturale, e BAM risponde con una proposta che punta a coinvolgere sempre più persone.
Francesca Colombo, direttrice generale culturale, spiega che la programmazione va oltre i confini del parco, coinvolgendo scuole e realtà sociali. Offrire eventi gratuiti e aperti non è un dettaglio, ma un pilastro per costruire coesione sociale e stimolare l’intelligenza collettiva. La cultura, in questo senso, diventa un collante che crea esperienze condivise e aiuta a superare le divisioni, soprattutto in tempi difficili.
Il filo rosso della programmazione 2026 è quello delle connessioni. Milano vive momenti di frammentazione ma anche di grande energia, e BAM vuole essere il luogo dove si costruiscono legami autentici. Non si tratta solo di eventi, ma di creare reti sociali e culturali che uniscano comunità diverse, generazioni e linguaggi differenti. Il pubblico non è semplice spettatore, ma protagonista attivo di un dialogo aperto.
Al centro c’è anche la qualità: la gratuità non significa rinunciare a contenuti di valore, anzi. La proposta artistica punta a offrire spunti di riflessione su temi sociali attuali, guardando con attenzione al presente e al futuro della città.
La stagione 2026 prende il via con il Multi-Kulti BAM Spring Festival, dal 29 marzo, che mette al centro il tema della multiculturalità. Tra gli appuntamenti principali c’è “Patience”, uno spettacolo di danza curato dal coreografo libanese Charlie Khalil Prince in collaborazione con il MILANoLTRE Festival. Sul palco, 70 giovani talenti di DanceHaus Milano, che attraverso la danza dialogano e si confrontano sul tema delle identità culturali.
Il festival non è solo uno spettacolo, ma un momento aperto alla città, dove la danza diventa strumento di dialogo e coesione. Usare un linguaggio universale come quello del corpo aiuta a superare barriere linguistiche e culturali, trasformando BAM in un crocevia di espressioni diverse.
BAM conferma anche la sua adesione alla Refugee Week, un festival internazionale dedicato alla creatività di rifugiati e migranti. Un impegno concreto per dare voce a narrazioni alternative e contrastare stereotipi, valorizzando talenti di ogni origine e collaborando con organizzazioni umanitarie.
La danza sarà protagonista nel 2026 con cinque coreografi internazionali, ognuno con uno sguardo e uno stile diverso. Tra i nomi spiccano Carlo Massari, Roberto Castello, Stefano Fardelli, Stefania Ballone e Charlie Khalil Prince.
Particolarmente interessante è “OMMANIPADMEHUM” di Fardelli, che ha debuttato a Calcutta e mette in dialogo culture orientali e occidentali grazie al progetto EurAsia Dance Project International Network. L’incontro tra tradizioni diverse crea un ponte di comprensione e contaminazione artistica.
Roberto Castello porta “CHAMA”, parola swahili che significa festa e comunità, riflettendo la filosofia di BAM di coinvolgere pubblici diversi anche attraverso reti sociali e umanitarie come UNHCR, INTERSOS, Croce Rossa Italiana, Caritas Ambrosiana e Amnesty International Italia. Qui arte e impegno sociale si intrecciano in momenti di confronto sulle sfide dell’inclusione.
Nato sette anni fa, BAM ha trasformato un semplice parco in un ecosistema culturale che ha attirato quasi cinquemila artisti e stretto quasi seicento collaborazioni con università, associazioni e istituzioni. Questa rete ampia conferma la vocazione multidisciplinare del progetto.
Musica, teatro, circo contemporaneo, danza, educazione ambientale e benessere si mescolano dando vita a un’esperienza che unisce formazione, spettacolo e socialità. BAM diventa così un laboratorio diffuso, con talk, passeggiate botaniche e momenti di condivisione che animano gli spazi verdi e creano un senso di comunità in una città in continuo cambiamento.
Il 2026 porta sul palco di BAM appuntamenti di spicco e una proposta artistica variegata. Tra gli eventi da non perdere c’è BAM Circus, a maggio, che celebra il suo quinto anno con compagnie di rilievo come Collectif XY. Un festival di circo contemporaneo aperto a tutte le età, che punta su fiducia e interazione umana attraverso l’acrobazia.
Il 21 giugno spazio al BAM Summer Festival, dedicato all’80º anniversario della Repubblica Italiana. Un maxi concerto con oltre 500 musicisti che si esibiranno ininterrottamente dalle dieci del mattino alle dieci di sera, con dodici bande italiane. Le bande rappresentano un patrimonio musicale radicato nella tradizione, rilanciato in chiave moderna e inclusiva.
Da segnalare anche i BOOM BAM, quattro concerti al tramonto che riscoprono le radici musicali italiane da nord a sud in chiave contemporanea, e il Back to the City Concert di settembre, storico appuntamento di BAM con l’orchestra Spira Mirabilis. Questa orchestra si distingue per l’assenza di direttore, affidandosi alla responsabilità condivisa e all’ascolto reciproco, incarnando lo spirito di partecipazione che anima il parco.
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